La città di Malindi raccontataci da Donatella, un'italiana all'estero |...e guardo il mondo da un oblò! | WH, Cate?






Carissimi lettori,

Dopo la pausa estiva, trascorsa qui a Calgary, in Canada, alle prese con ben due traslochi di casa, riprendiamo il consueto appuntamento con...e guardo il mondo da un oblò! ovvero le città straniere raccontateci dalle italiane che vi vivono.

Questa settimana, voliamo, per la prima volta, in Africa ed esattamente a Malindi, celeberrima località turistica del Kenya, affacciata sulle acque turchesi dell’Oceano Indiano.

Come sempre vi ricordo che se, tra voi lettrici, vi fosse qualche italiana residente, anche temporaneamente, all’estero e abbia voglia di essere intervistataoppure, conosca delle italiane felici di partecipare al progetto, lasci un messaggio nei commenti al post o, sulla pagina Facebook di What’s Happening, Cate?, oppure scriva una mail a caterina_amato@ymail.com e verrà contattata entro un paio di giorni, al massimo.

Vi ricordo, ancora, affinché tutti voi possiate sentirvi un po’ più partecipi in questa mia iniziativa, e non solo lettori, ;) l’hashtag #EGuardoIlMondoDaUnOblòMalindi, che potrete usare, se vorrete, sui diversi social in cui é presente, anche, What’s Happening, Cate?: innanzitutto, in Instagram (caterinaagatamaria) ma, anche, su Facebook, (What's Happening, Cate?), Twitter, (WHCate) e infine, su Pinterest, (What's Happening, Cate?), per postare ulteriori foto, curiosità, scorci pittoreschi di cui solo voi siete a conoscenza oppure, per condividere, con noi, lo shopping del cuore, le vostre scoperte gastronomiche e molto altro ancora, rispetto quanto già raccontato nell’intervista da Donatella.

Come sempre, nessun limite alla fantasia.


xoxo

Caterina Agata Maria

Nome: Donatella. Tutti, però, mi conoscono anche come Donamasai o Mamamasai. In realtà, il primo nome che ho avuto, sbarcando in Africa, é stato Nashipai, nome datomi da mio marito, al tempo del nostro incontro. Nashipai in lingua maasai vuol dire “donna felice”. Era un auspicio di un buon inizio, voi che dite?
Cognome: Crispino
Età: 53. Mi sento una bimbetta che ancora deve decidere cosa fare vuol fare da grande.


Professione: Titolare, insieme a mio marito, di una agenzia che organizza safari ed escursioni in Kenya: Donamasai Kenya
Sito: www.donamasai.com. Inoltre, poichè i social networks fanno ormai da padrone nella comunicazione di massa ho aperto, così, anche io un gruppo su Facebook dove si parla delle nostre escursioni: Donamasai Kenya
Città italiana di provenienza: Siracusa, nella splendida Sicilia.
Città di arrivo: Malindi
Stato: Kenya





Il mio nome é Donatella Crispino e sono nata a Siracusa, nella parte Est della Sicilia.
In Italia avevo, e ho ancora, una splendida famiglia composta da mamma, papà, un fratello e una sorella. Io sono la primogenita di casa. Se si hanno fratelli, si sa, le famiglie presto divengono più numerose per l’arrivo di cognati e di deliziosi nipotini. Proprio questi ultimi sono stati da me cresciuti e coccolati sino al 2000, anno in cui sono sbarcata in Kenya.

Dal punto di vista lavorativo, in Italia, avevo un’ ottima posizione in quanto ero ispettore sugli impianti petroliferi di una nota compagnia del settore operante in Sicilia, figura che oggi é chiamata “assistente di rete”. Senza dubbio una vita interessante che mi portava a viaggiare molto tra le città e i paesini della mia bella Italia.

La mia passione per i viaggi fece capolino nella mia testa sin da giovanissima. Passione che mi portò a visitare anche luoghi lontani ma soprattutto luoghi dove gli usi, la cultura e le tradizioni erano diverse dalle nostre Europee. E il Kenya é stato uno dei tanti viaggi di questo tipo.
Quando, qualche tempo dopo il mio primo viaggio in terra africana, venne finalmente venne il momento di trasferirmi a Malindi fu, per me, la fine dei miei viaggi. ;) 
Ora vi racconto anche il perché.
Lì, in Kenya, durante la mia prima visita, conobbi, infatti, un tipo, uno strano, uno di quelli che quando lo incontri cerchi, sì, di guardarlo poiché attira la tua curiosità ma mai troppo da vicino: esatto, proprio il classico tipo strano, così diverso da te e da coloro che avevi frequentato sino a quel momento. Ricordo che era vestito con un lunga tunica rossa e armato con lancia e scudo: Era un Masai.


Sapete com’é finita?
É finita che quel Masai me lo sono sposato!
Sì, lo so che molte di voi diranno che sono stata una pazza, ma nella vita se non vi metti un po’ di colore questa diventa piatta, monotona e anonima. E d’altronde, il rosso, - il drappo rosso é un segno distintivo della tribù Masai, ndr - come colore, a me é sempre piaciuto molto. 

Sono passati ben 15 anni, e più, da quel giorno e siamo ancora qui. Tra alti e bassi e tra liti e abbracci. E a volte, anche tra i pensieri che forse la sua diversa cultura rispetto la mia, il suo essere Masai, uomo di savana, non l’avevo mica valutata così bene. Ma poi, mia madre mi dice: stai tranquilla, che anche con un marito bianco e del tuo stesso paese ci avresti litigato comunque. E ciò mi conforta non poco.
In Kenya, ben presto, abbiamo aperto un’attività che mi riempie, con gioia, le giornate. Siamo, entrambi, titolari di un’agenzia che organizza safari ed escursioni. 
Ricordo che furono proprio i miei amici italiani a spingerci verso questa occupazione: Chi meglio di un Masai potrebbe far apprezzare la Savana? John, questo é il suo nome, a differenza di noi che abbiam sempre vissuto nelle nostre comode città Europee nella Savana ci é nato e cresciuto. Quando, da ragazzino, si alzava dal letto, al mattino, incontrava la giraffa, il babbuino, l’elefante, la zebra e qualche volta anche il leone. Beh, allora lui sarebbe la guida perfetta per far scoprire la Savana a chi non l’ha mai vista.
Ma come chiamare la nostra agenzia?
Poiché é un po’ mia e un po’ di John, abbiamo pensato Donamasai, “Dona” dal mio nome e “Masai” per la sua tribù di origine.
Dovete sapere che i Masai o anche  Maasai, come l’etnia pronuncia il proprio nome, sono un popolo che da tempi remotissimi vive sugli altopiani intorno al lungo confine fra il Kenya e la Tanzania, e il nome dell’etnia Masai, deriva proprio da "maa", la lingua da loro parlata.


Da 11 anni anche la mia famiglia Keniota é aumentata. Nel 2005, io e John abbiamo adottato Solomon, un bimbo di soli 4 anni. Anche lui Masai. 


E la mia famiglia é, ora, composta da una m’zungu, cioè io, la donna bianca che si aggira per casa e da due Masai. Povera me!



Cosa significa il nome della tua nuova città?
La mia nuova città é Malindi e insieme a Nairobi costituisce una delle città più grandi del Kenya. Si affaccia sullo splendido Oceano Indiano e il suo significato, “sacco di ricchezza”, deriva dalla lingua Swahili: Mali Ndi.




Sono appena atterrata nella tua città. Il luogo, sia fisico (ufficio, associazione) che virtuale (sito internet, gruppo facebook), che mi consigli di visitare per trovare un valido aiuto alle prime necessità (casa, macchina, lavoro) ?
Logicamente suggerisco di dare un’occhiata al sito web di Donamasai o su Facebook alla pagina Donamasai Kenya.
Noi siamo sempre disponibili a rispondere in poco tempo a tutte le domande che i viaggiatori, solitamente, ci postano.




C’é molta attenzione alla salute delle persone nella tua città? Rispetto dell’ambiente, aria salubre, riciclo spazzatura, propensione allo sport o, al contrario, manca tutto questo?
C’é una domanda di riserva? Siamo in Kenya, paese aperto ormai da anni al turismo ma in quanto a riciclo spazzatura, rispetto dell’ambiente e sport é ancora parecchio indietro.
Forse l’aria salubre non manca ma solo quando ci si allontana dai centri abitati o da quelli frequentati dal turismo di massa.





C’é qualche problematica molto grossa attualmente che non trova soluzione?
La corruzione. Questa é dovuta anche al fatto che esiste un po’ in tutti i paesi africani.
Sulla zona costiera, poi, é anche maggiore rispetto l’entroterra a causa della grossa presenza turistica. Chiedere una mancia al turista per evitargli un problema é spesso cosa comune. E non solo al turista ma anche ai locali provenienti dall’estero, come me. E visto che le mance non hanno mai cifre astronomiche, beh, chi arriva da altri continenti si evita il problema e il keniota sarà un keniota un po’ più felice.





Un motivo per cui dovremmo trasferirci nel tuo nuovo paese e da nessun'altra parte...
Il trasferimento a Malindi é spesso suggerito da più parti, specialmente alle persone di una certa età. Il clima é sicuramente piacevole e non si soffre mai il freddo umido tipico dei nostri inverni italiani.



Altri motivi ?
La possibilità di vivere una vita semplice in un paese dove il motto é: Pole pole, ossia “piano piano”. Qui non si corre per nessuna cosa e non ci si affanna mai. Tutto prosegue in quella calma che ogni turista desidererebbe avere nella sua frenetica vita occidentale. Pole pole, un motto a noi Europei ancora sconosciuto.




...e un motivo per cui dovremmo scartare la tua città dalle nostre mete.
Forse, come ho detto sopra, per la corruzione.




Ogni quanto tempo ritorni in Italia? E come mai questa scelta?
Non ho grandi problemi di lontananza e distacco dai miei genitori poiché si sono anch’essi innamorati di Malindi e di questo paese e vengono a trovarmi di frequente. A volte restano anche cinque mesi l’anno, proprio in quel periodo in cui l’Italia é avvolta nel freddo invernale che loro, alla loro età, hanno deciso di lasciarsi alle spalle.


Inoltre, la scuola di mio figlio, che quest’anno frequenta il primo superiore, mi ha tolto ulteriormente la possibilità di viaggiare. Non posso ancora lasciarlo da solo a Malindi visto che ha appena 14 anni. 



E mentre prima, quando Salomon era ancora piccolino eravamo abituati ad andare spesso in Italia, ora non ci torno da circa 6 anni.
Prima o poi verrà a Malindi qualche trasmissione come “Chi l’ha Visto? a cercarmi e portarmi via? 
Magari accadesse! 
Scherzo!


Pensi che per trasferirsi nella tua nuova città (e perciò affittare una casa, un’auto, avviare un’attività o avere il tempo di cercare lavoro) si abbia bisogno di un budget economico molto alto oppure é possibile fare tutto ciò anche con disponibilità limitate?
Acquistare una casa a Malindi, così come in tutto il Kenya, é sicuramente più conveniente che acquistarla in Italia o in Europa.
Certamente negli ultimi anni, vista anche la grande richiesta di abitazioni, i prezzi delle case sono notevolmente aumentati ma siamo, comunque, sempre su cifre parecchio abbordabili.
La possibilità di lavorare in Kenya é, invece, un po’ più complicato per uno straniero poiché il Governo locale non rilascia permessi di lavoro se prima non si investe nel paese almeno centomila dollari per un’attività commerciale.
Se porto soldi e investo qui tu, Governo, mi darai il visto lavorativo?
Sì, te lo darò.
Qui funziona così.



Qual é la moneta corrente e i suoi sotto-tagli e quanto questi valgono rispetto l’euro?
La moneta é lo scellino keniota, il KSh.


Solitamente si fa un calcolo di uno a cento, ad un euro corrispondono cento scellini. Dico solitamente perché l’inflazione é talmente altalenante che il suo valore cambia rapidamente. Al momento, potrei dire che é di circa 114 scellini per un euro.

Vi sono tagli da 50, 100, 200, 500 e 1000 scellini.


Mentre le monete sono da 50 centesimi e 1 scellino e poi da 5, 10 e 20 scellini.

Se vi steste chiedendo quanto costi a Malindi...
una pagnotta di pane bianco, per esempio una da mezzo chilo? Circa 72kshs, un bene troppo di lusso per i locali.
Un litro di latte? 100 kshs
Un chilo di pesce? Circa 350ksh.
Un chilo di banane 50ksh mentre un mango 20 ksh.
Una cena in un ristorante economico: 200 ksh
Se, invece, andiamo in uno di medio livello anche 750ksh.
La pasta di una marca italiana costa dai due ai tre euro, per un pacco da mezzo chilo.

Tutto sommato se non si mangia italiano ma si preferisce la cucina e il cibo locale non si spendono grandi cifre.


Ci mostreresti una foto che ti ritrae con il tuo abbigliamento tipico, per una passeggiata, nel mese che più rappresenta la tua città?



Quanto costa 1 litro di benzina? Come va, a litri o galloni o altra unità di misura?
Un litro di benzina é di 83 centesimi di scellino e il gasolio é di 63 centesimi di scellino pari a o,80cent di euro il primo e 0,66cent di euro il gasolio.



Ci potresti mostrare il panorama dalla tua finestra preferita?




Quanto costa, in media, un affitto mensile di una casa per 4 persone – 100mq?  
Dipende dalla zona e dalla qualità dell’appartamento.
Un appartamento di tre stanze da letto in città può costare intorno agli 70.000ksh, circa 700 euro.


Invece, se la casa si trova al mare i prezzi variano di più. 
Si va da quelle in riva al mare a 70.000/60.000ksh perciò, circa, 700/600 euro mensili a quelle più lontane dalla spieggia 0 senza vista mare a 50.000/40.000ksh, circa, 500/400 euro, ma solo se si affitta per lunghi periodi. Altrimenti i prezzi, a parità di caratteristiche, si alzano decisamente.
In fondo, se si viene qui solo a scopo villeggiatura é anche giusto spendere un po’ e contribuire all’economia locale, no?  



Quanto é in media:
Il prezzo di un biglietto dell’autobus? É a tempo oppure a distanza.
Camminare a piedi é il sistema di trasporti più comune a Malindi come in tutto il Kenya.



Non vi é una linea di autobus come la intendiamo noi in Italia.
Vi sono i matatu, dei minibus che costituiscono la forma di trasporto pubblico in Kenya. 


Di certo non dispendiosi, costano circa 80Ksh ma, purtroppo, sono sempre super-affollati e per niente sicuri.


La parola "matatu" ha origine dal swahili: tatu che significa significa tre, perché tre centesimi di scellino era il costo base della corsa.
Sino a qualche decennio fa i matatu erano tutti in colori sgargianti e venivano battezzati con nomi particolari e altisonanti per farsi riconoscere e preferire nella corsa.


Inoltre, molti di questi erano attrezzati come se fossero delle vere e proprie discoteche su quattro ruote.


Nel 2004, il governo keniota ha regolamentato il settore dei trasporti determinando anche che la colorazione della carrozzeria di questi taxi collettivi fosse bianca con una striscia gialla.
Purtroppo dopo un iniziale rispetto di queste nuove regole ora le infrazioni stanno sempre più aumentando, col passar del tempo.


Il prezzo di una corsa di taxi?
Si deve concordare il costo della corsa. Qui a Malindi si deve sempre contrattare alla grande per ogni cosa.
Se, poi, sei un turista, ovviamente ci provano a fare l’affare ma se tu sai che loro ci stanno provando allora, la contrattazione potrebbe andar avanti sino allo sfinimento.
Si può scegliere di usare i tuk tuk, tipico taxi locale, e, contrattando con l’autista, si può arrivare a pagare una corsa in città 50 centesimi di euro.



Ma non é infrequente vedere, ormai, anche le moto-taxi e addirittura le bici-taxi.


In città non si fanno mai corse lunghissime perciò le cifre sono alquanto contenute.
Ovviamente, per un keniota sono pur sempre soldini, tant’é che spesso su una moto-taxi, a loro rischio e pericolo, vedi tre, quattro anche cinque passeggeri. Si paga la corsa e non per il numero di persone.



La tua nuova città é pedonabile oppure occorre usare l’auto anche per andare a prendere un caffé?  
Pedonabile, nel senso di zone pedonali? Ahahah...

Il problema é che spesso non solo non ci sono strade asfaltate ma quelle esistenti sono molto sterrate, quindi stai dalla tua parte, tieni molto la destra e cammini senza dimenticare mai che ad essere sulla strada ci sei tu e non solo le auto. Alla fin fine non succede mai che ti mettano sotto.
Non ne hanno l’interesse e, seppur amino urlarti come dei matti, evitano di commettere dei crimini.

Esiste qualche forma di censura?
Il Kenya é un paese prevalentemente cristiano, circa 80% ma con un’alta presenza musulmana. Si vive e quindi si convive pacificamente. Nessun estremismo. Di amici musulmani, io cristiana come tutta la mia famiglia, ne abbiamo tanti. Mai un problema.
Sicuramente vige il divieto di mettersi in topless lungo le spiagge, così come si evita di andare in bikini lunghe le strade della città, nonostante sia altamente turistica. Ma questo più che censura a me sembra solo buon gusto di chi qui ci vive e o di chi qui ci viene in vacanza.



Hai avuto modo di far fruttare i tuoi studi italiani?
In Italia ho frequentato il liceo linguistico e la conoscenza dell’Inglese per la mia professione di organizzatrice di safari mi é tornata molto utile e di certo, oggi, la sto sfruttando.
Ho sempre amato le lingue, sin da ragazza, e ora sto iniziando pure a parlare lo Swahili, la lingua parlata dal popolo Swahili, che, insieme all’Inglese, costituisce la lingua ufficiale del paese. Devo dire che mi piace tanto.



É una città a misura di bambino?
Posso non rispondere? Ok, sto scherzando ma Malindi é una città dove i divertimenti per i bambini sono inesistenti. Occorre farsi il proprio gruppetto di amici e poi vivere la tua vita in funzione di questo piccolo nucleo.



In quale supermercato di grande distribuzione generalmente vai? E perché?
A Malindi non esistono i supermercati della grande distribuzione. 

Esistono, però, dei negozi abbastanza simili ai super che vendono molti prodotti locali e anche qualcosa italiano o simil italiano. Io ci vado solo quando devo acquistare qualcosa di specifico che non trovo da altre parti e so che lì invece c’é.





Entro con l’intenzione di compare solo due cosine e sistematicamente esco il carrello strapieno di prodotti che non supponevo neppure di aver bisogno.

Mi consola sapere che questa abitudine é comune anche tra tante mie amiche italiane.



Come mamma, il Governo della tuo nuova città é venuto incontro alle tue esigenze con aiuti di vario genere?
In Africa, ma scherzi, vero? Progetti e programmi di questo tipo sono assolutamente inesistenti. Almeno in questa Africa. Tutto é rigorosamente privato.

Se iscrivi tuo figlio, per esempio, in una scuola pubblica é molto probabile che lui si ritrovi in una classe con altri cento alunni. 
Suppongo che la maestra, al mattino, non faccia in tempo a finire l’appello che la giornata scolastica sia terminata. 



Il salario medio su quanto si aggira?
Il salario di un operaio medio si aggira intono ai 9000KSh, circa 90 euro, mentre quello di un impiegato di banca può essere anche il doppio, o poco più. Sicuramente queste sono cifre che non li aiutano a vivere al meglio o agiatamente.
Ecco perché spesso una famiglia, e qui le famiglie hanno in media cinque figli, non ha altra scelta che la scuola pubblica e abitazioni fatiscenti.
A Malindi, seppur città turistica e più sviluppata rispetto il resto del paese, esistono ancora tantissime famiglie costrette a vivere in capanne di fango dove acqua e luce sono dei lussi di cui devono fare a meno.

L’acqua spesso é presa dai bambini e dalle donne nei pozzi vicini e per vicino intendo anche un paio di chilometri se non più. Ma come ho già detto in un’altra domanda, per i kenioti camminare sembra essere il problema minore.








Ovviamente ci sono le incoerenze. Molti preferiscono non fare l’allaccio alla rete idrica poiché costa ma tutti, oggi, possiedono un cellulare.
Perché?
Ma perché é uno status simbol che bisogna avere, costi quel che costi.


A quale scuola vanno i tuoi figli?
Solomon va, necessariamente, in una scuola privata. Come ho detto sopra, se fosse andato in una scuola pubblica sarebbe stato uno dei cento da chiamare all’appello ogni mattina e poi rimandare a casa perché la giornata scolastica, al termine dell’appello, sarebbe terminata.


Se avevi un lavoro in Italia hai preferito licenziarti da questo o metterti in aspettativa?
Mi sono licenziata in tronco. Quando si fa una scelta simile la si fa con la consapevolezza che non si tornerà indietro o, almeno, non subito e perciò i 6 mesi canonici non sarebbero stati sufficienti, avrei avuto bisogno di almeno 2 anni, se non di più. No, no, ero decisissima. E io che ho un caratteraccio, quando decido una cosa non demordo molto facilmente ma faccio di tutto per portarla avanti, fino a farmi o tanto male o riuscire nel mio intento e sino ad ora, dopo più di 15 anni trascorsi qui, credo, con un pizzico di orgoglio, di poter dire di esserci riuscita e pure bene.
Voi capite, ma quale società privata mi avrebbe dato 16 anni di aspettativa?







Si può guidare con la patente italiana o non é riconosciuta?
Si può guidare con la patente italiana per tutto il periodo del visto turistico ottenuto.
Quando si viene a Malindi per turismo si viene per stare solo qualche settimana o al massimo un mese.
Il visto turistico per tutto il Kenya é di tre mesi, rinnovabile di altri tre, ma una volta scaduto questo tempo si deve lasciare il paese o convertire il visto turistico in uno lavorativo o altro.



Ma per tutto il tempo in cui dura il visto turistico si può guidare tranquillamente con la patente italiana, meglio se accompagnata anche da quella internazionale che altro non é se non una traduzione in inglese della nostra italiana, utile soprattutto in caso di incidente o dispute con locali.

Ma se pensate di trattenervi per più tempo, per 5000KShs, dovrete prendere la licenza di guida keniota.


Tu guidi l’auto o preferisci i mezzi pubblici? Perché ?
Mi sposto sempre con la mia auto semplicemente perché mi muovo tanto e perché amo guidare e non farmi trasportare da alcuno.

Ora, poi, ho ripreso a guidare anche la motocicletta.


A Malindi nonostante siano dei pazzi alla guida, ho avuto modo di rimettere in pratica tutte le mie capacità di provetta motociclista. E ne ho! Pensate che in Italia ho gareggiato nella competizioni con il motocross. 
Poi la vita va avanti, arriva il lavoro, la famiglia, il Kenya, tutto cambia e non c’é più lo spazio per le gare ma la moto, almeno quella, non mi deve mai mancare.


É facile muoversi nella tua città perché c’é una grande rete di tram, autobus o i taxi costano poco oppure é complicato?
Di mezzi di locomozione ce ne sono a iosa, sia per i piccoli spostamenti che per i lunghi e a costi bassissimi. Basta avere il coraggio di affidarsi alla gente che guida questi mezzi. Mi riferisco, soprattutto, ai matatu, ai tuk-tuk e alle moto-taxi. Quando ne fermi uno per prenderlo non pensi mai al rischio e al valore della vita stessa che stai mettendo in pericolo. Alla fine, ci sali sopra e rischi, come in una roulette mortale. E io lo faccio, quando non ho la disponibilità della mia auto e mi affido al conducente. Fatalità? Loro sono molto fatalisti e dicono che é tutto é già previsto dal destino. Beh…ribatto io a loro: se vai piano il destino lo scrivi anche un po' tu.
Ma mi rispondono a loro volta: Per quanto possa andare piano se é destino un altro sbanderà e mi verrà addosso. Al destino non si sfugge.
E chi gli vuoi rispondere?




Il piatto più popolare della tua città che va assolutamente assaggiato?
Il Maharagwe Ya Nazi che significa “fagioli cotti nel latte di cocco”.
Sono davvero ottimi e spesso si mangiano accompagnati da polenta preparata utilizzando farine di cereali quali miglio, sorgo o mais. Io ne vado matta.



Il piatto italiano più scopiazzato dai locali ma allo stesso tempo quello che gli riesce peggio
Gli spaghetti, ovviamente. Però debbo dire che da qualche tempo a questa parte, in molti ristoranti, alcuni anche a conduzione italiana, nonostante il cuoco sia un locale, gli spaghetti li sanno cucinare veramente bene.



Qual é la bevanda più popolare?
Il latte di cocco, sembra ombra di dubbio ma quello fresco, chiamato "madafu".



In giro per Malindi puoi incontrare uomini in bici che vendono le noci di cocco prese dall’albero solo qualche ora prima. Li fermi e sul posto te ne aprono una. Il succo della noce di cocco non solo é buonissimo ma fa anche bene, é uno dei grassi sani, e ripulisce lo stomaco. Rinfrescante e super dissetante.



Anche i succhi di frutta sono bevande molto apprezzate, sia dai dai turisti che dalla gente di Malindi.
Non tutti sanno, forse, che la frutta tropicale dell’Africa ha un gusto molto più forte e intenso di quella reperibile nei paesi sudamericani.


In molti bar o localini tipici e persino nei ristoranti si possono gustare queste bevande fresche e costituite al 100%  dal frutto prescelto: banana, mango, frutto della passione, lime, papaia, melone e moltissimi altri, senza nessun additivo o aggiunta di acqua. Dall’albero al nostro stomaco, direttamente!


C’é qualche abitudine particolare se invitate a cena per la prima volta a casa di amici locali?
Gli africani, in generale, non solo quelli del Kenya, hanno la sanissima abitudine di lavarsi le mani prima di mangiare qualsiasi cibo.


Non che noi occidentali non si faccia ma, qui a Malindi, anche nei locali che io chiamo “africanissimi” dove a colpo d’occhio potrebbe sembrare che l’igiene sia inesistente vi sono, invece, i lavandini per lavarsi le mani e tutti, indistintamente, lo fanno. Persino i barboni, che di pulito hanno davvero poco, visto che vivono per strada, se dai loro del cibo non li vedrai mai mangiare direttamente se prima non avrann lavato le mani.


In che cosa consiste la colazione della gente locale? 
A Malindi le tradizioni culinarie, e non solo, sono rimaste quelle che erano ai tempi del colonialismo inglese.


Spesso mi ritrovo nei locali tipici a far colazione, e mentre io ordino la mia solita tazza di latte caldo dove al massimo vi sciolgo una bustina di caffè solubile e lo sorseggio insieme ad un mandazi, dolce tipico di qui molto simile alle nostre graffe, 


vedo che la gente che mi é seduta ai tavoli accanto ordina di tutto, salato e dolce insieme.

Mio marito, invece, é uno di quelli che ordina, come tantissimi locali, una zuppa di ossa di capretto e pezzi di carne speziata con del peperoncino e l’affianca a una tazza di chai, tè con latte e speziato con cannella, ereditato dal colonialismo inglese, che a loro volta presero dall’India. 



Io, oramai, a vedere alle 8 del mattino questa colazione mi ci sono pure abituata ma le prime volte, vi assicuro, era da brivido.




Il cibo più bizzarro che hai visto mangiare con piacere ai tuoi amici locali ma che tu non mai avuto il coraggio di assaggiare.
Sangue crudo mischiato a latte. Sicuramente non avrei mai il coraggio di bere il sangue preso direttamente da una capra o da una mucca appena sgozzate e mischiato, poi, con il suo stesso latte.
Questa é un’usanza tipica del popolo Masai che personalmente rifiuto di seguire. E fortuna per me questo mio rifiuto non é considerato un’offesa dai parenti di mio marito.





Quando i Masai decidono di uccidere un animale del loro allevamento per poi mangiarlo, prendono il sangue dall’animale appena ucciso e lo mischiano al suo latte e poi bevono questa che considero una disgustosa bevanda ma che a loro dire trovano super buona, super nutritiva e squisita da bere.


Piccola nota dell’autore

Nel popolo Masai si tramanda, da padre in figlio, il perché ciascuno di essi abbia una piccola cicatrice rotonda sulla guancia. Tutti, indistintamente, uomini e donne.

Si racconta che molto, molto tempo fa si scatenò una terribile battaglia tra due etnie della Savana africana: i Masai e i Kikuyu, a causa dell’eccessivo attaccamento dei primi verso il bestiame. Infatti, i Masai ritenevano che ci fosse un legame speciale tra essi e gli animali stabilito addirittura da Ngai, il loro Dio, al punto che ad ogni mucca dovesse corrispondere un Masai e che questa non potesse avere altri padroni diversi da un Masai.
La battaglia andava avanti, così, senza né vincitori né vinti ma solo decimando, giorno dopo giorno, decine di valorosi guerrieri, da entrambe le parti.

Senonché i Kikuyu, un bel giorno, ebbero l’idea di sconfiggere i Masai eliminando a monte quelli che sarebbero divenuti i futuri guerrieri: i loro bambini.
Questi, già in tenera età, venivano mandati al pascolo da soli e in questa occasione erano rapiti dai Kikuyu che poi li avrebbero tenuti nella propria tribù come forza lavoro.

Ecco che per evitare il sequestro dei propri bambini i Masai iniziarono a “marchiare” gli appena nati con una piccola cicatrice di riconoscimento: un cerchietto sulla guancia. In questo modo non sarebbe più stato possibile per i Kikuyu confondere i piccoli Masai tra i propri.


Ciascun portatore di cicatrice rotonda sulla guancia sarebbe stato, da quel momento, un Masai, senza ombra di dubbio, e come tale sarebbe appartenuto, per sempre, alla tribù, anche nel caso in cui il piccolo fosse rimasto orfano, non potendo essere adottato se non da un altro Masai.


Oggi, ovviamente , la battaglia tra Masai e Kikuyu non c’è più ma si continua a praticare questa vecchia tradizione di appartenenza al popolo Masai verso tutti i nuovi nati.


Viene prodotto qualche liquore – anche casalingo – particolare ? 
Il mnazi. Non lo berrei mai visto che, oltre ad essere del tutto astemia, non amo i gusti aciduli ma, credo che il vino di cocco, o mnazi, come chiamato localmente, sia la bottiglia alcolica che va per la maggiore tra la gente dei veri villaggi africani, quelli fatti ancora di capanne di fango.

Oggigiorno anche i turisti che si lasciano convincere a visitare quelli che io definisco i villaggi "africanissimi" iniziano a gustare questa tipica bevanda alcolica che gli africani chiamano vino di cocco.

In pratica, il vino di cocco altro non é che un estratto della linfa dell’albero del cocco. Dopo aver effettuato una tacca in una delle foglie più verdi e grosse, quelle poste più in alto sulla palma, viene adagiata al di sotto della foglia una bottiglia che raccoglierà il succo che ne fuoriuscirà. 
Nel tempo di una nottata o due, al massimo, la bottiglia si riempirà di questo liquido e fermentando in modo naturale diverrà alcool. 
Non vi é necessita di aggiungere nessun additivo al suo interno ma é un prodotto naturale dal gusto davvero troppo forte per i miei gusti. 

Alcuni italiani di mia conoscenza che hanno voluto assaggiarlo sostengono che sia un po’ una sorta di vino frizzantino. Vi confesso che non ne sono per nulla convinta.




Se dovessi fare una passeggiata da solo nella notte come ti sentiresti? Ci sono aree da evitare?
Sicuramente non andrei mai a passeggiare sola nella notte. Oltre al fatto che non ci sarebbe nulla da vedere non mi sentirei comunque tranquilla.
Mi capita, a volte, di dover passare attraverso alcune vie e stradine non proprio sicure ma sempre in auto o in moto, mai a piedi.
Siamo in un paese povero e l’occasione fa sempre l’uomo ladro. Generalmente suggerisco ai turisti miei clienti di non andare mai in zone isolate ma, soprattutto, di non ostentare ricchezza. É la causa principale di quei pochi incidenti accaduti a turisti che si sono visti fermare da gang locali solo perché indossavano un bracciale o un orologio di oro
Eviterei durante il vostro viaggio in Kenya di portare con voi questi monili: Non fanno di certo il monaco e qui i monaci ricconi non piacciono molto J o forse, al contrario, piacciano sin troppo



Il libro dell’autore locale che ci suggeriresti di leggere.
Suggerisco, per avere un’ idea di Malindi e dei suoi abitanti, di leggere i libri che su di essa ha scritto Freddie del Curatolo. 

Freddie é un giovane italiano residente, ormai, da tantissimi anni a Malindi, e dirige il sito di MalindiKenya, rivolto agli italiani curiosi di conoscere questo paese. 

Inoltre, suggerisco anche i suoi libri. Dei must per chi vuol capire il Kenya e la sua zona costiera.



É una città per anziani?
Secondo me sì. Ve ne sono parecchi, sono soprattutto stranieri pensionati che vengono a trascorrere a Malindi i mesi invernali del loro paese. Il clima qui é ottimale per gli acciacchi senili così molti vecchietti vi trascorrono anche sei mesi, tutto il tempo che il visto turistico concede loro. 


Ti capita di sentirti, a volte, molto sola oppure é impossibile perché c’é sempre qualcuno disposto a fare due chiacchiere?
La mancanza di amici é sempre la cosa che più fa soffrire quando si lascia il proprio paese di origine. Purtroppo, la nota dolente di questa città é che non ci sono cinema, teatri, centri di ritrovo o club. Tutto ciò obbliga me, così come tante altre persone non ancora in età avanzata, a sentire maggiormente la mancanza di un gruppo di amici. Posso dire che l’aspetto più triste della mia vita in in questa fantastica città sia proprio rappresentato da ciò.
Personalmente ho momenti di solitudine e ne risento non poco ma poi mi tuffo nel lavoro oppure apro il mio pc e tramite i social riesco a sentirmi meno sola. Penso però a come sarebbe bello se avessi qui amici con i quali passare del tempo a ridere e scherzare o anche solo a vedere un film insieme per poi commentarlo!



Il motto o il modo di dire più simpatico.
Il motto non solo di Malindi ma di tutto il Kenya é sempre: Pole pole, dallo Swahili “polepole” e significa “piano piano, non affannarti”.

In realtà ve ne sarebbe anche un secondo, sempre dallo Swahili, forse pure più conosciuto grazie al Re Leone della Disney: Hakuna matata che vuol dire, “nessun problema, senza pensieri”.
Qui la gente vive alla giornata. Niente si fa di corsa e nulla crea affanno Sicuramente il clima incide parecchio su questo stile di vita così rilassato poiché con il caldo tutto si rallenta.


Pole pole non é solo un modo di dire ma proprio uno stile di vita.
E vi dico che per me é veramente duro da abbracciare anche perché sono arrivata a Malindi alla veneranda età di 36 anni e quindi con tutte le ‘’cattive’ abitudini tipiche della nostra cultura occidentale: correre sempre ovunque come una trottola e preoccuparmi per tutto e tutti. Chissà, magari tra venti anni, forse, riuscirò ad abituarmi e avrò anche io una vita pole pole.

Oggi, durante la vita quotidiana, in quei giorni in cui non ho nulla da fare un po’ riesco anche io a seguire questa filosofia. Invece, durante il periodo lavorativo il pole pole e l’hakuna matata, credetemi, sono davvero pesanti da accettare. E alla fine mi dico sempre : E vabbé, beati loro che ci riescono.
In sincerità un po’ li invidio.


Saresti disposta ad imbastire una storia con un uomo del luogo? Se sì, se no, perché?
Ho già dato e continuo a dare…eh eh eh




Una qualcosa che ti manca moltissimo dell’Italia...
I cannoli con la ricotta e il pistacchio. Sono siciliana, che vuoi che mi manchi di più!
Dai, no, non é solo questo.



Direi che oltre ai cannoli mi mancano un po’ i miei nipoti, che come dissi nella presentazione in alto, essendo la loro zia maggiore li ho cresciuti un po’ anche io; ma poi penso: quando erano piccolini ero la zietta, la zietta Dona. Oggi sarei ancora per loro la zietta da amare? Mah!



Ci sono molti luoghi storici o naturalistici nelle vicinanze della tua città che meritano una visita o é un luogo piatto? Se sì quali?
Questa domanda é facilissima, la Savana!







Non si può venire in Kenya e non andare in safari nella savana keniota.
E con chi se non con un esperto della savana come un autentico Masai?
Non vi dico altro!





Qual é la domanda (dai, poi, anche la risposta) che avresti voluto ti facessi?
Torneresti in questo momento preciso in Italia?
La mia risposta é no! Almeno no in questo momento della mia vita. Domani non saprei.
Dovrei tornare a dover mettere tacchi, vestiti ben curati e di gran moda. Dovrei tornare a frequentare il parrucchiere, ma soprattutto, dovrei tornare alla frenesia del mondo occidentale. No grazie.


In questo momento pensatemi alla mia scrivania da lavoro perché oggi é giornata lavorativa per me ma sono in pareo , senza scarpe, davanti a una fresca bevanda al mango e con una vista mozzafiato che dà sull’Oceano Indiano.





Pensi ancora che io possa valutare un rientro in Italia?
E poi, vi é la natura, la savana, i suoi meravigliosi animali liberi , il caldo e la gente che sorride sempre nonostante abbia poco e spesso niente da offrire se non quel sorriso.


Già mi rivedo sulle strade italiane. La folla di persone che mi passerebbe accanto, velocemente, distrattamente e senza mai un sorriso che dica: Ciao! Abbi una buona giornata anche tu! Qui a Malindi, ma come in tutto il Kenya e probabilmente in tutta l’Africa, tutto questo tutto accade. Sempre. Ogni giorno. Nonostante la giornata sia iniziata per tutti ma non si sa per quanti ce ne sarà una successiva.

E voi, avete mai visitato Malindi ? Avete indirizzi da svelarci, suggerimenti da dare o aneddoti da raccontare?





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1 commento:

  1. Belle foto della tua vita. Grazie per aver condiviso con il mondo. Credo che meriti di credito per il vostro lavoro. Vi consiglio di riposare http://wellcum.at/it/location/. Questo sito vi aiuterà a guardare la vita dal lato opposto. Inoltre vi sarà piena forza per la vita.

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