Ciutadella de Menorca raccontataci da Alice, un'italiana all'estero |...e guardo il mondo da un oblò! | WH, Cate?




Carissimi lettori,

Nuovo appuntamento con...e guardo il mondo da un oblò! ovvero le città straniere raccontateci dalle italiane che vi vivono.

Questa settimana, dopo Odense, in Danimarca, siamo un’altra volta in Europa ed esattamente a Ciutadella de Menorca, in una delle meravigliose isole delle Baleari, Spagna.


Come sempre vi ricordo che se, tra voi lettrici, vi fosse qualche italiana residente, anche temporaneamente, all’estero e abbia voglia di essere intervistata, oppure, conosca delle italiane felici di partecipare al progetto, lasci un messaggio nei commenti al post o, sulla pagina Facebook di What’s Happening, Cate?, oppure scriva una mail a caterina _ amato @ ymail . com e verrà contattata entro un paio di giorni, al massimo.

Vi ricordo, ancora, affinchè tutti voi possiate sentirvi un po’ più partecipi in questa mia iniziativa, e non solo lettori. ;) l’hashtag #EGuardoIlMondoDaUnOblòCiutadellaDeMinorca, che potrete usare, se vorrete, sui diversi social in cui è presente, anche, What’s Happening, Cate?: innanzitutto, in Instagram (caterinaagatamaria) ma, anche, su Facebook, (What's Happening, Cate?), Twitter, (WHCate) e infine, su Pinterest, (What's Happening, Cate?), per postare ulteriori foto, curiosità, scorci pittoreschi di cui solo voi siete a conoscenza oppure, per condividere, con noi, lo shopping del cuore, le vostre scoperte gastronomiche e molto altro ancora, rispetto quanto già raccontato nell’intervista da Alice.

Come sempre, nessun limite alla fantasia.


xoxo

Caterina Agata Maria


Nome: Alice
Professione: Agente di tour operator
Età: 29


Città italiana di provenienza: Bologna
Città di arrivo: Ciutadella de Menorca
Stato: Spagna, Europa.





Mi definisco una viaggiatrice, una sognatrice e anche una un po’ pazzerella, difatti non sono mai riuscita a stare ferma in un posto per troppo tempo.
Sono cresciuta in provincia di Bologna ma ho sempre approfittato di scambi culturali e vacanze studio per fare esperienze all’estero.
Una volta presa la mia laurea in turismo mi sono avventurata, subito dopo, in Spagna, per il mio primo tirocinio lavorativo, e il caso ha voluto che fosse proprio Minorca, dove oggi vivo, 6 anni dopo quella che fu la mia prima visita.
Prima di trasferirmi sulla mia “Isola che non c’è”, assieme al mio Pescatore, e con l’intenzione di rimanerci, ho avuto la fortuna di vivere e lavorare a Gran Canaria, New Orleans e Londra, tutte esperienze di vita che mi hanno fatto capire che bisogna sempre inseguire i propri sogni perché il Paese delle Meraviglie esiste davvero e basta davvero poco per essere felici.


Come si chiamano gli abitanti della tua nuova città?
Gli abitanti dell’isola di Minorca si chiamano minorchini, menorquines in spagnolo, invece menorquins in minorchino, che sarebbe la lingua parlata sull’isola, il menorquín, una variante dello spagnolo/catalano.
Se, invece, parliamo degli abitanti della mia nuova città, Ciutadella de Menorca, allora questi sono ciutadellencs.






Sono appena atterrata nella tua città. Il luogo, fisico o virtuale, che mi consigli di visitare per trovare un valido aiuto alle mie prime necessità...casa, macchina, lavoro?
Il mio blog, modestia a parte.
A Ciutadella non c’è un ufficio o un sito internet che offra assistenza pratica e gratuita per chi si trasferisce qui. Questo è uno dei tanti motivi che mi ha spinto ad aprire il blog. All’interno di esso potrete trovare vari articoli che spiegano la burocrazia, i siti web da consultare e i vari procedimenti necessari per vivere a Minorca. Ovviamente, i miei lettori, nel caso avessero domande di carattere più personale, possono sempre contattarmi tramite la sezione “contatti” posta sul blog.
Su Minorca esiste una pagina web pensata proprio per gli italiani: Isola di Minorca che fornisce delle informazioni generali sull’isola. E poi, vi è un gruppo Facebook associato alla tale pagina web: Vivere a Minorca, che, però, è diventata più una pagina di riferimento per vacanzieri che non per persone che vogliono essere permanenti. Per quanto ne so, il mio è l’unico blog, in italiano, in cui si parla di cosa vuol dire vivere a Minorca tutto l’anno, da straniera.




Un motivo per cui dovremmo trasferirci nel tuo nuovo paese e da nessuna altra parte.
A Minorca si vive bene. L’isola è un piccolo angolo di paradiso sperduto nel Mar Mediterraneo. C’è ancora una natura incontaminata, spiagge vergini e la vita scorre tranquilla, senza stress; è un po’ un ritorno allo stile di vita dei nostri nonni, dei miei, perlomeno, e per me tutto questo significa trovare la propria pace interiore e la serenità.





Ebbene, se avrete la fortuna di visitare l’isola, vi renderete conto che l’acqua è davvero trasparente, il cielo azzurro intenso e i colori così vivi.
In appena 40 km di lunghezza, Minorca raccoglie ben 130 perle da scoprire. In linea generale possiamo dividere le spiagge di Minorca in due categorie: Nord e Sud.
Le spiagge del Sud sono quelle cale caraibiche, con acque azzurro trasparente, sabbia chiara e fine, circondate da foreste verdissime.









A Nord invece, molte parti della spiaggia sono ricoperte da rocce, l’acqua è più limpida e scende subito in profondità, e il colore della sabbia varia dall’ocra al rosso. La vegetazione qui è scarsa, limitata ai socarrells, arbusti spinosi che si sono adattati al vento e al sale.


Ho riunito qui (e continuo ad aggiungere!) le spiagge che, secondo me, sono assolutamente da vedere, piccoli gioielli che a volte vengono dimenticati perché non pubblicizzati nelle guide.
Cala Tortuga
La Vall
Cala Pilar
Son Saura
Cala Galdana
Cala Macarelleta
Playa de Cavalleria
Cala Escorxada
Mongofre
Caló de Rafalet
Cala Calderer

Tratto da: Minorca all’Improvviso - Spiagge Incantate

Un motivo per cui dovremmo scartare la tua città dalle nostre mete.
Ci sono vari motivi per cui Minorca non è la meta ideale per tutti: se devo sceglierne uno, è che siamo su un’isola. Si tratta di una realtà piccolissima e questo influisce su tantissime cose: zero opportunità di carriera e tanta concorrenza nel lavoro, un’economia legata esclusivamente al turismo, chiusura mentale della popolazione, senza dimenticare la doppia insularità, come è chiamato qui il fatto che dipendiamo da un’altra isola, Maiorca, che a sua volta dipende dalla Penisola Iberica, sia per quanto riguarda i trasporti, approviggionamento delle merci, l’istruzione che per la sanità.


Avevi delle idee precostituite prima di arrivare nella tua nuova citta che poi hai scardinato, una volta arrivata sul posto?
Nel 2010, quando arrivai a Minorca per caso, non sapevo praticamente nulla dell’isola e quindi non avevo tante aspettative ma neppure preconcetti. Man mano che la conoscevo, però, continuavo a ripetermi che non era il posto per me, perché ogni volta che tornavo, dopo 6 mesi di stagione estiva avevo voglia di scappare. Mi ero quindi sempre più convinta che vivere a Minorca tutto l’anno non fosse possibile, che rimaneva una meta per la stagione, ma sicuramente non il posto dove stabilirsi e soprattutto non a 20/30 anni.
Adesso, invece, posso dire, dopo un anno di permanenza sull’isola, in forma stabile, che la amo sempre di più e non mi vedo da nessun’altra parte nel mondo.





La tua nuova città è pedonabile oppure occorre usare l’auto anche per andare a prendere un caffè?
Il bello di Ciutadella, e di molte altre cittadine dell’isola, è che, se si vive in centro città e non nelle campagne o nelle urbanizzazioni, si può attraversare la città a piedi in massimo 40 minuti.




Io mi sposto praticamente sempre a piedi, a parte quando devo andare a far spesa. Il centro è pedonabile e moltissimi usano la bicicletta. Tuttavia, per vivere sull’isola, serve un’automobile poichè gli autobus non sono, poi, così frequenti e in inverno non circolano proprio, se non la linea principale che collega Ciutadella alla capitale amministrativa dell’isola, Mahón.

Piccola nota dell’autore:
Al capoluogo di quest’isola, Mahòn, in minorchino Maó, va il merito di un’invenzione gastronomica, oggi conosciuta in tutto il mondo: la maionese.
Sembra che il nome di questa celeberrima salsa derivi proprio da quello dato dai Cartaginesi a questa città, Mahòn, loro presidio militare durante le Guerre Puniche, in onore del Generale Magone Barca, Magon in latino, fratello del più famoso condottiero Annibale.
Sull’origine di questa salsa vi sono diverse teorie al riguardo ma tutte hanno come protagonista il Duca di Richelieu, pro-nipote del famoso cardinale francese. 



La prima di queste racconta che, nel 1756 il Duca di Richelieu, si stabilì nell’isola di Minorca, durante la Guerra dei Sette Anni con l’Inghilterra, per la conquista di Port Mahòn, allora capitale dell’isola. Dopo la vittoria sugli inglesi, Richelieu offrì un grande banchetto per festeggiare l’evento. Il caso volle che il suo cuoco, volendo preparare una crema a base di uova e non riuscendovi, in una cucina di campo militare, ricorse proprio all’utilizzo di una miscela di olio di oliva ed uova, già nota agli isolani da tempo. Il successo al banchetto fu grande e la salsa a base di olio e uova fu chiamata proprio mahonnaise, cioè di Mahón, in ricordo della città minorchina

Un'altra delle storie sulla nascita della maionese attribuisce, invece, la sua invenzione all'amante del duca, una gentildonna minorchina che soleva omeggiarlo, durante i loro incontri clandestini, con questa crema, tipica dell’isola. Anche qui, il successo fu tale che Richelieu promise di dare alla salsa il nome di mahonese, cioè abitante di Mahón, come la sua bella dama.


Pensi che per trasferirsi nella tua nuova città, e perciò per affittare una casa, un’auto, avviare un’attività lavorativa o solo per avere il tempo di cercarlo, – si abbia bisogno di un budget molto alto oppure è possibile fare tutto ciò anche con disponibilità economiche limitate?
Dipende cosa si intende fare una volta arrivati qui. In linea di massima, con tutti i requisiti burocratici in regola, si può pensare di sistemarsi, e perciò trovare una casa, una macchina, un lavoro, in un mese. Visto il basso costo della vita, qui, servono, più o meno, 1000 euro al mese per due persone. Forse, all’inizio della propria permanenza ne potrebbero servire altrettanti per pagare la cauzione dell’appartamento in affitto, e per fronteggiare le prime spese, in attesa che giunga il primo stipendio.


Il pranzo della domenica è un pasto che riunisce le famiglie oppure, nella tua città non c’è questa tradizione?
Per i minorchini la Domenica è sacra e tutti si riuniscono nelle proprie famiglie per il pranzo.
In estate, non è difficile vedere gruppi di minorchini arrivare in spiaggia con tanto di borsa frigo, tovaglia, sedie, posate, ombrellone e colonizzare le panchine fino a tardo pomeriggio.
Vi anticipo che i minorchini sono abbastanza chiassosi, quindi sono da evitare le spiagge da loro predilette per passare la Domenica, se avete l’abitudine o solo intenzione di fare il riposino pomeridiano sotto l’ombrellone.
In inverno, invece, o comunque fuori stagione turistica, i minorchini trascorrono il loro pranzo in famiglia, nelle proprie case di villeggiatura. Dovete sapere, infatti, che molti ciutadellencs hanno anche una seconda casa “al mare”. La prima è in città, a Ciutadella, e la seconda nelle urbanizzazioni del sud, a ben...10 km di distanza! In estate, solitamente, queste case sono affittate ai turisti così, fuori stagione, i minorchini le sfruttano per il pranzo domenicale in famiglia.




Hai avuto difficoltà a fare amicizie con le persone del luogo?
Diciamo che, a parte un paio, di amici minorchini non ne ho, e comunque sia, le mie amicizie, qui, sono quasi sempre legate al lavoro.
La maggior parte dei lavoratori, però, sono spagnoli della penisola, che arriravo sull’isola solo all’inizio di ogni nuova stagione turistica ma che non restano per l’inverno, quindi la difficoltà maggiore, almeno per me, non è stata tanto quella di fare nuove amicizie, quanto piuttosto di mantenerle nel tempo.
Il problema principale rimane, comunque, l’atteggiamento dei minorchini. Minorca è un porto di passaggio; ogni stagione arriva gente nuova e altrettanta se ne va e i suoi isolani sono abituati a vedere persone diverse ogni sei mesi, perciò non vogliono sforzarsi a conoscerle e a stringere amicizia con queste se dopo qualche mese lasceranno l’isola.
Prendete Minorca, toglieteci i minorchini, e vi innamorerete dell’isola. Non voglio generalizzare, però i minorchini non sono proprio il miglior popolo con cui convivere. Semplici, rozzi, pastori, contadini, calzolai, vecchi, fannulloni, razzisti, di mentalità chiusa, catalani.
Purtroppo vista la loro storia è normale che il loro carattere non sia proprio socievole.
In passato, infatti, Minorca è stata sempre occupata da diversi popoli, spopolata e ripopolata con prigionieri catalani (tipo l’Australia per intenderci), e lo straniero è sempre stato visto come una minaccia. Si tratta di persone che non sono mai uscite dall’isola e l’unica speranza rimangono forse solo i giovani, che lo faranno nel caso in cui decidano di frequentare l’università fuori.
Ovunque, in banca, in posta, al supermercato, se avrete bisogno di qualcosa vi risponderanno scortesemente, come se chiedere un’informazione desse loro fastidio. Ma non prendetela personalmente, sono fatti così e lo fanno con tutti.
Tratto da: Le Avventure di Alice – Minorca

L’abitudine del luogo più civile che ti piacerebbe esportare...
La buona fede delle persone. Da queste parti non è infrequente che accadano cose quali: poter lasciare la bombola del gas vuota, fuori dalla porta di casa, con i soldi per la nuova, per chi verrà a sostituirla, posti sotto di essa, e sapere che nessuno se ne approprierà indebitamente; poter lasciare le finestre al pian terreno spalancate senza paura che qualcuno entri in casa per rubare; dimenticarsi la propria borsa in un bar e vedersela restituire con tutto il suo contenuto; nei negozi poter chiedere la sostituzione di un prodotto, ed ottenerlo senza grossi problemi, seppur non si abbia più la ricevuta di acquisto.
Qui la gente si aiuta tra di sè, ci si fida l’un con l’altro e i rapporti umani sono ancora veri e sinceri.

...e quella più incivile che proprio non riesci a tollerare?.
La guida in strada! I minorchini non sanno proprio fare le rotonde. Rimangono sempre sulla corsia di destra, anche quando devono prendere l’ultima uscita! Inoltre, usano prendersi la precedenza salvo, poi, scusarsi mediante un braccio alzato, fuori dal finestrino. C’è veramente da rischiare un incidente se non si presta molta attenzione.


Qual è l’insegnamento che vorresti lasciare ma che proprio i tuoi nuovi concittadini non vogliono apprendere?
Sono sempre stata convinta che avrei potuto insegnare tanto ai minorchini, soprattutto nel mondo del lavoro, venendo da realtà come quella inglese e americana. Pensavo di poterli “cambiare”, far capir loro che ci sono altri modi di lavorare e che funzionano molto meglio del proprio. Loro, però, continuano imperterriti e indifferenti: dopo 4 anni di esperienza lavorativa qui, non dico che ci ho rinunciato, ma ormai non me la prendo più di tanto. E sicuramente questo spiega come mai io lavori per una società inglese!
La disoccupazione è altissima, ma gli stessi minorchini hanno zero voglia di lavorare. Non ho mai conosciuto nessuno che non si lamentasse già a luglio dell’arrivo immediato di agosto, e di non vedere l’ora di ottobre, per poter chiudere di nuovo tutto e non fare più niente. Ragazzi, ma con che coraggio vi lamentate??!! Lavorate per 6 mesi all’anno, gli altri 6 mesi in vacanza pagati dallo Stato, e pretendete di farlo solo per poche ore al giorno, attaccati a casa (non sia mai che devo farmi più di 10 minuti in macchina per raggiungere il posto di lavoro!) e quando vi pare a voi? Perché poi qui, anche se si lavora nel turismo, tutti vogliono avere la domenica libera. Eh già, la domenica è sacra, per prendere la borsa frigo con la famiglia e scendere in spiaggia per il picnic, urlando e gridando fino a sera, alla faccia di chi va in spiaggia per riposare.
Tratto da: Le Avventure di Alice  – Minorca

Lavoro a parte, vorrei far capire ai minorchini che il mondo fuori da Minorca è più brutto di quello che pensano e tutto ciò di cui si lamentano è, in realtà, un lusso, in confronto a quello che si trova al di fuori della loro “bolla”. Purtroppo, la gente dell’isola è molto chiusa mentalmente. La maggior parte di loro non è mai uscita da Minorca e non hanno riferimenti al di fuori della realtà isolana.
Un esempio? Per loro la sanità minorchina è mal organizzata, in quanto per una visita dermatologica, per citarne una, ci sono liste di attesa anche di 2-3 mesi. Provate a convincerli voi che questo non è niente paragonato ai tempi di attesa nella sanità italiana!


È una città soggetta a calamità naturali?
Non è proprio una calamità naturale ma senza dubbio è un elemento naturale che caratterizza fortemente l’isola. Sto parlando del vento di tramontana.



Se c’è una cosa che dovete sapere prima di trasferirvi qui, è che Minorca è chiamata “isola del vento” per un buon motivo.
Un pezzetto di terra in mezzo al Mediterraneo, senza montagne a proteggerla, soggetta alle forze della natura. Mare e vento.
Da sempre la terra minorchina è stata sferzata dai venti: il più famoso e temuto, è senza dubbio la Tramontana.
Un vento freddo, che effettivamente ha origine ai poli e attraversa tutta l’Europa prima di assumere direzioni e nomi diversi (in Italia è la nota Bora). In Catalogna e alle Baleari (sostanzialmente le zone affette da questo vento) è chiamato Tramontana: “dall’aldilà dei monti”.



Soffia tutto l’anno, una media di 155 giorni. Dicono che sempre soffia per giorni multipli di 3 (3, 6, 9 giorni). In estate, spesso, è ben gradita, visto il sollievo del fresco che porta con sé; è in inverno, però, che scarica tutta la sua forza, raggiungendo fino i 100km/h, spesso costringe a rimanere in casa, dura settimane e può fare davvero paura.
Se non siete amanti del vento, vi disturba o vi influenza fisicamente o mentalmente (chi è meteoropatico come me sa cosa voglio dire), allora forse è meglio considerare un altro posto dove vivere.
Quando soffia tramontana, si sente, si vede, si percepisce, anche stando chiusi in una stanza.
Le palme iniziano a muoversi, frusciare di foglie, il mare comincia ad incresparsi in lontananza, il silenzio viene interrotto da un sibilo che acquista sempre più forza. Si notano le raffiche e la forza che acquisisce pian piano; si vedono gli alberi, piegati al punto da sradicarsi; si vede la luce, una nitidezza abbagliante, cielo blu senza nuvole e colori dai contorni definiti quasi dipinti.
Non é contraddittorio che un vento così forte, distruttivo e freddo porti bel tempo?
Ci sono, però, occasioni in cui porta con sé tempesta. Allora, si salvi chi può.
Tenete candele sempre pronte in casa, perché se la tramontana sradica alberi, potete facilmente rimanere senza luce, per parecchie ore. E preparatevi ai porti chiusi e ai supermercati con scaffali vuoti. I traghetti e gli aerei non partono: l’isola rimane abbandonata a se stessa, non si può scappare.
La tramontana può soffiare per 10 ore di seguito, raggiungere i 150km/h ed è l’unico vento che non calma la sua forza durante la notte.




L’anno scorso, a febbraio, per quasi due settimane, la tramontana ha soffiato ininterrottamente di giorno e di notte. Di giorno il suo ululato può davvero spaventare. Di notte, le tapparelle e i tendoni delle terrazze di tutto il palazzo sono stati sferzati senza pietà. Noi al piano terra abbiamo fatto fatica a dormire per il rumore. Non mi immagino ai piani più alti.



Gli effetti della tramontana si vedono ovunque. Minorca non sarebbe quella che è senza la tramontana. Il paesaggio naturale sarebbe completamente diverso.
Provate a passeggiare al nord di Minorca, dopo aver visto i paesaggi del sud: vegetazione scarsa, solo rocce corrose e arbusti bassi dalle forme stravaganti, tutti piegati verso sud. Qui il vento in inverno è talmente forte da portare con sé acqua del mare e il sale marino cuoce le piante. Per questo la vegetazione ha forme asimmetriche: non è stata piegata dal vento, è stata bruciata dalla salsedine. Non si vedono pini o alberi come nella zona sud: la tramontana a nord ha spazzato tutto ed impedisce agli alberi di crescere.
Dicono che i forestieri o immigranti come me non la sopportino, mentre altri sostengono che la tramontana suscita una relazione di amore-odio.
I miei sentimenti nei confronti di questo vento, devo dire, sono ancora, di fatto, alternanti.
... ... ...
Dicono che la tramontana porti pazziao creatività. Non a caso, in Catalogna i pazzi vengono definiti “toccati dalla tramontana”.
... ... ...
Ora vi chiederete: come mai tutto questo interesse per un vento?
Curiosità, voglia di scoprire e capire l’isola in cui vivo e trovare o meno conferma ad un mio futuro sviluppo di follia.

Ma soprattutto la ricerca di una leggenda letta tempo fa:
“Cuenta la leyenda que la tramontana, ese viento que se ensaña con la isla arrasando sus tierras y quebrando sus bosques, posee la propiedad de modificar las conductas humanas. En el Ampurdá catalán dicen que les trastorna y les vuelve locos. En Menorca, la tramontana parece actuar atrapando la voluntad de los visitantes, no permitiéndoles abandonar nunca más la isla.”

Tratto da: Minorca allimprovviso - l’isola del vento

È una città a misura di bambino?
Decisamente sì.
La cosa più bella che vedo, ogni volta che mi capita di andare alla piazza del paese, sono i bambini che giocano ancora tra loro a pallone o con le trottole. Altro che cellulari o Ipad!.
É talmente tranquilla che tutti i ragazzini, qui a Minorca, la mattina vanno, tranquillamente, a scuola a piedi e da soli, senza dover essere accompagnati dagli adulti, non essendoci pericoli di sorta. Ancora, l’amministrazione comunale ha creato molti parchi gioco per loro, e si organizzano numerose attività ludiche, per i più piccoli, nonchè escursioni gratuite per i più grandi e per le loro famiglie.

Qual è il piatto locale che hai imparato a cucinare e di cui vai fiera? È possibile avere la sua ricetta?
L’ensaïmada. Il nome di questo dolce, che ricora un po’ una brioche a spirale, deriva dal suo ingrediente principale, il saïm, strutto di maiale, in catalano. Sicuramente un dolce non poco calorico, ma all’apparenza – almeno quella - soffice e leggero.



È un prodotto, in realtà, originario dell’isola di Maiorca, ma non discutete mai di questo con un minorchino! Tuttavia, anche Minorca è altrettanto famosa per le sue ensaïmadas, tanto che le troverete in qualunque forno o pasticceria ed è molto comune vedere turisti, in aeroporto, con una o più ensaïmadas  nella caratteristica confezione ottagonale. 





In commercio ve ne sono di vari tipi: vuota o ripiena di crema, con cabello de ángel, una confettura di zucca, con cioccolata, panna, albicocche secche e pure con sobrasada, un salume tipico dell’isola, a base di carne macinata di maiale e insaporito con spezie piccanti. In genere, sono servite con una tazza di cioccolata calda.
La mia preferita? Con crema caramellata.

Quante ore ho passato a leggere libri di cucina minorchina ... ... ... per trovare la ricetta di uno dei dolci tipici di Minorca.
... ... ...
L’ideale sarebbe stato farsi dare la ricetta da una nonna minorchina, come quelle che, per le feste di paese, vendono dolci e altre bontà nelle bancarelle presso Plaça dels Pins a Ciutadella.
Però ne ho trovate un paio su dei blog di cucina spagnoli e alla fine ho creato la mia ricetta.

Cosa vi serve:
● 350 gr. di farina di forza
● 120 gr. di zucchero
● 125 gr. di acqua tiepida
● 1 uovo
● 100 gr. di strutto di maiale
● 12 gr. di lievito di birra fresco
● 40 gr. di lievito madre già rinfrescato (quello vero, non quello del video)
zucchero a velo.

Renderete felici: 8-10 persone (2 ensaïmadas grandi, circa 26cm di diametro)

Tempo impiegato in cucina: 2 ore di preparazione, più 22 ore di lievitazione.

Come fare:
In una ciotola capiente con una frusta montate l’uovo con lo zucchero fino ad ottenere un composto cremoso. Sciogliete poi il lievito di birra con metà dell’acqua e usate l’acqua rimanente per sciogliere il lievito madre. Aggiungete entrambi i lieviti al composto di zucchero e uovo e mescolate bene. Per ultima aggiungete la farina. Se avete la planetaria, ancora meglio, altrimenti potete usare un mixer o uno sbattitore elettrico con i ganci per impasti.
L’impasto sarà molto morbido e si attaccherà facilmente, quindi se impastate con le mani, ungete il piano di lavoro e le vostre mani con olio di semi. Lavorate l’impasto per 30 minuti: questa è forse la parte più importante per un impasto perfetto, che possa poi stendersi senza rompersi. Vedrete infatti che, man mano che impastate, il glutine renderà l’impasto sempre più elastico. L’impasto è pronto quando, staccandone un pezzettino, può essere stirato facilmente fino a diventare trasparente.
A questo punto avvolgete l’impasto in pellicola trasparente e lasciate riposare per mezz’ora.
Preparate dunque il piano di lavoro – che deve essere almeno 1,40 metri x 0,80m – ungendolo con olio di semi.
Dividete l’impasto in due parti.
Prendete il primo pezzetto e stendetelo con l’aiuto di un mattarello in modo da ottenere un rettangolo di circa 40cm x 10cm e spesso circa 1 cm. Ora, con le mani, stendete uno strato di strutto su tutto l’impasto (non abbiate paura ad abbondare con lo strutto, anche questo è essenziale per la buona riuscita e croccantezza dell’ensaïmada) facendo attenzione a non schiacciare troppo. Con l’aiuto del matarello, assottigliate poi l’impasto per il lungo.
Dopodiché viene il bello: dovete stirare la pasta prendendola man mano dai lati e stenderla su tutto il piano lavoro, senza romperla.
Una volta tutto l’impasto è steso sul piano lavoro, ritagliate una strisciolina alta 1 cm da uno dei bordi più lunghi (magari quello che è rimasto un po’ più spesso) e posizionatelo sopra il bordo alto dell’impasto, in modo da creare il cosiddetto “cuore” dell’ensaïmada, che vi aiuterà nel passaggio successivo.
Dal lato in alto iniziate ad arrotolare la pasta su di sé, fino in fondo, creando un filoncino di circa 1,5 cm di diametro, e dategli un po’ di forma nel caso in cui lo spessore sia non omogeneo.
Prendete una teglia, ricopritela con carta forno ed adagiate il filoncino creando una spirale, collocando l’estremo più grosso al centro, mentre nascondete quello più sottile alla fine della spirale sotto l’ultimo giro. Lasciate più o meno due dita di spazio tra un giro e l’altro.
Ripetete il tutto con il secondo pezzetto d’impasto e date forma alla seconda ensaïmada.
Lasciate lievitare le due ensaïmadas nel forno spento per 22 ore, coperte con pellicola trasparente appena unta con olio di semi.
Infornatele separatamente in forno caldo a 190° per 12-13 minuti: sono pronte quando avranno preso un bel colore dorato.
Una volta fredde, cospargetele di zucchero a velo.
Qui si servono con una tazza di cioccolata calda!
Da non dimenticare
Il segreto per un’ensaïmada perfetta sta nell’impasto (impastare almeno 30 minuti), nella farina (di forza, così il glutine rende l’impasto elastico), nella stiramento della pasta (il più fine possibile) e nella lievitazione (22 ore!).
A me sono volute due volte prima di riuscire a farle come da foto e non sono ancora perfette!

Se amate sperimentare
Se preferite, con le stesse quantità potete preparare 4 ensaïmadas piccole.



L’ensaïmada può essere vuota oppure farcita con cabello de ángel, una specie di marmellata di zucca caramellata, difficile da trovare se non qui in Spagna, crema, panna, cioccolata, oppure con sobrassada. Ebbene sì, i minorchini la mettono anche sui dolci!

Il ripieno va messo una volta che avete steso tutto l’impasto sulla superficie del piano lavoro, sul “cuore” dell’ensaïmada: bastano una decina di cucchiai di ripieno.

Tratto da: Minorca allimprovviso - Ensaïmada Minorchina


In quale supermercato di grande distribuzione generalmente vai per fare la spesa? E perchè lo preferisci ad altri ?
Magari potessi andare in un unico supermercato per fare la spesa! La spesa “grossa” la faccio al Mercadona, nel poligono industriale di Ciutadella,
Ctra.ciutadella A Mao C/dels Industrials, 07760, Ciutadella de Menorca - Menorca
una catena spagnola, che però non vende niente che non sia della sua marca, riconoscibile dal logo bianco. Questo significa che per trovare tutto ciò che mi occorre devo passare anche negli altri tre supermercati della città.
Inoltre, molte cose le compro, ormai, su internet, lo shopping online, infatti, va tantissimo, non essendoci, a Minorca, centri commerciali e grandi magazzini. Scordatevi pure Decathlon, Leroy Merlin, Carrefour, Mediaworld, e tanti altri.


L’indumento modaiolo più popolare nella tua città
Le avarques: sono dei sandali di pelle con suola di pneumatico. Originariamente venivano usate dai contadini poichè comode e durature per lavorare nei campi. Qui, sull’isola, sono famosissime e sono ormai divenute un must, accordandosi con qualsiasi vestito, anche quello più elegante. Le portano tutti, dai neonati ai vecchietti. Sono in tutti i colori e, addirittura, alcune signore scelgono i modelli con il tacco. Ovviamente, è uno dei souvenir preferiti che i turisti si portano a casa.



Io sono rimasta davvero scioccata la prima volta che le ho viste: sono bruttine e antimoda, almeno secondo i miei standard italiani, e devo dire che ci ho messo un bel po' di tempo prima di decidermi a comprare il mio primo paio. Vi confesso, però, che adesso ho intenzione di acquistare il secondo ;-)

Il senso della moda è limitato a Minorca. Chi vuole spendere tanti soldi in vestiti quando per 6 mesi all’anno si sta in infradito e costume?
Perché comprare i tacchi quando le strade sono ciottolate e ci sono salite, discese e scalinate ovunque (fatele voi sotto 30-40 gradi o sotto la pioggia in inverno, o ancora con la tramontana che vi sposta)?
... ... ...
Se, da bravi residenti minorchini, avete acquistato un paio di Avarcas, dubito che le indossiate in Italia - sono l’anti-estetica per eccellenza, ... ... ... a meno che non sia per “mostrare” che siete stati a Minorca in vacanza... ... ...
Se lo fate, vi ammiro.
A me è rimasto ancora un briciolo di senso di moda, e le limito alle passeggiate sulla mia isola.

Tratto da: Minorca all’improvviso - Menorquisation Avviata


C’è qualche negozietto particolare da cui ti servi, e perchè?
L’anno scorso ho scoperto Ca Na Riera, un negozietto di alimentari presso il Mercato del Pesce
C/Hospital Santa Magdalena nº 7, Ciutadella de Menorca, Spagna
che vende prodotti minorchini: frutta e verdura locale, miele, marmellate tipiche dell’isola ma anche salumi e formaggi italiani al banco, nonché i biscotti della Mulino Bianco!


Lungo Ses Voltes, in centro, si trova, poi, Granel,
C/ Sant Antoni 24, Ciutadella,
che vende ogni tipo di spezie, cereali, cibo a km zero e prodotti ecologici.


Un mio appuntamento fisso sono, inoltre, Camamil•la,
Avinguda del Capità Negrete 20, sulla Contramurada, Ciutadella,



e Fang i Aram,
Carrer Magnífics Jurats 1, Ciutadella
due negozi di dietetica ed erboristeria, che vendono diverse tipologie di farine, cereali, semi nonchè alimenti vegani e integratori alimentari.


Il quotidiano o la rivista più letta?
Es Diari, il quotidiano di Minorca che si trova, ogni giorno, in qualunque bar.
Poi abbiamo, Revista Util, consultabile anche online e, qui a Ciutadella, Ciutadella de franc, due riviste gratuite reperibili nei supermercati della catena Spar e in alcuni negozi di alimentari, in quanto, sostanzialmente, raccolgono tutti gli annunci tra privati, in vigore sull’isola: affitti, compro/vendo, offerte di lavoro, auto.



Qual è il consiglio che ti senti di dare a chi si sta trasferendo nella tua nuova città, (o solo visitando) per la prima volta?
Di consigli ne avrei tanti, ma forse quello più importante è avere tanta umiltà e pazienza: ambedue queste virtù sono strettamente necessarie per sopravvivere a Minorca. Virtù che servono, innanzitutto, per trovare lavoro, poichè, almeno all’inizio, bisogna essere disposti ad accettare qualsiasi cosa propongano; qui tutto è più lento e non bisogna avere fretta di trovare la situazione perfetta; umiltà e pazienza servono, anche, a ricordarci che sull’isola siamo ospiti, siamo noi gli stranieri e dobbiamo essere i primi a rispettarla.
Inoltre, altro consiglio che mi sento di dare a chi sta meditando di un trasferimento da queste parti è che a Minorca non ci si arricchisce economicamente: perciò chi cerca uno scopo del genere nella vita ha proprio sbagliato isola!
Se vi trovate, dunque, nella situazione in cui state valutando il trasferimento a Minorca e non sapete esattamente cosa fare, i miei consigli sono questi:
● Fate un sopralluogo: la maggior parte degli amici che sono venuti a trovarmi si sono innamorati di Minorca, ma nessuno se la sente di poterci vivere tutto l’anno. Molti la vedono solo come un paradiso estivo e non concepiscono l’idea che si possa effettivamente vivere qua.
● Venite in estate, ma anche in inverno. L’isola cambia completamente faccia: è vero che in inverno si torna in Italia per visitare i parenti, ma bisogna essere consapevoli delle settimane di pioggia continua, di umidità costante, di tramontana, soprattutto se si è a casa disoccupati.
● Minorca è un’isola. Se prendete la macchina, la distanza massima che potete percorrere sono 50 km. Se volete andare più lontano, dovete prendere traghetto o aereo. A molti che conosco, questo è troppo stretto.
... ... ...
● Minorca è una piccola bolla, isolata dal resto d’Europa, dove il tempo si è fermato 50 anni fa. Se continua ad essere un paradiso, è perché la gente che ci vive la rispetta, la protegge e si prende cura di lei. Ricordatevene sempre.
La situazione lavorativa spagnola è peggiore di quella italiana. Ciononostante, Minorca non vive la crisi, come il resto della Spagna, o meglio, il turismo non è in crisi. Il tutto è limitato però ai mesi estivi, se si è fortunati da maggio a ottobre. Gli altri 6 mesi si è disoccupati: ho lasciato Londra a novembre, sono tornata a Minorca a gennaio e ho trovato lavoro solo a fine marzo. Alcuni penseranno che è fantastico lavorare solo 6 mesi all’anno e gli altri mesi essere in vacanza. Io, sinceramente, dopo mesi disoccupata, avevo voglia di ricominciare a lavorare! Senza la disoccupazione (il “paro”) non si arriva a fine mese (quest’anno non ho potuto chiederla – si ottiene dopo aver accumulato 12 mesi di lavoro) e non ho idea di come funzioni se si lavora in proprio (per intenderci, se se ne ha diritto o meno).
● Avviare un’attività è un rischio in ogni città o paese. La burocrazia qui è più snella, ma questo non determina se i clienti entreranno o meno dalla porta del tuo negozio.
● Non venite qui con l’intenzione di diventare ricchi: 1, perché non lo diventerete, 2, perché se i soldi sono il vostro obiettivo, Minorca non è la destinazione giusta. 

Vivere bene, senza stress, trovare la serenità e la felicità nelle piccole cose è un ottimo punto di partenza.

Tratto da: Minorca all’improvviso - Trasferirsi a Minorca: i miei consigli


Qual è l’abitazione più amata o più caratteristica?
 Ci sono, forse, tre tipologie di casa, qui a Minorca: l’appartamento di città, moderno o di 50 anni fa, 



lo chalet, in versione casa individuale o villetta a schiera. Quest’ultimo si trova prevalentemente nelle urbanizzazioni, soprattutto quelle in riva al mare, 










e, infine, la casa de campo, una casettina (ma talvolta a mo' di villa) con terreno e orto attorno, più campagnola.






Panorama di Ciutadella de Menorca






Se fosse per me, vivrei in uno chalet nei dintorni di Ciutadella, ma vista la mancanza di budget, i loro prezzi si aggirano intono ai 400.000€, per il momento mi accontento del mio appartamento al piano terra. Così, ho un pezzetto di giardino con tanto di orto e piscina comunitaria; comunque non male, no?




Le case di campo, in campagna, possono costare meno delle altre due tipologie ma sono quasi sempre da ristrutturare e spesso si tratta di una casa di appena 50m2, seppur con molto terreno intorno, anche sino a 4000m2, ma la legge urbanistica vieta di ricostruire una casa di campo con dimensioni maggiori di quelle pre-esistenti.
Sicuramente l’abitazione più comune e, allo stesso tempo, quella più richiesta dai turisti è il classico chalet/villetta, in stile minorchino. Si tratta di case intonacate con calce bianca e basse poichè costituite da un solo piano. Generalmente hanno tre o anche quattro stanze, e seppur molto spesso con vista mare, sono, comunque, attrezzate di piscina; qui, sull’isola, è ritenuta un bene necessario.



Il libro dell’autore locale che ci suggeriresti di leggere?
Piedras y vientodi Mario Verdaguer: è il romanzo su Minorca per eccellenza. Nonostante sia stato scritto nel 1927, la descrizione che fa dell’isola e dei suoi abitanti è molto attuale.
Lo consiglio a chiunque voglia conoscere la magia e il mistero che ruota intorno a quest’isola, e voglia trovare, o no, una risposta al perché di questo sentimento di odi et amo che Minorca suscita in tutti coloro che la visitano.



Un ‘cuarenta por ciento’ de viento fuerte, racheado, implacable, tonitroso, que arrasa los cultivos, que retuerce los árboles, que aranca las chimeneas y las puertas de las ventanas, que arrastra a las personas, que exaspera el mar.

Otro ‘cuarenta por ciento’ de piedras enormes, con vagas formas de monstruos y fantasmas, y tonos fríos de extraños minerales.


Y un ‘veinte por ciento’ de algo indefinible hecho de sobresaltos y de temores oscuros, de auspicios maravillosos y de piedades enternecidas. 

Excitante, extraña y lírica, Menorca es así.
Piedras y viento


Lo Street Food buono da impazzire
Senza dubbio le coques. Si possono acquistare, sia nella versione salata che dolce, in qualsiasi forno della città.
La coca è una specie di focaccia, sottile oppure più alta a seconda che sia dolce o salata, di forma rotonda o rettangolare.
La coca salata più conosciuta a Minorca è quella ricoperta di pomodoro. Ma possono anche essere con sobrasada, oppure ricoperte di peperoni rossi, con sofrito (un soffritto di peperoni rossi e verdi, aglio, pomodoro, cipolla, capperi e sale), oppure con alici, olive, sardine in salamoia (tipiche durante la quaresima).



La coca dolce, invece, è di solito molto più alta, e può essere ricoperta con crema, zucchero, albicocche, susine o fichi.



Tra queste rientra la coca bamba, di forma rotonda, tipica delle feste patronali di Minorca, che si mangia a colazione, inzuppandola in una tazza di cioccolata calda.

Tratto da: Un viaggio gastronomico a Minorca


L’evento di massa più popolare ?
La festività per Sant Joan, che si svolge, ogni anno, nel mese di Giugno.
È la festa più attesa da tutti i minorchini, e non solo da loro, e si svolge proprio a Ciutadella. Per questo evento migliaia di persone arrivano a Minorca, sia dalla Spagna che dall’estero, tanto che è impossibile girare per la città.


Si ritiene che le origini di questa festa affondano nel Medioevo, come risulta da alcuni manoscritti, risalenti al XIV secolo, e oggi custoditi nel museo di Mahòn.
Gli storici sostengono che la sua celebrazione, la più antica di tutta l’isola di Minorca, nacque come rievocazione puramente religiosa, del pellegrinaggio di San Giovanni all’eremo del patrono dell’isola, Sant Joan de Missa, San Giovanni Battista, sito qualche chilometro fuori da Ciutadella, per poterlo onorare, anche se poi, con il trascorrere dei secoli, tale celebrazione è divenuta una festa prettamente ludica.
È, senza dubbio, un evento ricco di elementi che lo caratterizzano come unico nel suo genere: innanzitutto, l’intera rievocazione è scandita da un susseguirsi di diversi momenti che vengono rigidamente rispettati da tutti gli “attori” che vi prendono parte e ciascuno di questi partecipanti ricopre un ruolo ben preciso durante la stessa, nonchè indossa degli abiti che, seppur non siano gli originali rispecchiano, comunque, fedelmente, quelli del tempo.


Inoltre, si caratterizza per la presenza di diverse figure, che compongono la Junta de Caixers, il Consiglio dei Cassieri, che rispecchia le diverse classi sociali in cui era divisa la società minorchina del tempo: il Caixer Senyor, la classe nobile, il Caixer Capellà, il clero, il Caixer Menestral, l’artigianato, ed infine, i Caixers Pagesos, i contadini e il Caixer Fadrì, il menestrello.
Altra figura importante è quella del “fabioler”, un ragazzo che suonando un flauto – il fabiòl, appunto – chiede ufficialmente alle autorità cittadine il permesso di dare inizio alla festa.



Ma l’elemento chiave dell’intera rappresentazione sono i cavalli di razza minorchina, esemplari molto pregiati che si caratterizzano per il loro mantello compatto e scuro, quasi nero.
Infatti, durante i tre giorni in cui dura la festa i cavalli con i loro cavalieri compiono spesso il caratteristico Jaleo, in cui il cavallo si impenna sulle due zampe posteriori mentre cavaliere saluta la folla con il cappello. I cavalli sembrano che danzino al ritmo di una delle tante minorchina jota, musiche locali. 
Si crede, inoltre, che l’accarezzare il cavallo mentre questo è nell’atto dell’impennata arrechi fortuna. Io non lo consiglio poichè molto pericoloso.







La festa di Sant Joan è costituita da 3 giorni principali: Diumenge des be, che tradotto letteralmente significa “la Domenica dell’agnello” e cade sempre la Domenica che precede il 24. Il Dissabte de Sant Joan, il 23 di Giugno, il Sabato di San Giovanni, a prescindere dalla reale data, ed infine, il 24 di Giugno, il Dia de Sant Joan.

Io, personalmente, non la amo per niente, preferisco le feste popolari che si svolgono sempre in estate negli altri paesini dell’isola: sono molto più tranquille e meno pericolose.


La particolarità delle case del luogo
Non hanno il riscaldamento, almeno non come lo conosciamo noi. Le case non hanno i termosifoni, visto che il gas naturale non è ancora arrivato sull’isola. Le case più vecchie hanno, forse, un caminetto o una stufa a legna, invece le case più nuove hanno installate le pompe di calore che emettono aria calda oppure i termosifoni elettrici; immaginate le bollette della luce!
Un’altra cosa che non manca mai nelle case minorchine è la piscina: se guardate mappe di urbanizzazioni, su Google, vedrete che ogni casa ne ha una, magari anche quelle a due passi dal mare.


Viene prodotto qualche liquore – anche casalingo – particolare?
Gin Xoriguer ovvero il gin di Minorca, che costituisce un’evidente testimonianza della presenza inglese sull’isola. 
Minorca fu parte della corona britannica per più di 200 anni, periodo durante il quale migliaia di marinai e soldati inglesi occuparono l’isola. Per rispondere alla domanda di gin, bevanda tipica dell’epoca, alcuni artigiani minorchini decisero di importare bacche di ginepro e fabbricare gin sull’isola.
Durante un secolo il gin divenne sempre più popolare anche tra i minorchini, fino a quando un membro della famiglia Pons iniziò a commercializzarlo con la marca Xoriguer, dal nome del vecchio mulino a vento dell’antica attività familiare.
Ad oggi una bottiglia di Gin Xoriguer è uno dei souvenir immancabili di una vacanza a Minorca ed è uno degli ingredienti principali della Pomada o Gin amb llimonada, bevanda tipica delle feste popolari estive.

Tratto da: Un viaggio gastronomico a Minorca



La Pomada, così come ancora oggi servita in tutti i bar e locali di Minorca, fu inventata, nel 1967, da Magí Camps, un minorchino di Mahón.
"Come qualsiasi buon uomo di Minorca, il gin è stata e rimane la mia bevanda preferita. Ma nell'anno 1967 arrivai a consumarne davvero troppo e talvolta mi capitava di ubriacarmi col gin. Logicamente, mia moglie iniziò ad odiarlo a tal punto che mi impose un ultimatum, o lei o il gin. Provai a non bere per due settimane ma non ce la feci. Allora pensai, per depistar mia moglie, di aggiungere al gin la doppia quantità di limonata, così, quando lei mi avrebbe chiesto cosa stessi bevendo avrei potuto rispondere: limonata, mia cara, solo limonata”

Magì Camps, in un’intervista, rilasciata nel 1983, al giornale Diari de Menorca

Nella sua versione originale, la Pomada, chiamata così, pomata, dal suo inventore, per l'aspetto spumoso che assume dopo averla mescolata, prevede, infatti, 1/3 di Gin Xoriguer e 2/3 di limonata. C’è chi preferisce, poi, aggiungere, anche, del ghiaccio oppure piccole foglioline di menta. 

A Ciutadella, contrariamente alle altre città dell'isola, viene chiamata anche solo Ginet.


Il dolce e la pasticceria che ci suggerisci di non perderci.
Non ho ancora trovato una pasticceria all’altezza di quelle italiane, però, a Ciutadella io, se fossi in voi, andrei da Herbera Bakery
Carrer de Maó 28, Ciutadella
Il posto è davvero carino e diverso dai soliti forni che si trovano qui, nonchè i suoi dolci squisiti. 




Altra pasticceria famosa è Moll,
Carrer Roser 1, Ciutadella
di fianco alla cattedrale.



I miei dolci preferiti sono i Pastissets, dolcetti di pasta frolla a forma di fiore, con le punte arrotondate, ripieni di marmellata di fichi e ricoperti di zucchero a velo.
Il nome di questi deliziosi biscottini deriva da pastis, dolcetto, e set, sette, quindi dovrebbe teoricamente avere 7 petali, ma se ne possono anche trovare da meno.



Un tempo costituivano il dolce del pranzo domenicale, o di eventi familiari importanti. Oggi si possono trovare nelle pasticcerie dell’isola in qualsiasi giorno dell’anno. Sono da provare!


Da 0 a 6, quante stelle daresti alla qualità della vita considerando: il salario, la sicurezza, capacità di trovare un lavoro, l’inquinamento, capacità di risparmiare e amabilità della gente?
Un bel 6.
Gli stipendi sono sufficienti per vivere bene tutto l’anno, e, se si presta un po’ di attenzione, si riesce anche a risparmiare un po’. Si trova lavoro abbastanza facilmente, non esiste né l’inquinamentola criminalità e la gente vive serena e senza stress. Insomma, è una realtà migliore non solo del resto di Spagna ma anche di molti paesi europei.







Qual è la cosa ti tocca fare necessariamente nel tuo nuovo quotidiano e che in italia non ti saresti mai sognata di dover fare?
Non avrei mai pensato di dover, ogni anno, imbiancare le pareti di casa e di doverle lavare con candeggina, per rimuovere la muffa!
In Italia ricordo di qualche angolino del soffitto di casa mia con un po’ di muffa, che i miei avranno rimbiancato forse due o tre volte nei 20 anni che vivemmo in quella casa. 
Qui, invece, l’appartamento dove vivo attualmente è al piano terra e le pareti non sono per niente isolate dalle intemperie.

Vista l’eccessiva umidità e la mancanza di un sistema di riscaldamento come si deve, lo scorso inverno, le quattro pareti di una delle camere di casa sono state invase dalla muffa e, inoltre, la pittura nelle parti più basse delle pareti dell’intera casa si è scrostata, riducendosi a polvere. 
A quanto pare è qualcosa di normale qui, tanto che prima che cominci la stagione invernale gli isolani iniziano a pitturare anche gli esterni delle loro case con calce bianca, una manutenzione necessaria in un isola sferzata da vento e salsedine.





Ah, quasi dimenticavo! Non mi sarei mai sognata di dover controllare regolarmente, in inverno, tutte le scarpe, soprattutto quelle di pelle, e di rimuovere muffa anche da lì.


Parlando di trasporti come è collegata la tua nuova città con l’Italia e sono previsti voli low cost o solo di linea-bandiera?
L’aeroporto di Mahón, che dista 50 km da Ciutadella, è ben collegato con l’Italia e il resto d’Europa, almeno in estate. Sia le compagnie di bandiera come l’Alitalia ma anche quelle low-cost quali Vueling, Easyjet e Airone, hanno voli settimanali con collegamenti diretti a molte città italiane. Purtroppo, in inverno la situazione cambia e bisogna fare sempre scalo a Barcellona, da cui partono perMinorca, due voli giornalieri, con la Vueling Questa è l’opzione invernale più economica. Per fortuna, tutti coloro che risiedono sull’isola godono di uno sconto del 50% sui biglietti aerei da/verso la Penisola Iberica.
Se anche a voi è venuta voglia di scoprire questo angolo di paradiso, sappiate che il modo più veloce per raggiungere Minorca è sicuramente l’aereo. Rispetto ad anni fa, molte compagnie aeree stanno aprendo nuove rotte che collegano l’Italia all’isola e, se prenotate in anticipo e con date flessibili, potete anche trovare prezzi molto vantaggiosi.
... ... ...
Per darvi un’idea dei prezzi, a gennaio con €90 a persona (andata e ritorno, solo bagaglio da cabina) potete prendere i due voli per raggiungere l’isola. Questo senza considerare lo sconto residente: per chi vive a Minorca e richiede l’iscrizione ad un municipio minorchino (empadronamiento), è previsto lo sconto del 50% sulle tariffe di trasporto.
Se preferite avere la vostra macchina durante la permanenza sull’isola – essenziale se venite a fare una stagione o se vi fermate per qualche mese e portate diverse valigie -, potete optare per il traghetto
Trasmediterranea e Balearia sono le due compagnie che collegano Barcellona a Minorca. Il viaggio non è una passeggiata, in termini di costi, tempo e spossamento fisico; tuttavia rimane per me l’unico vero modo per raggiungere Minorca, lasciando un segno indelebile.

Tratto da: Minorca all’improvviso - Seconda stella a destra...

La vita è molto cara o è abbastanza economica?
In generale, è molto meno cara che in Italia. Con 350 euro al mese si può prendere in affitto un appartamentino in città, con 500 euro un piccolo chalet con piscina. Supermercati, benzina, palestra costano meno e molte voci di spesa italiane, treno, cinema, teatro, discoteche, qui non esistono proprio, quindi, per forza maggiore, si spende molto meno.
Mi chiedete il salario medio su quanto si aggira? 
Parlando di una professione nel campo turistico, con contratto di massimo 6 mesi, perciò stagionale, si va dai 1200 ai 1800 euro netti al mese, e la variazione dipende da extra quali i giorni liberi o meno, se a commissione ed infine, da quante mance si riesce a raccimolare.
Per gli operai, ma in questo caso il lavoro è per tutto l’anno, si aggira intorno ai 800/1000 euro netti al mese.
Mi ricordo ancora quando i miei suoceri ci vennero a trovare per la prima volta nel 2011 e ci accompagnarono a fare la spesa. Mia suocera rimase più che sorpresa nel sapere che, dopo aver riempito il carrello della spesa con viveri settimanali per 4 persone, lo scontrino segnava €60. Quando in Italia spendeva almeno il doppio.
Questo per darvi un’idea del costo della vita qui a Minorca, che, nel complesso è relativamente più basso che quello italiano (parlo almeno di Lombardia ed Emilia-Romagna).
Vi elenco un paio di voci di spesa:
● Affitto: un appartamento di 60 m2 con 2 stanze e un bagno, a Ciutadella: tra i 350€ e i 500€ al mese (il prezzo più alto se, per esempio ci sono altrettanti metri di giardino), prezzo per tutto l’anno (i prezzi degli affitti sono più alti se si affitta solo per la stagione)
● Bollette (per 2 persone): acqua 10€ al mese, gas 15€ ogni 3 mesi (una bombola da 15litri), luce 35€ al mese (acqua calda riscaldata con caldaia elettrica, 1 lavatrice alla settimana, senza aria condizionata o riscaldamento). Molti appartamenti in città hanno la vetroceramica elettrica per cucinare e questo alza un po’ le bollette; onestamente mi è venuto un colpo quando è arrivata la prima bolletta della luce: 100€ per un mese (ok che abbiamo avuto il riscaldamento – pompa di calore - acceso almeno 5 ore al giorno, abbiamo la vetroceramica e le lavatrici sono aumentate, ma spero che in estate si abbassi notevolmente e torni ai livelli accessibili)
● Spesa (per 2 persone che, in inverno, fanno 3 pasti a casa – in estate 1 pasto fuori -): 350€-450€ al mese, includendo cibo e prodotti per la casa (pulizie, detergenti,..). Premetto che noi compriamo per la maggior parte frutta, verdura, pesce e legumi; mangiamo carne una volta alla settimana; il pane lo faccio in casa.
... ... ...
● Palestra: 38€ - 44€ per un abbonamento mensile
● Taglio uomo con lavaggio: 15€
● Assicurazione auto: dipende dall’auto e dalla compagnia: io ho un’assicurazione online e spendo 250€ all’anno, ma è molto indicativo. ... ... ...
● Bollo auto: dipende dal municipio di domicilio della macchina. A Minorca, varia tra i 50€ e gli 80€ all’anno
● Benzina: il costo aumenta un po’ in estate, ma in inverno si aggira sui 1,25€/l per il diesel e 1,36€/l per la benzina
● Internet/telefono: 40€-50€ al mese, che includono ADSL, chiamate ai fissi, 1 numero cellulare con 100min di chiamate e 500MB

Ora, la domanda principale, dopo aver visto quanto costa la vita a Minorca, è: 
Si guadagna abbastanza per poter vivere bene?
Faccio riferimento al settore turistico perché: 1) è il settore che conosco meglio visto che ci lavoro; 2) è il settore prevalente a Minorca.
Considerate che uno stipendio “normale” in turismo è di 18.000-22.000€ l’anno. Ovvio, se siete direttori di hotel o agenzie viaggi, allora sono tanti più soldi, ma parliamo del tipo di lavoro che un italiano medio può occupare tra i 20 e i 40 anni di età.
Ora, nel settore turistico a Minorca al massimo si lavora per 6 mesi. Quindi dimezzate le cifre sopra riportate: con questi soldi dovete vivere per 12 mesi. E’ vero che se lavorate come camerieri potete prendere anche €1800 al mese: ma non avrete giorni liberi, lavorerete 12-14 ore al giorno e orari poco umani. E’ anche vero che dopo 12 mesi di contributi, potete chiedere 6 mesi di disoccupazione (durante l’inverno).
Se siete super fortunati (o no, secondo il mio Pescatore), avrete un lavoro annuale e allora una garanzia di entrate, fondamentale se volete chiedere un mutuo e sfamare una famiglia.
Tirate le somme, la risposta alla domanda è quindi: ! Si guadagna abbastanza per poter vivere bene.Ma non senza sacrifici.
E per vivere bene parlo di qualità della vita, non di essere ricchi. Di dover scendere soltanto 200 scalini per arrivare in spiaggia. Di non sapere cosa vuol dire essere stressati. Di vedere sempre il sole. Di sentirsi in mezzo alla natura. Di essere felici e di vivere in pace con se stessi. E di aver trovato il proprio angolo di paradiso.
Tratto da: Minorca allimprovviso - Il costo della vita a Minorca

In caso di trasferimento nella tua nuova città, è facile o davvero faticoso trovare un lavoro?
A Minorca, trovare un lavoro, è una cosa abbastanza facile.
Trovare un lavoro che piaccia, è, invece, una cosa un po’meno facile.
Trovare un lavoro che piaccia, che dia soddisfazione e che possa mantenere una persona tutto l’anno, è una cosa molto difficile, se non, quasi, impossibile.

Bisogna, infatti, considerare che:
siamo in crisi: è vero, Minorca è una realtà ben diversa dalla Penisola, ma la disoccupazione è comunque più alta di quella italiana.
siamo su un’isola di 700 km2, dove non solo minorchini, ma anche persone dalla Spagna e da tutta Europa e Sud e Centro America, cercano lavoro. Perché un minorchino dovrebbe assumere voi?
Minorca vive di turismo. La maggior parte dei lavori sono stagionali, idealmente da maggio ad ottobre, anche se in realtà si riducono a 2 o 3 mesi intensivi. Anche qui ci sono banche, uffici, meccanici, dentisti, ma questi posti di lavoro sono quasi impossibili da ottenere, se non una volta integrati nella realtà minorchina. È un po’ triste, ma il massimo a cui potete aspirare appena arrivati qui, a meno che non abbiate tanta fortuna, è quello di lavorare in un bar, ristorante o hotel. Oppure che abbiate la vostra idea ORIGINALE di mettervi in proprio. Da notare il maiuscolo: aprire un ristorante non è un’idea originale, ci hanno già provato in tanti, per lo più italiani, e hanno chiuso i battenti.

Tratto da: Minorca allimprovviso - Lavorare a Minorca: Realtà o Utopia?

Una volta giunta nella tua città quanto tempo è trascorso prima che travassi un lavoro?
Se siete davvero intenzionati a venire a lavorare a Minorca, magari vi state chiedendo che possibilità reali abbiate di venire qui senza un lavoro e trovarne uno per sopravvivere alla stagione estiva.
Io vi posso solo riportare la mia esperienza personale. Leggete qui sotto.

Nel 2010 arrivai qui con uno stage sottopagato (300€ al mese, con vitto e alloggio).
Nel 2011 mi richiamarono dal mio hotel, questa volta pagata, per 6 mesi. Quell’anno il mio Pescatore venne con me, lui senza un lavoro e senza parlare lo spagnolo. Dal momento in cui scendemmo dalla barca, iniziai a parlargli solo spagnolo. In un mese capiva una conversazione base e aveva trovato lavoro (part-time, per 3 mesi, a riporre frutta e verdura in un supermercato. Giusto per smontare un po’ i sogni dei lettori..).
Nel 2013 tornammo, io dopo un’esperienza di un anno negli Stati Uniti. Inviai 200 curriculum e ottenni 2 colloqui. Arrivammo a Minorca solo con la garanzia del mio lavoro. Il Pescatore ci mise 2 settimane a trovarlo (noleggio auto, per intenderci).
A gennaio 2015 veniamo per vedere l’altra faccia dell’isola:Minorca in inverno. Il Pescatore manda 2 curriculum (in realtà sono io che li mando, previo suo consenso). Torniamo a casa dopo un mese di “vacanza/intossicazione da Londra” e compriamo i biglietti per tornare, anche se non abbiamo ancora un lavoro, perché ormai a questo punto sappiamo che qualcosa lo troveremo.
A 2 giorni dal rientro in Italia il Pescatore riceve una chiamata e richiesta di colloquio. È fatta.
A febbraio ripartiamo per Minorca e a marzo il Pescatore comincia a lavorare, e questa volta nel suo settore. E in teoria, per tutto l’anno!
Felicità a mille per lui, io un po’ scoraggiata, visto che non ricevo risposte. Confesso che ho inviato solo 5 curriculum, per offerte ben specifiche, perché ero stanca del solito lavoro in reception. Mi ero data un limite: se non avessi trovato il lavoro che volevo in un mese, sarei tornata ad occupare il solito posto. Ma dopo poche settimane inizio un processo di selezione e alla fine, a metà aprile mi confermano che inizierò a lavorare a maggio. Ecco, anche qui la fortuna ha giocato un ruolo fondamentale.

Quindi: partire o non partire?
Se non avete nulla da perdere, avete voglia di mettervi in gioco e i requisiti sono dalla vostra parte, allora la risposta la sapete già.
Tratto da: Minorca allimprovviso - Lavorare a Minorca: Realtà o Utopia?

Pensi che un giorno potresti rientrare definitivamente in Italia e, se sì, per quale motivo?
Non credo tornerò in Italia, almeno non per scelta volontaria.
Certo, nessuno può sapere cosa ci aspetta il futuro, ma per adesso non ho intenzione di lasciare l’isola.
La scelta di trasferirmi a Minorca è stata difficile ed è stata il frutto di 5 anni di dubbi e incertezze, però, ora, sono consapevole che a Minorca ho trovato davvero il mio posto e ogni volta che torno in Italia mi sento un po’ fuori luogo. Per questi motivi, quindi, non credo di poter tornare a vivere a Bologna e non sentire, poi, fortissima la mancanza della “mia” isola.




Qual è la domanda (dai poi anche la risposta) che avresti voluto ti facessi?
Avrei voluto che mi chiedessi: Sei felice, qui ed ora.?
La vita qui non è perfetta: ci sono giorni in cui penso alla mia famiglia in Italia, a quanto vorrei poter uscire di casa e trovarmi per un caffè con le mie cugine, o veder crescere mio nipote, o ad aspirare a qualcosa di più di un lavoro estivo in cui la mia laurea non è che sia requisito necessario.
Ci sono momenti in cui sei da solo e affronti ogni cosa nuova senza la minima idea del come farla, se non con pazienza e tanta buona volontà, chiedendoti se alla fine ce la farai. Sacrifici da fare ce ne sono sempre, niente ci cade dal cielo, ma l’importante è lottare per quello che si vuole, sempre.
Ci sono tante piccole cose che potrebbero andare meglio.
Però, a fine giornata poco mi importa.

Osservo il mare, respiro a pieni polmoni, mi meraviglio ogni volta di fronte allo spettacolo che l‘isola mi offre e mi sento a casa.
E sì, sono felice. Davvero felice!






Ho appena realizzato che questa è la mia più lunga permanenza sull’isola. 7 mesi sono volati. Mantengo la mia cittadinanza italiana, ma ormai mi sento una del posto e definisco Minorca come la mia casa. Ci sono, per fortuna, ancora alcune cose che mi distinguono dai minorchini, ma molte le sento mie.
Se anche voi vi accingete a trasferirvi qui, tenete in conto che non potete scappare alla “menorquisation”: vivere a Minorca rende decisamente più minorchini. Non importa da quanto tempo vivete qui, quanto spirito d’adattamento abbiate, quanta voglia avete di mettervi in gioco e abituarvi ai costumi locali.
Ci sono cose che diventeranno parte di voi, che vi trasformeranno al punto che la gente in patria non vi riconoscerà o vi vedrà “diversi”.
Cose che l’isola cambierà di voi inevitabilmente e di cui dovete ricordarvi quando la lasciate, anche solo per una vacanza.
Cose di cui sentirete la mancanza e altre che, per quanto arriviate ad odiarle, vi faranno sempre comunque sentire quello che io definisco il “mal di Minorca”.
E’ ciò che vi farà innamorare dell’isola, e che, nonostante quello che pianificate per la vostra vita, vi farà sempre tornare qui.

Tratto da: Minorca allimprovviso - Menorquisation avviata



E voi, avete mai visitato Ciutadella de Menorca? Avete indirizzi da svelarci, suggerimenti da dare o aneddoti da raccontare?



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1 commento:

  1. Hola!

    Soy de Menorca y me encanta ver este artículo (disculpa no hablar en italiano pero me expreso mejor así). Me alegro mucho de saber que te gusto nuestra isla y esperamos que vuelvas cuando puedas :)

    Si conociste las avarcas, puedes comprarlas en nuestra web de avarcas menorquinas en: https://www.avarcas.com

    Enviamos sin ningún problema a Italia. Un fuerte abrazo desde la isla más bonita del mediterraneo (y quiza del planeta)

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