La città di Osaka raccontataci da Ilaria, un'italiana all'estero - PRIMA PARTE |...e guardo il mondo da un oblò! | WH, Cate?




Carissimi lettori,

Nuovo appuntamento con...e guardo il mondo da un oblò! ovvero le città straniere raccontateci dalle italiane che vi vivono.

Questa settimana, voliamo, finalmente, in Asia ed esattamente ad Osaka, una delle più affascinanti città del Giappone.

Come sempre vi ricordo che se, tra voi lettrici, vi fosse qualche italiana residente, anche temporaneamente, all’estero e abbia voglia di essere intervistata, oppure, conosca delle italiane felici di partecipare al progetto,lasci un messaggio nei commenti al post o, sulla pagina Facebook di What’s Happening, Cate?, oppure scriva una mail a caterina _ amato @ ymail . com e verrà contattata entro un paio di giorni, al massimo.

Vi ricordo, ancora, affinchè tutti voi possiate sentirvi un po’ più partecipi in questa mia iniziativa, e non solo lettori. ;) l’hashtag #EGuardoIlMondoDaUnOblòOsaka, che potrete usare, se vorrete, sui diversi social in cui è presente, anche,What’s Happening, Cate?: innanzitutto, in Instagram (caterinaagatamaria) ma, anche, su Facebook, (What's Happening, Cate?), Twitter, (WHCate) e infine, su Pinterest, (What's Happening, Cate?), per postare ulteriori foto, curiosità, scorci pittoreschi di cui solo voi siete a conoscenza oppure, per condividere, con noi, lo shopping del cuore, le vostre scoperte gastronomiche e molto altro ancora, rispetto quanto già raccontato nell’intervista da Alice.

Come sempre, nessun limite alla fantasia.


xoxo

Caterina Agata Maria

Nome: Ilaria ma oramai, per tutti, sono diventata「イラ」ovvero Ira, diminutivo di Ila, dato che qui in Giappone, al contrario della Cina, non esiste la lettera “L”
Cognome: Benetti
Età: 30
Professione: Studentessa




Questo mio blog è una specie di diario personale in cui racconto le mie gite in terra nipponica.
Non badate alla formattazione del testo perchè vi anticipo di già che è pessima - , lol in giapponese. Inoltre, da quando ho iniziato i corsi nella nuova scuola, a Osaka, sono davvero presissima con lo studio del giapponese così, non riesco più ad aggiornarlo come vorrei.
Però, a parte tutto questo, J se vi fa piacere, dategli pure un’occhiata.
Città italiana di provenienza: La mia adorata Torino.
Città di arrivo: Osaka
Stato: Giappone





Nella mia precedente vita, in Italia, le cose andavano relativamente bene. Ero autonoma e felice. Avevo, però, allo stesso tempo, un pensiero fisso, lo stesso che ho tutt'ora e per il quale sto “lottando” dall'altra parte del mondo: la mia laurea in “Lingue e culture dell'Asia e dell'Africa”.
Ne ho interrotto gli studi dieci anni fa quando mancavano solo tre esami alla tesi.
Al tempo, sembrava che tutto andasse per il meglio. Alla fine del primo anno avevo, infatti, già dato molti esami del secondo ma poi, ad un certo punto, ho avuto un blocco totale nei confronti dello studio.
A trent'anni rimettersi sui libri? Sì, ma in quello che può essere il più proficuo dei modi: sedendosi dietro ad un banco di una scuola giapponese.
E così eccomi qui, a “Osaka”.
Poi, dopo aver conseguito la mia tanto desiderata laurea, tornerò, un giorno, in Italia, perchè, malgrado la mia famiglia e le mie amiche mi diano della pazza, è il mio paese e lo amo. Adoro la mia Torino, dove vorrei realizzare il mio sogno post laurea: essere una guida turistica.

Osaka, situata nella regione del Kansai, nell'isola di Honshū, è una stupenda insalata di “nuovo” e “vecchio” adeguatamente pesati e mescolati insieme, come la gran parte delle grandi città giapponesi.
Lasciando le grandi strade principali dove campeggiano gli alti edifici residenziali, ci si imbatte in case basse, a due piani, minuteLe più antiche e tradizionali si riconoscono subito: sono un po' più scure delle altre e più basse, dove si cammina ancora sui tatami, il tradizionale pavimento fatto di paglia di riso intrecciata, 



ed in inverno ci si scalda con le gambe con il kotatsu, una sorta di “tavolino coperta” poichè al di sotto di esso nasconde una piccola stufa elettrica.



Se ci si dirige verso i quartieri più vivaci e moderni, nelle ore serali, si viene colpiti dalle luci dei neon colorati, dai loro riflessi nei corsi d'acqua, dalle grandi insegne o dall'immancabile e sempre costante profumo di cibo che invade anche il più piccolo vialetto. Inoltre, impossibile non essere continuamente distratti dalle voci di benvenuto,“Irasshaimase!”, provenienti dai negozi nonchè dal rumore indistinto che esce dalle sale del Pachinko, le sale gioco d’azzardo, quando, passandoci davanti, le porte scorrevoli si aprono automaticamente.




Come si chiamano gli abitanti della tua nuova città?
Gli abitanti di Osaka si chiamano osakaesi
Occhio alla pronuncia di Osaka che non è quella a cui siamo abituati a sentire in Italia.
Osaka, 大阪, si pronuncia ”Oosaka”, con la “O” lunga.
In giapponese, la parola Osaka è composta da due kanji, cioè i caratteri della lingua nipponica, Oo che significa “grande” e Saka che significa “pendio” e quest’ultimo viene pronunciatao con la “S” chiusa di sole e non quella aperta di casa!
Provate a pronunciare, anche voi, ora, nel modo corretto...Oosaka.... Il suono che sentite non vi sembra già più...giapponese? J



Sono appena atterrata nella tua città. Il luogo, fisico o virtuale, che mi consigli di visitare per trovare un valido aiuto alle mie prime necessità...casa, macchina, lavoro?
Io, suo tempo, mi sono affidata a Go! Go! Nihon, un’associazione di supporto scoperta, per caso, su internet.
Mi hanno aiutato con la burocrazia legata al visto studentesco, con la ricerca di un alloggio nonchè con la scuola. Il tutto gratuitamente.
Per quanto riguarda l'auto, non avendo intenzione di vivere qui per sempre, non saprei darvi consigli...anzi sì: la rete dei trasporti pubblici è assolutamente il top! Treni e metropolitane sono comodissimi ed il ritardo medio dei mezzi è di qualche decina di...secondi. Sì, avete letto bene, è una questione di secondi e questo dato si riferisce alla tratta Tokyo–Osaka, avente più di 500km di percorrenza, effettuata dalla Shinkansen, la linea ferroviaria giapponese dei treni proiettili dangan ressha, chiamati così in quanto capaci di raggiungere anche i 603/km orari.



Sapete che gli Shinkansen sono considerati tra i treni più sicuri al mondo?
In più di quaranta anni di attività, sono stati inagurati nel 1964, i treni proiettili non hanno riportato nessun incidente o deragliamento. Bhè, sì, solo due casi di deragliamento a causa, il primo, di un forte terremoto avvenuto mentre questo viaggiava e il secondo, per una tormenta di neve, ma, in entrambi i casi, non vi fu nessun ferito.
Siete d’accordo con me che a Osaka, piuttosto che pagare i parcheggi, tutti praticamente a pagamento, molto meglio pagare metropolitana e treni, no?




Per quanto riguarda il lavoro, posso, invece, riportarvi le esperienze dei miei amici in proposito. Mi hanno raccontato che, in tutte le stazioni dei trasporti si trovano, sempre bene in vista, giornaletti e opuscoli con le varie offerte lavorative. E se state cercando un lavoro part-time basta entrare in un Konbini e chiedere.
I Konbini si trovano in ogni angolo della città, aperti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, festività comprese, e vendono davvero di tutto, pasti caldi compresi, con dei prezzi molto bassi. Solitamente sono sempre alla ricerca di nuova manodopera.



Io ho il mio obiettivo in testa e poichè sono studentessa a tempo pieno non avrei neppure il tempo per lavorare. Tra l'altro, al momento dell’iscrizione ho firmato un documento che mi obbliga a non cercare lavoro senza prima consultare la scuola. Perciò, anche volendo...


Lo street food per il quale la gente del luogo impazzisce per la sua bontà?
Senza dubbio gli Okonomiyaki, chiamati anche pizza di Osaka.
Gli Okonomiyaki, parola composta da Okonomi che significa “tutto ciò che vuoi” e da Yaki, “alla griglia”, è un piatto agro-dolce tipico di Osaka, anche se pure la città di Hiroshima ne contende la paternità. Ricorda, nella forma, la nostra frittata.



Il tradizionale Okonomiyaki Osaka style, è a base di farina di grano, uova , fettine di verza e brodo dashi. Poi, a seconda dei gusti, si può aggiungere carne, pesce, oppure verdure. Ed infine, è condito con salsa onomiyake, scura e piccante, maionese e scalogno affettato.



La particolarità sta nel fatto che viene cotto su una piastra rovente chiamata teppan e, se si ordina l’okonomijaki al ristorante, tale piastra fa parte proprio del tavolo dei commensali, altrimenti, il bancone dell'Okonomiyaki-ya, il localino dove si può acquisare on the road, è esso stesso un lungo...teppan.



Di Okonomiyaki-ya, se ne trovano davvero molti, in ogni quartiere della città, ma. a mio avviso, uno dei migliori, anche se ormai un po’ turistico, è
Mizuno
4 Chome-1-23 Kitahama, Chuo Ward, Osaka, Osaka Prefecture 541-0041, Giappone

La fila di persona in attesa del proprio turno, dinanzi al locale, vi confermerà che avrete fatto un’ottima scelta.



Altrimenti, più caratteristico, Houzenji Sanpei
1 Chome-7-10 Dotonbori Chuo-ku, Osaka



Piccola nota del redattore
L'okonomiyaki è un piatto talmente popolare da essere entrato a far parte della cultura letteraria giapponese la quale si esplica, anche e soprattutto, attraverso i manga, che potremmo tradurre con fumetti, e le anime, cartoni animati.

Sicuramente uno dei manga giapponesi più noti e amati, anche dagli italiani, è
Ai shite NaitoAmami mio cavaliere" di Kaoru Tada, trasposto poi, dalla carta in anime e andato in onda, in Italia, con il titolo di Kiss Me Licia.
La protagonista, Yaeko Mitamura, detta Yakko, che nella versione italiana fu tradotta come “Luciana”, detta “Licia, lavora al “Mambo, proprio un okonomiyaki-ya, e suo padre, Shige-san, Marrabbio, proprietario del locale, è bravissimo nella preparazione degli okonomiyaki 



con i quali rimpinza Hashizo e Juriaano rispettivamente, in Italia, Andrea e il suo gatto Giuliano.



Un altro street food che io adoro e che vi suggerisco di assaggiare, poichè davvero molto buono, è il Takoyaki. Si tratta di squisite polpettine fritte di polpo. Il termine Tako significa infatti “polpo” mentre Yaki sta per "infornato” o “grigliato"



La sua peculiarità consiste nella padella in ghisa con la quale si cuociono, poichè è costituita da tante piccole forme semisferiche. dove si versa la pastella, composta da farina e acqua e al cui interno viene posto un pezzetto di polpo. Farciti, poi, con zenzero marinato e salsa per takoyaki della otafuku.



I Takoyaki sono considerati, solitamente, una merenda veloce, da gustarsi mentre si cammina in strada ma sono talmente amati che vengono preparati anche a casa e non è infrequente vederli cuocere, pure, durante i pic-nic all’aperto, sempre nelle loro padelle con le semisfere
Dove assaggiare i migliori Takoyaki di tutta Osaka?
Da Dōtonbori, nella omonima zona.
1 Chome-4-16 Dotonbori Chuo-ku, Osaka

Non potrete mancarlo. Un grosso polpo rosso vi campeggia come insegna.



Infine, voglio confidarvi una curiosità. Qui a Osaka è stato creato uno snack che avrete di sicuro tutti assaggiato, almeno una volta nella vita: i Mikado, gli stecchini di biscotto ricoperti da cioccolato fondente.



Il loro vero nome è, in realtà, Pocky, Pokkī in giapponese, che deriva, a sua volta, da pokkin, onomatopeia, in quanto riprodurrebbe il suono dello sgranocchiarli .
È comparso sul mercato nel 1966 e nei soli primi di due anni di vendita fu responsabile di incassi pari a 30 miliardi di yen! Non ho idea oggi a che cifra possano corrispondere, immagino solo che siano tanti soldi J



In Italia è commercializzato con il nome di Mikado, non chiedetemi perchè, forse perchè i bastoncini richiamano il gioco del Mikado.


Se dovessi fare una passeggiata da solo nella notte come ti sentiresti? Ci sono aree da evitare?
La prima volta che uscii da sola, di sera, per andare ad un evento internazionale al termine della serata persi l'ultimo treno. Mi feci l'applauso da sola, proprio me lo meritavo. Nonostante in strada ci fossero numerosi taxi in bella mostra ad attendere tutti coloro che, come me, erano rimasti appiedati, decisi, comunque, di incamminarmi: un'ora e mezza di passeggiata notturna avuta inizio a mezzanotte. Ricordo ancora perfettamente che attraversai non solo vie più e meno grandi e più o meno illuminate ma anche piccoli vicoli bui nei quali, probabilmente, in Italia non sarei mai passata troppo volentieri.

Dicono che il Giappone sia un paese molto sicuro: ora posso dire che lo è per davvero. Lungo la mia passeggiata rimasi, ovvio, tutto il tempo molto in guardia ma, in ogni caso, non mi capitò di vedere nulla di strano se non qualche uomo ubriaco che faceva la pipì negli angoli nascosti; Dovete sapere che questo, dell’orinare nel bel mezzo delle strade è, in tutto il Giappone, un comportamento socialmente accettato.

Una volta giunta a casa la mia mamma giapponese si fece una bella risata e poi mi spiegò che, sì, il livello di sicurezza è alto ma ci sono zone dove è molto meglio non andare, come ad esempio a Shin Osaka ed in alcune aree di Tennouji, soprattutto se si è donne e se si è di notte da sole.


Collezioni qualche oggetto tipico del luogo?
Forse non è vero e proprio collezionismo ma da quando sono qui ho accumulato tonnellate e tonnellate di carta per origami, di ogni dimensione e colore. Proprio non resisto. Ogni volta che vedo una tipologia che ancora non ho oppure che mi piaccia, finisco per comprarla E poi? Poi, ovviamente, creo gli origami. 




Con origami si intende l’arte di piegare la carta, da Ori “piegare” e Kami “carta”, arte che si affermò in Giappone intorno al 1700.
È una pratica riconducibile alla filosofia dello Zen e rappresenta la caducità delle cose materiali e il principio in base al quale solo il cambiamento è costante. 

Sapete come è nata l’arte degli origami?
La sua origine risale all’antica cerimonia del noshi-awabi.
Un tempo, il noshi-awabi, piccolo mollusco simbolo di immortalità che veniva tagliato a strice ed essicato al sole, era offerto come dono ben augurale ai Samurai, antichi guerrieri, e custodito all’interno di un astuccio di carta non tagliato bensì solo piegato su se stesso.
Oggi non si usa più offrire il mollusco ma il noshi-awabi, rappresenta la più antica forma di origami, tutt’oggi offerto come buon augurio.



Non sono ancora una specialista però mi piace moltissimo creare origami di fiori e gru.
È uso del popolo giapponese donare origami, tra i tanti, anche a forma di gru poichè questa forma, per loro, è simbolo di purezza.



Per me, le gru hanno, invece, un significato molto particolare
Ora vi racconto. 
Anni fa, mentre viaggiavo in treno, in Italia, davanti a me era seduto un signore giapponese. Parlava poco inglese ed assolutamente non parlava italiano anche se conosceva le canzoni di Mina e Toto Cutugno. Ad un certo punto, prese due pezzi di carta, li piegò e ne fece due gru. La prima gru la diede ad una signora seduta accanto a noi, sull'altra scrisse “ANA” e la donò a me. Tutt'oggi quella piccola gru è in camera mia, a Torino. Casualità o meno, ANA è la compagnia area giapponese di bandiera con la quale sono arrivata qui.

Io le gru, in realtà, le piego anche per un altro motivo: Sadako Sasaki.



Sadako era una bambina di Hiroshima che sopravvisse all'esplosione atomica del 1945 ma morì, all’età di dodici anni per una grave forma di leucemia, conseguenza delle radiazioni. Creava origami a forma di gru, uccello simbolo di lunga vita, nell’ospedale dove era ricoverata, soprattutto con le confezioni dei suoi medicinali, perchè la leggenda vuole che se si riesce a piegarne 1000, si vedrà realizzato un proprio desiderio; Il suo era quello di tornare nuovamente a correre Purtroppo non riuscì nel suo intento, morì il 25 Ottobre del 1955, prima di poter piegare la sua millesima gru. 
Io, come tante altre persone al mondo, le piego per lei e un giorno le porterò alla statua in suo onore, ad Hiroshima.



C’è un’attrazione fuori dal comune?
L'acquario Kaiyukan
1 Chome-1-10 Kaigandori, Minato Ward, Osaka,

Premetto che solitamente non apprezzo i luoghi dove gli animali vengono segregati e dove sono costretti a vivere fuori del loro ambiente naturale ma l'acquario di Osaka è davvero impressionante, per quanto bello, ed enorme. Le vasche sono molto curate ed ampie. La vasca centrale, poi, è la più affascinante. 5400 metri cubi d’ acqua per nove metri di altezza dove nuotano mante, tonni e...lo squalo balena



A volte gli squali sono due, a volte uno solo: vengono prelevati dall'Oceano Pacifico e posti nell'acquario per qualche mese. Il tempo necessario per studiarne i comportamenti e per poi poterli monitorare In seguito, vengono nuovamente riportati a casa loro, nell’Oceano Pacifico. 
Davvero immenso, da visitare!


È una città soggetta a calamità naturali?
Il Giappone è, purtroppo, tristemente noto per i suoi numerosi terremoti, trovandosi esattamente sul “Ring of fire”, un anello, a forma di ferro di cavallo, che ruota tutto intorno all’Oceano Pacifico per più di 40.000km. È stato registrato che il 90% dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche mondiali avvenga in questa zona, come conseguenza del movimento delle placche continentali. E il Giappone, ahimè, si trova esattamente sopra questa cintura.



L'organizzazione giapponese è, comunque, davvero sorprendente!
L'altro giorno ero in Municipio e stavo compilando dei documenti. Ad un certo punto una sirena inizia a suonare. Non era un suono fastidioso o con volume troppo alto, piuttosto una specie di avviso di un prossimo avvenimento. E infatti, dopo qualche secondo, il tavolo, dove stavo scrivendo, ha iniziato ad ondeggiarmi davanti. Era ora di pranzo e la prima cosa che ho pensato è stato ad un mio probabile calo di pressione. Senonchè ho sentito, immediatamente dopo, una signora dire “Jishin” - “じしん  - terremoto e allora ho capito che non si trattava di un mio calo di pressione. Il tutto è stato, comunque, affrontato con la massima calma, come sempre, d’altronde. Un impiegato ha dato, ad un certo punto, l'ok a poter riprendere a lavorare. E così anche io mi sono rimessa a scrivere, con i fogli che ancora ondeggiavano. La scossa è durata circa un minuto e il grado percepito ad Osaka è stato intorno al secondo grado di magnitudo.
Vi dirò di più: se si ha un numero telefonico giapponese, l'early warning system, il nome tecnico di questi avvisi sonori, ti avverte con una musichetta dell’imminente arrivo di un terremoto anche mediante smartphone.

Lo scorso mese la Terra ha tremato di nuovo, in modo molto forte, settimo grado di magnitudo, come nel grande terremoto del 2011, con, al tempo, conseguente tsunami.
È accaduto in una zona molto più a Sud di Osaka, Kumamoto-shi ; Ci sono stati numerosi morti, feriti a centinaia e molta, molta devastazione. Guardando il telegiornale mi veniva voglia di piangere. Non per la devastazione in sé, ma per l' immensa forza con cui questo paese reagisce a questi drammi. Da ogni parte del Giappone si sono mossi per aiutare gli abitanti di Kumamoto e chiunque ha fatto la sua parte, da subito.


Qual è la bevanda più popolare?
Sicuramente la bevanda preferita ad Osaka, così come in tutto il Giappone, e simbolo di questo paese all’estero, è il Nihonshu, ovvero “vino di riso”, ottenuto dall’unione di alcol con il liquido derivato dalla fermentazione del riso. Ma in tutto il mondo il Nihonshu è conosciuto come sake, - si pronuncia sakè - anche se questa parola altro non significa se non bevanda alcolica e, in base alla regione, si riferisce a diverse tipologie di distillati dal riso. Difatti, il Nihonshu è solo uno dei tanti distillati.




Vi racconto una piccola curiosità: come in Italia abbiamo il vino per tutti i giorni e lo spumante per le grandi occasioni così in Giappone vi è il futsuu-shu ovvero il sake normale e il tokutei meishoshu, il sake per occasioni speciali, poichè, solo quest’ultimo, ha una certificazione di raffinamento e purezza. Il primo, invece, pur rappresentando il 75% del sake prodotto in tutto il Giappone, non ha alcuna certificazione di qualità.




In inverno si beve caldo, dopo averlo riscaldato uniformemente in piccole bottiglie da sake, chiamate tokkuri, mentre in estate si preferisce a temperatura ambiente.



Infine, poichè il sake non migliora con il passare degli anni non vi è necessità di catalogarlo per annate di invecchiamento motivo per cui, normalmente, si beve solo  il sake prodotto nell’anno corrente .

Le birre Sapporo, Asahi e Kirin, sono altrettanto famose all’estero o lo sono solo per me?

A livello nazionale, invece, esistono un sacco di soft drinks amatissimi dai locali e dai gusti più disparati. Io ho voluto assaggiare “l'acqua allo yogurt”.
È perfettamente trasparente come la vera acqua ma il suo sapore è...lasciamo stare! Mi era stata consigliata da una mia amica giapponese. Mai più, grazie!


C’è molta vita pubblica, sia diurna che notturna? La zona più brulicante di locali?
Di giorno si lavora, non ce ne sono di storie!
I giapponesi sono davvero dei lavoratori instancabili. Vedere i sararīman, gli impiegati, in giacca e cravatta, correre per non perdere il loro treno che immancabilmente partirà puntualissimo, è uno spettacolo tutto giapponese.



Poi, arriva il Venerdì e questi, sino ad allora inappuntabili, finiscono per ubriacarsi fino a dimenticarsi il loro nome.




I giapponesi, effettivamente, non brillano per vita sociale. Se hanno del tempo libero durante il giorno, spesso dormono, navigano su internet oppure leggono manga o ancora, giocano con i videogames, isolandosi.

La sera gli studenti ed i giovani si divertono nelle enormi e rumorosissime sale giochi o nelle sale del Pachinko, poste nei quartieri più luminosi e vivi di Osaka, Shin-Osaka e Namba.






Altra cosa che  gli osakaesi adorano fare è andare nei locali dove vi è il karaoke, il vero karaoke, non quello che conosciamo noi grazie a Fiorello!

Il karaoke giapponese, da kara,”vuota” e da ōkesutora "orchestra”, si svolge in serate organizzate dai locali appositi per il karaole e la particolarità, rispetto l’Italia, consiste nella sua pratica in salette, le karaoke boxes, spesso affittate ad ore, nelle quali si si riuniscono piccoli gruppi di amici o solo una coppia di fidanzati. Non sono eventi di massa, come, invece, lo erano noi.




Le karaoke boxes, nacquero per l’esigenza di isolare dagli strilli e dalla musica il vicinato, poichè le case giapponesi, in legno, non erano insonorizzate.
La prima karaoke- box fu posta in un campo di riso, nel 1984, nella prefettura di Okayama. Da allora, ne sono state create più di 100.000 in tutto il Giappone.
Il popolo giapponese, così riservato e composto, ama molto cantare a squanciagola, da sobrio o da ubriaco, come modo per evadere o per rompere le regole e questo vale, soprattutto, per i businessman e difatti nelle boxes può farlo indisturbato e principalmente in modo privato, non visto da tanti. 


Panorama di Osaka


Oltre a cantare, in queste boxes, chiuse da una porta, è possibile, bere e mangiare senza dover lasciare il microfono poichè è possibile ordinare da un menù presente nella saletta, tramite una sorta di telefonata al personale del locale grazie a delle cornette poste sempre all’interno delle boxes, per non dover uscire all’esterno e interrompere lo spettacolo.
I migliori karaoke noleggiano anche i vestiti per poter cantare truccati proprio come i propri idoli.
La prima volta che sono andata ad un karaoke ho cantando ininterrottamente dalle 11 di sera alle 5 del mattino!


Cosa non debbo mai dire o fare per non passare da maleducato?
Non devi mai essere diretta.
È un concetto molto difficile da spiegare ma ci provo raccontandovi quanto accadutomi proprio qui a Osaka..
Il giorno del compleanno della mia “mamma giapponese” sono tornata a casa con una torta dicendole “Siccome le piacciono i dolci, ho pensato che potesse esserle gradita questa torta!”. La sua risposta non è stata propriamente quella che mi aspettavo poichè, l’ho capito solo dopo, ero stata, ahimè, troppo diretta nel parlare dei suoi gusti dolciari, anche se poi la torta è stata, comunque, apprezzata.

Altri piccoli aneddoti di questo comportamento tutto giapponese sono i divieti, imposti attraverso la doppia negazione oppure gli inviti, che vengono espressi attraverso una serie di domande negative.
Faccio un esempio: In Italia noi siamo più abituati a dire:“Andiamo al parco?”, invece in Giappone si preferisce dire “Non andresti al parco?”. poichè il nostro invito ad un giapponese suonerebbe più come un' imposizione che altro.


Quando si vuole scappare dalla civiltà dove si va?
In uno dei tanti parchi che si trovano in città.



Io, per esempio, vado spesso al Nagai Koen ed entro nel giardino botanico.

546-0034 Nagai-koen, Higashi-Sumiyoshi-ku, Osaka City




Mi piace vederne i cambiamenti, le nuove fioriture, le piante che rinascono. Ogni volta c'è una nuova specie pronta a mostrarsi nella sua bellezza: prima i prugni, poi i ciliegi, i tulipani e presto saranno le rose!
Un parco davvero enorme dove ci si dimentica della caotica metropoli!


C’è molta attenzione alla salute delle persone nella tua città? Rispetto dell’ambiente, aria salubre, riciclo spazzatura, propensione allo sport o al contrario manca tutto questo?
L'attenzione verso questi fattori è in primo piano ad Osaka, come in tutto il Giappone. 

La quantità di parchi e giardini pubblici aiuta a tenere un livello di qualità dell'aria davvero alto e le auto sono per la maggior parte ibride, cioè sia con motore termico che elettrico: per questo molto raramente capiterà di sentire nell’aria vero e proprio odore di smog.!

Anche la pratica dello sport è molto importante. Tutti, dai giovanissimi agli anziani, praticano uno sport; la cosa che mi colpisce ogni volta che vado a passeggiare al parco è l'enorme ventaglio di attività praticate: c'è chi fa break dance, chi pratica la bmx freestyle, altri sono dediti al baseball, al tennis, al calcio e poi c’è il badminton, lo skate, la corsa, la marcia, …

Quello che mi ha sorpreso negativamente è, invece, la gestione dei rifiuti.
Osaka è una città molto pulita ma nonostante questo mi sembra che non ci sia molta attenzione al riciclaggio. La quantità di confezionamenti ed imballaggi in plastica è davvero eccessiva, dal mio punto di vista, e per la maggior parte non vengono riciclati ma eliminati tramite la raccolta della spazzatura che viene poi incenerita.
A proposito di spazzatura, una curiosità: ad Osaka, e solo qui, il camioncino che ritira la spazzatura arriva annunciandosi con una musichetta carina che ti entra in testa. Il secondo giorno dopo il mio arrivo la stavo canticchiando quando la mia famiglia ospitante è scoppiata a ridere rivelandomi che quella era la musica del camioncino della spazzatura, appunto.



Un amico svizzero invece, sentendola si è catapultato fuori casa credendo di potersi comprare un gelato... Ridendo, poi, mi disse: “What the...! In Osaka you want ice-cream and you get rubbish!


C’è qualche abitudine particolare se invitate a cena per la prima volta a casa di amici locali?
Non mancate mai di dire Itadakimasu  - いただきます - all'inizio del pasto e Gochisōusama deshit”  - ごちそうさまでした  - alla fine di questo, con le mani congiunge e portandole al petto.



Non sono semplici “Buon appetito” ed “Era delizioso” ma sono molto di più. Il nostro “Buon appettito” è un augurio che rivolgiamo a noi stessi e ai nostri commensali, invece Itadakimasu e Gochisōusama deshita sono dei veri segni di rispetto verso il cibo, verso la provenienza di esso e verso a chi lo ha preparato. Tanto che i giapponesi sono soliti pronunciare queste due frasi anche se pranzano da soli.


Dacci un consiglio per farci amici la gente del luogo.
È sufficiente andare in giro! Il volto dello straniero attira molte curiosità.
Osaka, in particolare, è famosa per i suoi abitanti amichevoli.
Ad esempio, ieri sera, sul treno per rientrare a casa, stavo parlando con un amico spagnolo ed un signore giapponese ha iniziato a parlare con noi.
Per via della presenza americana in Giappone, ai tempi della fine della seconda guerra mondiale, è più facile trovare uomini anziani, oggi, che parlano l'inglese piuttosto che giovani.

Le occasioni di fare amicizia non mancano, basta cercare su Facebook gli eventi in giro per la città. Se non si vuole usare Facebook esistono molti altri siti, sono numerosissimi, ma tutti raggruppano gli eventi in base alla tipologia di interesse e alla zona della città in cui si svolgono.

Inoltre, vi è Nagomi visit, un sito giapponese che propone una modalità alquanto singolare per stringere amicizie. Registrandosi si ha la possibilità di essere invitati a cena in casa di famiglie giapponesi e poter mangiare con loro, condividendo cibo e tradizioni locali.



La parola della lingua locale che maggiormente ti piace e perchè. 
Questa è una bella domanda! Mi piacciono molto -さあ - Saa e - -  Ne.
Per uno strano scherzo linguistico, entrambe le parole, sono usate esattamente nello stesso modo, con la stessa cadenza e con lo stesso significato che hanno in piemontese!
 “”, in piemontese, è un’ incitazione usata all'inizio di una frase, come per dire “Dai!”;
 “Ne” è usato, invece, alla fine di una frase interrogativa ed equivale a “Non lo pensi anche tu?


C’è un monumento nella tua città molto amato dai suoi cittadini e che tu reputi orrendo o, al contrario, bellissimo ma non abbastanza apprezzato dalla gente del luogo?
La Taiyō no Tō, ovvero la “Torre del Sole”, dell’artista giapponese Tarō Okamoto, nel parco di Bampaku kinen kōen.

565-0826 Prefettura di Osaka, Suita, Giappone

Mi sono ripromessa più volte di andare a visitare questo parco e la sua torre ma ancora non l’ho fatto...


Bampaku kinen kōen è il parco commemorativo dell'Expo Universale del '70. Sicuramente sarà un luogo stupendo e tra l'altro è proprio vicino alla mia scuola ma la “Torre del Sole”, con le sue tre facce, per quanto possa essere significativa, mi inquieta davvero molto!


Ribadisco che sto parlando solo in base a delle foto che ho visto, però! Appena ci andrò vi dirò se questa mia inquietudine sarà rimasta oppure sarà svanita :)







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