La città di Bangkok raccontataci da Simona, un'italiana all'estero |...e guardo il mondo da un oblò! | WH, Cate?




Carissimi lettori,

Riprendiamo, dopo una lunga pausa, dovuta a ben tre miei traslochi,...e guardo il mondo da un oblò! e voliamo nella calda e umida Asia, Bangkok per l’esattezza, in Thailandia.

Come sempre vi ricordo che se, tra voi lettrici, vi fosse qualche italiana residente, anche temporaneamente, all'estero e abbia voglia di essere intervistataoppure, conosca delle italiane felici di partecipare al progetto, lasci un messaggio nei commenti al post o, sulla pagina Facebook di What’s Happening, Cate?, oppure scriva una mail a caterina_amato@ymail.com e verrà contattata entro un paio di giorni, al massimo.

Vi ricordo, ancora, affinché tutti voi possiate sentirvi un po’ più partecipi in questa mia iniziativa, e non solo lettori, ;) l’hashtag #EGuardoIlMondoDaUnOblòBangkok, che potrete usare, se vorrete, sui diversi social in cui è presente, anche, What’s Happening, Cate?: innanzitutto, in Instagram (caterinaagatamaria) ma, anche, su Facebook, (What's Happening, Cate?), Twitter, (WHCate) e infine, su Pinterest, (What's Happening, Cate?), per postare ulteriori foto, curiosità, scorci pittoreschi di cui solo voi siete a conoscenza oppure, per condividere, con noi, lo shopping del cuore, le vostre scoperte gastronomiche e molto altro ancora, rispetto quanto già raccontato nell'intervista da Simona.

Come sempre, nessun limite alla fantasia.

xoxo

Caterina Agata Maria



Nome: Simona Nam
Cognome: Malabarba




Professione: Artista...in pausa
Pagina Facebook: La mia strana vita in Tailandia 
Città di provenienza: Lecco, Como
Città di arrivo: Bangkok
Stato: Thailandia




Ciao sono Simona Nam, che sono le iniziali dei nomi di Nicolò, Andrea e Michele, la mia famiglia. Successivamente scoprii che in tailandese significa acqua. Effettivamente è l’elemento che più mi rappresenta.
Prima di trasferirci a Bangkok, vivevamo tutti allegramente a Lecco, sul lago di Como, nella sorridente Brianza. Eravamo felici, in una bella casetta, circondati dal verde del parco del Barro. Avevamo un cane e un bel giardino con tanti giochi per i miei bimbi, una nonna e una nonna bis di 95 anni e tutto quello che desideravamo.

Un giorno, però, dopo sei mesi di pioggia e di muffa che mi usciva anche dalle orecchie, dissi a mio marito che sarebbe stato bello provare a guardarci un po’ in giro per cambiare aria, almeno per un periodo. A dire il vero lui non aspettava altro. Ci capitò quasi per caso una proposta lavorativa con sede in Asia, più precisamente in Thailandia, a Bangkok, e nel giro di tre giorni avevamo già deciso...Ecco la nostra nuova avventura! Mio marito partì in avanscoperta e io rimasi a Lecco con i bambini per organizzare la trasferta.

Inizialmente non avevo la più pallida idea di dove saremmo finiti. Avevo sentito molte storie sulla Thailandia: sui monaci, sui templi e io mi aspettavo di trovare una specie di posto magico, in mezzo alle foglie giganti, le scimmie che venivano a giocare nel parco, i monaci a cavalcioni sulla testa degli elefanti che facevano ridere i bambini, il fuoco, il caldo, i colori, gli asini che volano...
Cosi incominciai a documentarmi. Vidi i documentari sul mare blu e le barche, le spiagge bianche, la gente che sorride sempre. Ma il vero primo importante strumento che mi catapultò nella realtà bangkokiana fu “Notte da leoni 2”, ambientato proprio in Thailandia, che mi iniziò alla dura vita cittadina piena di contraddizioni. Insomma, un misto di sacro e profano, un trauma non indifferente! Ma ormai era troppo tardi per tirarsi indietro.

Così misi su baracca e burattini, salutai le nonne, presi per mano i bambini, Andrea di 5 anni e Nicolò di un anno e mezzo e salii sul taxi per Malpensa. Avevo la gola secca, le lacrime agli occhi e un sorriso schizofrenico, immutabile sul viso. Mi ricordo bene che ogni boccone di saliva che ingurgitavo mi produceva una sensazione dolorosa fino alle orecchie. I bambini erano ignari ed entusiasti della nuova avventura ma io ero terrorizzata. Sentivo su di me il peso angosciate del terribile salto nel buio che gli stavo facendo fare. Loro, piccole creature dolci e completamente affidate a me, nel bene o nel male, sicure della nostra falsa tranquillità. Arrivati nell’aeroporto più grande che avessi mai visto mi diressi verso l’ufficio immigrazione ancora con la stessa identica faccia da Joker di 12 ore prima. L’unica variante erano le caccole e le borse sotto gli occhi. Una volta giunta all’uscita dall’aeroporto mi si parò davanti, oltre la porta scorrevole, un muro di caldo, umido e gas di scarico. 

Ero stanca e il mio primo pensiero fu “Ok, ora ci sono, siamo in ballo e balliamo. Me la farò piacere! Ma che cavolo ci è saltato in testa, porcaccia la miseriaccia, stavamo tanto bene a casetta nostra!

Cosi iniziò la nostra avventura...


Quanto è grande la tua città e secondo te è la grandezza ideale per quel tipo di cittadini?
Bangkok è una città immensa. Vi vivono più di 8 milioni di persone ed è molto trafficata.
La periferia della città si deve girare in macchina perché non è servita da treni. 

Lo skyline cittadino è formato dalle casette con tetti colorati, dai compound di lusso super organizzati, dal verde con palme, dalle strade calde e incasinate e dalle case dei poveri. Sì, perché qui i poveri sono davvero poveri e vivono tra lamiere, rifiuti e i cani randagi fanno lo slalom tra i motorini e i taxi.



Il centro è tutta un’altra storia.




La tua nuova città è pedonabile oppure occorre usare l’auto anche per andare a prendere un caffè?
Bangkok non ha aree pedonali.
C’è una passerella pedonale sopraelevata che collega le varie stazioni ferroviarie. Il BTS - Bangkok Transit System - il treno sopraelevato della città, è molto comodo e permettere di girare in lungo e largo la città così come la metropolitana, dove la temperatura è a dir poco polare. 


Al di fuori di questi due mezzi di locomozione è fortemente consigliato il taxi poiché le temperature esterne sono, invece, più vicine all’ebollizione. Conseguenza di questo sbalzo è la bronchite che vi aspetta a braccia aperte e viene dispensata con il biglietto d’ingresso ai treni.


Qual è la zona più trendy nella tua città e perché, cosa c’è cosa si fa di così particolare?
Sukhumvit e la strada più congestionata e turistica di Bangkok. Qui risiedono la maggior parte degli espatriati e vi convivono svariate razze e ceti sociali.

Inizialmente abbiamo vissuto un anno in Asoke soi 23, proprio di fianco a Soi Cowboy, la strada della perdizione. Sì, sì, proprio quella del film sopracitato, dove i protagonisti perdono coscienza, sfondati dall’alcool, e delle gentili signorine, con il pomo d’adamo, (i ladyboy, ndr) li aiutano a perdere anche qualcos’altro.




In centro, i palazzi sono altissimi. Alcuni sono alti anche 80 piani e da lì lo skyline è incredibilmente affascinante: luci stroboscopiche e mega televisioni con spezzoni di film o pubblicità che illuminano a giorno parti di vie losche 



e abitate da ratti giganti, disturbati solo dai i moto taxi o dai tuk-tuk che sfrecciano ormai anche sui muri, pur di saltare un semaforo per far spaventare a morte il turista che, ignaro, non ha contrattato il prezzo per la sua meta e che ha capito, dopo un millesimo di secondo dalla partenza, di aver fatto il più grande sbaglio della vita, affidandosi ad un pazzo psicopatico simpaticone che ride a squarciagola, leggendo il panico nei suoi occhi


Da 0 a 10 quanto sono fashion le donne della tua città? Racconta come si vestono
In Sukhumvit trovi i centri commerciali più fashion e più ricchi. Ogni centro commerciale è un tripudio di colori, suoni, brand famosissimi, sfarzo, soldi. 

Qui puoi osservare svariati modelli umani o simil-umani: donne con pelle di porcellana, bianche come la neve, tirate come il culetto di un bambino, tette sode e vita da vespa, truccate impeccabilmente, con i capelli acconciati all’occidentale, cascate di boccoli geometricamente perfetti di color giallo paglierino e cioccolato al latte.
Queste donne, vestite Dolce & Gabbana, Versace o Prada, hanno gioielli Cartier e orologi con diamanti. Hanno occhi con taglio all’orientale ma l’iride è incredibilmente grande e di colore che varia dal viola all’azzurro o al nocciola. Sono seguite solitamente da un paio di donne di servizio in divisa da colf, una per la sua persona e l’altra per il pargolo. Se il numero di pargoli aumenta anche il numero delle maid aumenta esponenzialmente.

Il driver solitamente aspetta in macchina, accesa, per ore e ore, nel parcheggio multipiano a 400 gradi all’ombra, sonnecchiando come un gatto sul sedile, nell’attesa di un fischio della padrona.


C’è qualche problematica molto grossa attualmente che non trova soluzione?
Il problema più lampante di questo paese è il traffico. Lo smog è ovunque, gli edifici più vicini alle strade sono in poco tempo ricoperti dal grigio. Io viaggio spesso con la mascherina. Gli asiatici la usano abitualmente sia per lo smog che per evitare la trasmissione di malattie infettive, come l’influenza.

Altro problema sono i rifiuti. Non esiste la raccolta differenziata. Solo in alcuni edifici si divide a mano la plastica e il cartone che poi viene rivenduta a chi la rilavora. Il vetro viene buttato, insieme al resto. Non ci sono molte discariche a norma, come in Italia. I rifiuti vengono “abbandonati” nella discarica di Praeksa, una tra le più grandi al mondo ma è davvero insufficiente e spesso scoppiano incendi che intossicano l’aria. Molte discariche sono abusive.
Purtroppo, però,  anche i cittadini fanno la loro parte. Dopo l’attentato terroristico di qualche anno fa, i bidoni dell’immondizia sono stati banditi così, ora, la gente butta tutto a terra.
Inoltre lo street food è il modo di mangiare più diffuso. I tailandesi mangiano quando hanno fame, anche 5-6 volte al giorno, tutto rigorosamente in vassoi di polistirolo cancerogeni o in bustine di plastica che poi vengono buttati per strada, con grande felicità dei ratti giganti che se ti incontrano senza pacchettino si incavolano e ti stordiscono con una mossa di muay-thai!


C’è molta attenzione alla salute delle persone nella tua città? Rispetto dell’ambiente, aria salubre, riciclo spazzatura, propensione allo sport o al contrario manca tutto questo?
Ci sono diversi parchi, tenuti sempre puliti e in ordine, dove, verso sera, si organizzano mille attività gratuite, tra cui aerobica, balli tradizionali, thai chi, danze con ventagli. Ci sono palestre all’aperto che tutti possono utilizzare. La gente vi va spesso e volentieri e si riunisce in questi parchi per rinvigorire il corpo e fortificare lo spirito.



Non può certo mancare la pista di jogging, dove vedi le persone che, nonostante i 500 gradi all’ombra, corrono felici e sorridenti, avvolti da una nuvola di sudore che oramai vive di vita propria. Io sudo solo a guardarli e provo una sana invidia per quella forza che hanno e che io, invece, non ho e che non trovo da nessuna parte...neanche a pagamento.


A quale scuola vanno i tuoi figli? Privata, americana o inglese, oppure alla pubblica della città? E perché questa scelta?
Io e la mia famiglia, dopo un anno dal nostro arrivo a Bangkok, ci siamo trasferiti sul fiume Chao Phray.



Per la scuola abbiamo scelto la comodità poiché questa è a un passo da casa nostra. È una British School con iscritti dai 3 ai 18 anni. Ci sono 1500 studenti e nel prossimo futuro ci sarà un allargamento con una nuova sede anche in centro città. Vi sono un sacco di attività extra, tra cui tennis, piscine, capi di pallacanestro, pallavolo, squash, calcio, teatro, musica ecc. Ha anche un bellissimo reparto di arte e tecnologia e arti marziali!
In questa scuola c’è un basso numero di espatriati e ben il 70 % sono bambini tailandesi. Lo sottolineo perché, in realtà, le scuole internazionali tendono a mettere un tetto massimo del 35-40% di studenti thai, mentre in questa non ci sono limiti.

I tailandesi che frequentano questa scuola sono di una classe sociale molto alta e devo dire che di stranezze se ne vedono parecchie.
Innanzitutto i nickname scelti per i figli. Dovete sapere che i nomi tailandesi sono lunghissimi, impronunciabili, per noi davvero ridicoli e di solito finiscono con “porn”. Per questo motivo si usano dei nomignoli scelti tra le cose che piacciono di più ai genitori: pizza, lasagna, porsche, bentley, ferrari, apple e talvolta fart, ovvero scoreggia.

Le rare mamme thai che accompagnano i figli appartengono al modello incontrato nei centri commerciali. Hanno dei truccatori che ogni mattina suonano alla loro porta per ristrutturarle e dato che ci sono si fanno fare pure un cadeau di botox tra il caffè di Starbucks e la zuppa di pesce. Ovviamente tacco 12, vestiti plissettati a pois o righe orizzontali, tanto sono tutte magrissime, capelli plastificati e borsa Louis Vuitton.
Insomma, proprio uguali a me!
Molti bambini vengono accompagnati dalla nanny o dal driver e mentre questi gli lavano i denti, gli annodano la cravatta dell’uniforme e li pilotano in classe il ragazzino non stacca gli occhi dall’Ipad.

Qui se abiti a 7 km di distanza può voler dire dover stare il coda anche due ore nel traffico. Tutte le scuole sono organizzate con mini-van del signore e padrone dei trasporti, il sig. Montri. Il bambino viene prelevato in casa e accompagnato in classe dalla signora del pulmino che tra mille inchini e sorrisi riesce a far partire pure una mail ai genitori per avvertire che il figlio è giunto sano e salvo a scuola. Stessa cosa per il rientro.




Pensi che i tuoi figli abbiamo qualche opportunità maggiore a vivere e studiare nel nuovo paese o perdono qualcosa rispetto i loro coetanei italiani?
Sono sicura del fatto che qui i miei figli possano aver molto di più di quanto avrei potuto offrire loro in Italia. In due anni la loro prima lingua è diventata l’inglese. Andrea ha compiuto sette anni in Agosto e sono stupefatta del livello che ha raggiunto sia nel parlare che nello scrivere e nel leggere. Ma non solo, anche in matematica e scienze. Lui adora imparare a scrivere e parlare tailandese, anche se è davvero difficile. L’anno prossimo, in Y3 (la nostra seconda elementare), potrà provare a studiare varie lingue, tra cui anche il cinese, dopodiché sceglierà quale portare avanti nel corso di studio.
Anche l’extra time è un’opportunità eccezionale per lo sviluppo fisico e della coordinazione. Finito l’orario di scuola, alle 14.20, può scegliere tra una serie infinita di attività. Lui ha scelto a rotazione ginnastica artistica, nuoto e kung fu. Lo impegna per un’ora e alle 15.30 è a casa. La cosa bella è che può scegliere di cambiare le attività 4 volte l’anno, e sono tutte svolte a scuola, senza dover correre io e lui da un posto all’altro.
La maestra dà i compiti settimanali e un progetto mensile che Andrea è libero di organizzare come meglio crede. Ma comunque è una mole di lavoro molto bassa, non certo come in Italia, e i bambini sono liberi di giocare fino a sera.
E per le vacanze? “In vacanza ci si diverte!” Così mi è stato detto dall’insegnante. È anche vero che essendo molto incuriositi dai vari progetti durante l’anno, i bambini non perdono la voglia di scoprire e di leggere, anche senza impegno!




Ci sono pause lavorative in periodi diversi da quelli generalmente previsti in Italia?
La durata scolastica è divisa in 3 termini. Per ogni termine c’è un break e a questi si aggiunge la vacanze estiva di un mese e mezzo. In più, per non farci mancare nulla, si festeggiano anche tutte le ricorrenze tailandesi, cinesi, buddiste, la festa del papà che è il compleanno del Re e della mamma, il compleanno della Regina. Diciamo che le vacanze non mancano. La scuola incomincia intorno al 20 Agosto e finisce a fine Giugno, quindi, quando torniamo in Italia non troviamo quasi più nessuno da salutare perché la maggior parte dei nostri amici o parenti sono già al mare. Comunque tutti questi break ci permettono di fare tanti viaggetti alla scoperta della terra che ci ospita. E che cosa c’è di più didattico?



Qual è la lingua del luogo e hai avuto difficoltà ad impararla o usi solo l’inglese?
Quando le persone italiane mi incontrano la domanda più frequente è se ho imparato la lingua del posto.
Ecco, incomincia una trasfigurazione variabile sulla mia faccia. Inizialmente sorrido ma dopo la frase: “va beh, scusa, imparala, cosa ci vuole, non fai niente!” ecco che parte lo sputo in un occhio!
Tralasciando il fatto che già il “niente” è abbastanza discutibile, razza di ingenui che avete avuto il coraggio di pormi questa banale domanda, sappiate che...
La lingua ufficiale è il tailandese. È praticamente impossibile da leggere, è quindi, molto arduo pensare di poterla imparare a memoria. L’alfabeto ha 44 consonanti, 28 vocali più 4 indicatori di tono. Dato che così non sembrava abbastanza difficile hanno anche aggiunto che non si usano né maiuscole né spazi tra una parola e l’altra. Il tono fa la differenza: la stessa parola detta in tono alto è completamente diversa se detta in tono basso, medio, ascendente o discendente. Quindi vi prego, scegliete un’altra lingua da imparare.

Non chiedetemelo più e amici come prima!
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Si può guidare con la patente italiana - o non è riconosciuta?
Tu guidi l’auto o preferisci i mezzi pubblici? Perché
Io guido abitualmente in Thailandia. La guida è a destra, all’inglese, opposta a quella italiana. Non ho grosse difficoltà ma chi mi conosce sa bene che in Italia ho guidato di tutto, tra cui anche moto stradali di grossa cilindrata, camion, barche e ovviamente molte tipologie di auto. La difficoltà maggiore è il traffico indisciplinato. Moto e motorini in quantità industriale che sfrecciano sia a destra che a sinistra, motorini che portano da 1 a 5 persone di tutte le età. Qui il casco è un optional e anche l’assicurazione.
Ho girato per un anno con la patente internazionale, alla scadenza della quale ho scoperto che qui valeva solo 3 mesi ma la regola non è scritta, quindi va a discrezione di chi ti ferma. Così ho deciso di tramutare la mia italiana in tailandese. Ho dovuto superare qualche test prettamente pratico e ho avuto le mie belle patenti plastificate: A e B. Così le uso anche come documento ufficiale.


Ti sei potuta permettere una colf –  full time, part time, vive con voi – oppure fai le pulizie da sola? Hai suggerimenti da dare nella scelta di questa? Nazionalità, agenzia, aneddoti negativi o positivi da raccontare
Appena arrivata qui non volevo assolutamente nessun aiuto. Tutti mi consigliavano di assumere una maid ma io non lo ritenevo necessario.
Dopo poco mio marito incominciò a viaggiare e così mi ritrovai da sola con due bimbi piccoli da accompagnare a scuola e tutto il resto e non sapendo neanche tanto bene l’inglese mi trovai costretta a cedere.
Arrivò una ragazza thai, carinissima e gentilissima. L’unica sua pecca era che parlava poco inglese ma alla fine ci capivamo un po’ a gesti e un po’ a sguardi. Dopo il primo trauma iniziale diventammo come sorelle. Lei dormiva da noi e si occupava prevalentemente della casa ma appena poteva giocava con i bambini. Loro la adoravano e anche noi.
Ora se ne è andata. Ha avuto dei problemi familiari e così ci ha salutato da poco per un periodo di due mesi. Poi si vedrà. Io spero con tutto il cuore che riesca a mettere a posto le sue cose, così potrà tornare da noi. La sua stanza è vuota, non abbiamo preso nessun’altra per ora, io aspetto. Mi manca!!


Lo street food buono da impazzire. In quale parte della città si può mangiare?
Lo street food è ovunque. È molto usato dai locali e anche dai turisti, a loro rischio e pericolo. Ci sono un’infinità di piatti, tra cui il riso fritto con pollo, gamberetti e verdura, i noodles asciutti o in brodo, il pad-tai, oppure la frutta esotica già tagliata e servita in bicchieri di plastica ma il piatto più mangiato dal popolo thai è senza dubbio la zuppa. Dentro puoi trovarci di tutto, dal pesce alla carne di tutti i tipi, conosciuti o ...sconosciuti.




Il piatto più popolare della tua città che va assolutamente assaggiato?
Il piatto più popolare è il pad-thai. Sono noodles con gamberetti, pollo, nocciole tritate, uova, tamarindo, zucchero e verdura.




A che ora si cena? È un momento in cui le famiglie della tua città si riuniscono oppure ognuno mangia come capita...(davanti alla Tv, cena veloce in piedi)
Qui si mangia quando si ha fame. Anche nelle famiglie più numerose non esiste il momento della cena. A dire il vero non esiste neanche un tavolo dove riunirsi. Ci si siede per terra, solitamente davanti alla televisione dove vengono trasmesse delle telenovelas thai davvero catastrofiche ma amatissime.


Il cibo più bizzarro che hai visto mangiare con piacere ai tuoi amici locali ma che tu non mai avuto il coraggio di assaggiare.
Il piatto più curioso  che ho visto mangiare è il ratto alla griglia! Diciamo subito che non è un ratto di fogna, ma un topo delle risaie. Viene squartato e spellicciato e poi messo sul fuoco.
Un piatto che fino ad ora mi avrebbe disgustato, mentre ora potrei prendere in considerazione di assaggiarlo.
Ma qui si mangiano anche insetti e blatte giganti, serpenti e tanto altro che ancora ignoro!


Qual è il piatto locale che hai imparato a cucinare e di cui vai fiera? ( è possibile avere la ricetta? )
Il mio piatto preferito, e che ho imparato anche a cucinare, è la green curry soup con gamberetti. L’adoro!





Piccola nota dell’autore

Su un sito di una famosa food-blogger thailandese, Chungah, mi è capitato di leggere questa ricetta di thai shrimp soup. Magari, ho pensato, anche qualcuna di voi potrebbe avere piacere a cimentarsi nella cucina thai come Simona, così ve la riporto come in originale.

INGREDIENTS:
1 cup uncooked basmati rice
2 tablespoons unsalted butter
1 pound medium shrimp, peeled and deveined
Kosher salt and freshly ground black pepper, to taste
2 cloves garlic, minced
1 onion, diced
1 red bell pepper, diced
1 tablespoon freshly grated ginger
2 tablespoon red curry paste
2 (12-ounce) cans unsweetened coconut milk
4 cups vegetable stock
Juice of 1 lime
2 tablespoons chopped fresh cilantro leaves

DIRECTIONS:
In a large saucepan of 1 1 /2 cups water, cook rice according to package instructions; set aside.
Melt butter in a large stockpot or Dutch oven over medium high heat. Add shrimp, salt and pepper, to taste. Cook, stirring occasionally, until pink, about 2-3 minutes; set aside.
Add garlic, onion and bell pepper to the stockpot. Cook, stirring occasionally, until tender, about 3-4 minutes. Stir in ginger until fragrant, about 1 minute.
Whisk in curry paste until well combined, about 1 minute. Gradually whisk in coconut milk and vegetable stock, and cook, whisking constantly, until incorporated, about 1-2 minutes.
Bring to a boil; reduce heat and simmer until slightly thickened, about 8-10 minutes.
Stir in rice, shrimp, lime juice and cilantro.
Serve immediately.


Il prodotto locale che non manca mai nel tuo frigorifero
Nel mio frigo non manca mai il cocco. Noi ne beviamo a litri. Ho imparato ad aprirlo con una mannaia gigante e via, in tavola!!!


Pensi che la gente del luogo abbia un’alimentazione sana oppure ricorrono troppo a fritti, cibi precotti etc? Descrivi di cosa si nutrono prevalentemente.
Il popolo thai avrebbe un’alimentazione sana. Dico avrebbe perché purtroppo questa si è mischiata con tutto ciò che porta il consumismo e l’occidentalizzazione. La popolazione tendenzialmente mangia molto speziato e agliato (molto molto molto) che aiuta il sistema immunitario a essere più pronto e reattivo, disinfettando i cibi.
Mangiano prevalentemente pesce e verdure, molte zuppe, bevono cocco, ricco di sali minerali, pollo, soia, riso bianco senza sale. Ottimo direi.

Ma da pochi anni a questa parte, i tailandesi mangiano di tutto e si iniziano a vedere con una certa frequenza gli obesi. Bevono coca-cola, red-bull, che mette le ali di grasso che pendono dietro ai glutei, e lo zucchero non manca mai, anche dove di solito non ci sta, come ad esempio nella maionese. Lo mettono davvero ovunque, anche in bibite già zuccherate. A volte mi sembra di bere il beverone che mi davano in ospedale quando ero incinta per fare la curva glicemica!


C’è qualche parola o gesto che non bisogna dire o fare in pubblico in quanto sinonimo di cattiva educazione?
Qui non toccate mai la testa, perché nella testa è racchiusa l’anima e la conoscenza della persona. Anche ai bambini, non è assolutamente gradita la carezza in testa.
I piedi. I piedi sono opposti alla testa, quindi la parte più sporca. Non sedetevi mai con i piedi in avanti, specie davanti ad una statua del Buddha, è oltraggioso! Come è oltraggioso anche entrare con le gambe, pancia e spalle scoperte in un tempio. Non indicate o non toccate nessuno con i piedi. È un insulto.
Una cosa che invece si deve fare sempre è congiungere le mani come in preghiera e metterle davanti al viso e inchinarsi leggermente. Questo si fa sempre, per saluto, per ringraziamento e per rispetto. Più è importante la persona a cui si fa l’ossequio, più sarà profondo l’inchino.




Qual è la religione più praticata?
La religione praticata dalla maggior parte della popolazione è il buddismo. È una religione molto tranquilla. Professa l’amore, il rispetto per la vita propria e altrui, il riconoscimento della felicità e il perseguimento di essa con la costruzione del karma positivo poiché esso potrà farti rinascere in una posizione più elevata. Fare meditazione per raggiungere l’illuminazione. Avere compassione per essere liberi e saggi.


Il resto della popolazione è induista e musulmana.
Spesso, nei templi si possono trovare sia simboli buddisti che induisti insieme, mentre i musulmani hanno le loro moschee.
Non mancano le chiese cristiano- cattoliche, protestanti, ortodosse, e chi più ne ha più ne metta.


Tutte queste religioni convivono pacificamente senza problemi. Si intersecano e si incontrano con scambi di benedizioni e riti. Mi piace molto questo scambio, perché puoi vivere il bello di tutte le religioni, conoscerle, imparare a non temerle. Anzi, capire i punti in comune e i punti differenti, non perdendo mai il rispetto della propria identità.


L’evento di massa più popolare
L’evento più popolare è sicuramente il Songkran, il capodanno tailandese.
Tutto incomincia con il lavaggio delle mani da parte dei bambini agli anziani. Si intinge una coppetta d’argento o d’oro in una zuppiera più grande, contenente acqua e fiori, si bagna il Buddha per la purificazione e poi si bagnano le mani dei genitori, dei nonni, delle insegnanti e delle figure più grandi di riferimento e nel contempo si fa un augurio di un futuro migliore e un ringraziamento. È un gesto molto bello, ricco di significato.

Poi scoppia l’inferno. 

Parte una gavettonata incommensurabile. Si preparano grossi contenitori pieni d’acqua a bordo strada e si buttano secchi a chiunque passi, motorini, macchine, persone a piedi, a tutti. La gente si organizza con fucili a serbatoio interminabile sulle spalle, grossi pick-up con pompe professionali cariche di persone a bordo pronte a bagnare gente a 100 mt di distanza con una precisione da cecchino. I bambini pescano acqua dalle fontane e dalle pozzanghere. Insomma tutta la Thailandia si trasforma in una guerra d’acqua inimmaginabile.





Quando si vuole scappare dalla civiltà dove si va?
Quando decidiamo di scappare da questa pazza e travolgente città super tecnologica ci rifugiamo al nord o al mare.


Una volta siamo andati a trovare una mia amica, Raffaela, che vive nel Nord del paese e che ha sposato un ragazzo thai, Sinchai. 

Sinchai, insieme ad altri membri del suo villaggio, ha una fondazione, la Mahouts Elephant Foundation, che protegge e cura alcuni degli elefanti liberi nella giungla. 

Quel giorno iniziammo la nostra passeggiata dalla collina dove era la casa, proseguendo nei campi di mais per i maiali. Poi il percorso si fece più arduo e ci immergemmo nella giungla. Si passarono posti incantati e dopo una bella camminata ecco che comparve dinanzi a noi il ruscello. Sinchai sentii dei campanacci suonare e corse avanti per farsi riconoscere. Eccoli, gli elefanti, imponenti, quasi mi pietrificai dalla paura, erano enormi!





Arrivò Mario, il più piccolo, era amichevole, del resto era un cucciolo. Ci annusò con la sua proboscide e cercò di frugare nello zaino. Giocò con i bimbi e si fece fare delle foto. Era felice e si vedeva. Era felice perché libero. Poi arrivò la mamma e la sorella. ”Ammazza oh!..Ma sono gigantesche...!” I bambini, eccitatissimi, gli corsero dietro ma un loro passo era un abisso per noi cosi ben presto sparirono nella giungla. È fu per noi ora di tornare al villaggio per la notte.
La sera ci sedemmo tutti intorno al focolare e mangiammo insieme riso e pesce. Non ci si capiva a parole ma a volte non servono. Gli sguardi e i sorrisi sono il miglior linguaggio che ci sia, non serve altro!


Tu sei quella che vive all’estero. Nel tuo paese di origine italiano come vieni considerata da parenti e amici? L’esotica, la sfigata emigrata, la superfortunata sempre in vacanza
Non so come venga vista da parenti e amici, la cosa è soggettiva. Immagino che da fuori si vedano solo le cose positive, quindi sicuramente una fortunata, un’illuminata o una privilegiata. Certo, un po’ mi sento anch'io così. Appena si può ce ne andiamo ad esplorare una terra nuova, esotica, a volte incontaminata. Altre volte anche troppo contaminata, certo e che per noi è comunque suggestiva!
Ma non c’è solo il bello. C’è anche la solitudine, la lontananza e la paura.


Hai riprodotto nella tua nuova città il tuo italian life style – cibo, messa la domenica, orario di cena - oppure ti sei calata nella nuova realtà? E qual è? Brunch la domenica, bbq nel giardino...mai nessun ospite a casa ma tutti a mangiare al ristorante, cibo da scaldare al microonde.
Dall’Italia ho portato tante cose. Primo fra tutti il cibo. Io cucino di tutto, dal pane alla pasta, sughi, biscotti, torte. Cerco di usare materie prime bio, farine integrali, tanta frutta e verdura bio, poco zucchero e burro, olio di oliva extra del frantoio di Albenga. Ma una cosa non manca mai...la pizza! Inizio a rinfrescare la pasta madre due giorni prima, poi impasto il mattino presto e attendo 6 ore che lieviti. Alla fine stendo e aspetto fino a sera per farcirla e infornarla. Cascasse il mondo il venerdì sera si mangia la pizza. La casa si riempie di quel profumo che c’è dal fornaio, un profumo unico, d’Italia.


Quale oggetto tipico del luogo (soprammobile, elettrodomestico, utensile) porteresti volentieri via?
Una cosa che ho trovato molto intelligente qui è il doccino nel gabinetto. Ovviamente il bidet non c’è ma del resto dove è se non in Italia? Beh qui l’hanno rimpiazzato con un simpatico doccino che ti promette  refrigerio dovuto dopo una seduta “fuori ufficio” impegnativa, dovuta al cibo super-mega-multi-piccante. Questo aggeggio sono sicura mi mancherà se dovessimo un giorno andare via da qui.





Descrivi il panorama dalla tua finestra preferita
Premetto che il mio appartamento è al 32esimo piano e ha delle pareti di vetro, quindi godo di un panorama a 180 gradi. 

Partendo da sinistra vedo tutto lo skyline della città che di notte si illumina di mille luci colorate.

Se abbasso lo sguardo ci sono i templi tailandesi con i loro tetti di mattonelle che rifrangono la luce e al tramonto sembrano luminescenti poiché l’oro è il loro colore predominante. I tempi che vedo da casa sono caratterizzati dai tetti a punte, con guglie. Si intravedono anche le statue dei guardiani che sorreggono i tetti e proteggono il Buddha.



Poi si vede la distesa delle casette e delle vie piene di macchine e in fondo c’è il ponte Rama III e il Rama IX, i grandi ponti con i loro pinnacoli dorati. Infine il Chao Phraia, il fiume navigabile di Bangkok, pieno di barche colorate. La sera passano delle discoteche galleggianti piene di luci che vanno al mercato notturno dell’Asiatique, con la sua ruota panoramica.



Al tramonto tutto si infuoca di rosso, viola, giallo e blu. È uno spettacolo che toglie il fiato, non mi abituerò mai a così tanta bellezza.




Lo rifaresti o hai qualche rimpianto o pentimento ad aver intrapreso questo cammino?
Non ho rimpianti. Quando guardo i miei figli felici, che parlano inglese come se fosse la loro prima lingua, non ho dubbi.


Pensi che un giorno potresti rientrare definitivamente in Italia e se sì per quale motivo?
Non so il mio futuro dove mi porterà, ma non metto nessun paletto.
La vita è imprevedibile e trovo che sia riduttivo dire di no ora. Aggiungo che oggi come oggi, per come stanno le cose in Italia, non rientrerei. Vorrei un futuro radioso e ricco di possibilità per i miei figli e sono sicura che la vita ci riserverà nuove sfide e nuove avventure.


Ci sono molti luoghi storici o naturalistici nelle vicinanze della tua città che meritano una visita o è un luogo piatto? Se sì quali?
La Thailandia è un luogo magico, ricco di contraddizioni, ricco di storia, statue, templi dorati uno più bello dell’altro, ricco di bellezze paesaggistiche. 

Il mare, Phuket, Krabi, Samui, tutte le svariate isole verdi immerse in un mare caldo e popoloso, il mare delle Andamane con le sue storie di pirati e il golfo del Siam




Le città popolate dalle scimmie e la giungla con le tigri e gli elefanti. Le foreste piene di cascate e i suoi alberi dalle foglie giganti. 

Ma voglio svelarvi un posto che mi ha davvero impressionato: il Buddha nella caverna di Tham Khao Luang. Un posto magico, tra i preferiti dal re Rama IV.


Quando andammo a visitarlo, il suo parcheggio era pieno di scimmie che rubavano qualsiasi cosa. Hanno cercato di rubarmi anche i pantaloni. Io, ingenuamente, credevo che le scimmie fossero carine e simpatiche, invece, sono aggressive e lo sa bene mio figlio che è stato morso da una di loro.

Ma superate le scimmie, ci si cala nel ventre della collina tramite una ripida scala scolpita nella roccia, e si entra in una caverna dove vi è un’enorme salone fatto di stalattiti e stalagmiti e lì dentro troneggia il Buddha d’oro seduto che viene illuminato, tramite un foro nel soffitto, da una luce ultraterrena, complice anche una nebbiolina dovuta dalla condensa dell’umidità.



Dall’altra parte della grotta vi sono varie riproduzioni del Buddha assiso che creano ombre nere sulle rocce circostanti.



Un posto fantastico che credevo esistesse solo nei libri.


Qual è la domanda (dai poi anche la risposta) che avresti voluto ti facessi? 
Sei felice?
Sì, sono felice. Lo sono perché ho potuto fare questo salto nel buio con la mia famiglia, unita, mano nella mano. Sono felice per la vita che posso dare ai miei figli, una vita ricca di stimoli, di colori, di valori, di insegnamenti.
Sono felice perché io stessa ho potuto vivere una nuova occasione, la possibilità di imparare l’inglese e il tailandese, a beh, qualche parola a memoria. Mi manca solo di ricominciare a dipingere.
Sono felice perché di fianco a me c’è mio marito, il mio faro, la mia guida, la mia parte razionale, la persona che mi spinge a fare meglio ogni giorno e quello che russa e invade sempre la mia parte del letto con i piedi.
Sono felice perché non so cosa mi riserverà il futuro, ma di una cosa sono sicura, a Bangkok posso ancora sognare!







E voi, avete mai visitato la città di Bangkok? 
Avete indirizzi da svelarci, suggerimenti da dare o aneddoti da raccontare?


  
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1 commento:

  1. Cara Simona, che belle parole hai avuto per noi...grazie a te per essere venuta a trovarci! Raffa&quadrupedi

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