La città di New Orleans raccontataci da Alessia, un'italiana all'estero |...e guardo il mondo da un oblò! | WH, Cate?

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Carissimi lettori,

Eccoci ad un altro appuntamento con ...e guardo il mondo da un oblò! ovvero le città straniere raccontateci dalle italiane che vi vivono. E questa volta si vola, dopo aver conosciuto la fredda Mosca di Carmen, al caldo del profondo Sud d’America, New Orleans, con Alessia.

Nel caso in cui, tra voi lettrici, ci fosse qualche italiana che viva all’estero e abbia voglia di partecipare oppure conosca delle italiane felici di aderire al progetto lasci un messaggio sotto nei commenti o sulla pagina facebook di What’s Happening, Cate? oppure scriva una mail a  caterina_amato @ ymail . com e verrà contattata al più presto.

Inoltre, affinchè tutti voi possiate sentirvi un po’ più partecipi in questa mia iniziativa, e non solo lettori ;) ho creato un hashtag, #EGuardoIlMondoDaUnOblò, (da far seguire, dal nome della città intervistata, ad esempio, #EGuardoIlMondoDaUnOblòMosca, oppure, #EGuardoIlMondoDaUnOblòNewOrleans, e così via) che potrete usare, se vorrete, sui diversi social in cui è presente, anche, What’s Happening, Cate?: innanzitutto, in Instagram, (caterinaagatamaria), ma anche su Facebook, (What's Happening, Cate?), Twitter, (WHCate) e infine, su Pinterest, (What's Happening, Cate?), per postare ulteriori foto, curiosità, scorci pittoreschi di cui solo voi siete a conoscenza oppure per condividere con noi lo shopping del cuore, le vostre scoperte gastronomiche, e molto altro ancora rispetto quanto già raccontato nelle diverse interviste.

Nessun limite alla fantasia. 

Spero che anche questa mia ulteriore idea sia accolta da voi con lo stesso entusiasmo dimostratomi per le interviste delle italiane all’estero. ;) 

xoxo
Caterina Agata Maria

Nome: Alessia
Cognome: Filetti
Professione: Restauratrice di dipinti
Età: 35



Città italiana di provenienza: Savona
Città straniera di espatrio: New Orleans, nello Stato della Louisiana.
Stato: U.S.A.







Sono nata e cresciuta a Savona, in Liguria, una città non piccolissima ma che mi è stata, comunque, sempre po' stretta. Già prima di iniziare a viaggiare all'estero, ai tempi del liceo, sognavo di vivere in luoghi lontani e aspettavo la maggiore età per andarmene dall'Italia. Sogno che si è avverato solo dopo aver terminato i miei studi fiorentini come restauratrice di dipinti, andando, spinta dal mio amore folle per la Danimarca, a Copehagen, come ragazza alla pari. Ma i sogni, ahimè, non sempre corrispondono alla realtà, e così dopo solo alcuni mesi, avevo pure iniziato a studiare danese!, a causa di una non piacevole convivenza nella famiglia presso cui lavoravo, con il cuore infranto me ne tornai in Italia. Ma non molto tempo passò che iniziai nuovamente a scalpitare per andare all’estero e, aiutata da un gran colpo di fortuna, vinsi, nel 2005, la lotteria per la Green Cardriuscii, con mia immensa gioia, a trasferirmi negli U.S.A.
Ho sempre desiderato vivere nel Sud degli States ma il primo lavoro che trovai in America era in California così, zainone in spalla, partii  davvero come una vera migrante; solo con una mera promessa di un lavoro temporaneo e pochi soldi in tasca.
In California rimasi solo due anni e mezzo poichè ben presto mi trasferii, finalmente, dove avevo sempre sognato: New Orleans. 
Da allora vivo, felicemente, in questa città del profondo Sud americano :)

Come si chiamano gli abitanti della tua nuova città?
New Orleanian, al singolare, New Orleanians, al plurale.


Confidaci un motivo per cui dovremmo scartare la tua città dalle nostre mete.
Credetemi, non ne trovo uno se non, purtroppo, il crimine. Nonostante ciò, New Orleans è una città unica nel suo genere e andrebbe visitata da chiunque abbia voglia scoprire un pezzettino di America davvero fuori dall'ordinario.


Il piatto italiano più scopiazzato dalla gente locale ma allo stesso tempo quello che gli riesce peggio.
Si vantano molto, da queste parti, della loro cucina siciliana, portata qui dagli immigrati della zona di Trapani, agli inizi del 19° secolo. Purtroppo per loro, io sono mezza sicula e ancora non ho trovato un piatto, non uno, che sia buono come quelli siciliani autentici ;)

Sinceramente penso che i biscotti ai fichi, i fig cookies, preparati per il St Joseph’s Day, il nostro giorno di San Giuseppe, non gli riescono per niente bene. Ecco, l’ho detto!




Collezioni qualche oggetto tipico del luogo?
Sì, colleziono Throws di Carnevale, in particolare Muses shoes e Nyx purses.

Ogni anno, molti dei Carnival Krewes, i gruppi, cioè, che organizzano i balli e le Parades per il Mardi Gras, altro nome per Carnevale, lanciano dai loro carri, sulla folla, i loro Signature Throws che vengono presi da persone che io reputo fortunatissime.


Panorama di New Orleans
Panorama di New Orleans
Panorama di New Orleans


I Throws non sono altro che piccoli gadgets decorati a mano dai membri della Krewe stessa. Ogni Krewe, per quell’anno, decide un oggetto simbolo differente, un Signature Throw, il quale può spaziare dagli occhiali da sole allo stura lavandini. In realtà, secondo me, i Signature Throws più caratteristici sono delle lunghissime collanine fatte da centinaia e centinaia di piccole perline, le Carnival Beads, oggi purtroppo di plastica, ma un tempo, di vetro colorato,  simbolo stesso del Mardi Gras. 
Accaparrarsi un Signature Throw è un'impresa piuttosto ardua in quanto ogni membro delle diverse Krewes ha a disposizione solo una trentina di  pezzi da distribuire ad una folla immensa su un percorso di svariate miglia.
Oltre ai Signature Throws, ogni anno, molte Krewes ordinano diversi gadgets,  ispirati al tema scelto per sfilata in questione, caratterizzati dal loro logo e che poi regaleranno alla folla che smania per poter accaparrarsene almeno uno.

Negli anni ho collezionato molti dei loro Throws che oggi uso nella vita di tutti i giorni: si va dalla lavagnetta magnetica da frigo con tanto di blocco e pennarello per la lista della spesa ai koozies, passando per blocchi per scrivere appunti fino ad arrivare ai compact con spazzola e specchietto.




Ma, come detto all'inizio, amo moltissimo i Throws di Muses, scarpe coloratissime e piene di brillantini e quelli di Nyx, piccole borsette decorate a mano.


Panorama di New Orleans


Qual è la festa che riunisce tutta la famiglia e in cosa consiste?
La festa americana dedicata alla famiglia, per eccellenza, è, senza dubbio, il Thanksgivin Day – Giorno del Ringraziamento - che cade il quarto Giovedì del mese di Novembre.



Purtroppo, la mia famiglia d'origine vive in Italia e quella del mio compagno nel Nord del Texas e nel Colorado così, finora, non abbiamo mai avuto occasione di passare le feste di famiglia insieme. Credo che per il Natale di questo anno, finalmente, ce ne  andremo in Italia, per la prima volta insieme. Invece, il giorno del Ringraziamento lo festeggio, da sempre, con la mia famiglia acquisita, ovvero i miei amici americani.

Il Thanksgivin, nei miei primi due anni americani, fui sempre invitata a trascorrerlo a casa di qualche amico. Ma il terzo anno successe che un piccolo gruppo di mie colleghe non ritornasse dalle loro famiglie, così decidemmo di trascorrere il Ringraziamento tra noi, a casa mia.

Ricordo con piacere che fu un Thanksgiving molto eclettico; era composto da una francese, da un'italiana e da una vegana e per di più nello staff dei cuochi. Così, alla fine, creammo un pranzo della tradizione decisamente alternativo :) Io finii per essere incaricata, come sempre succede all'italiano di turno, di preparare il tacchino ripieno. E devo dire che è stato un successone, grazie anche alle decine e decine di tutorial su youtube che, fortunatamente, vidi  prima di cimentarmi nell’impresa!




Qual è la bevanda più popolare?
In questa città si beve parecchio, a tutte le ore e ovunque. Credo che la birra sia la bevanda più presente. Ci sono diverse birre locali, tra le mie preferite: Abita, Nola e Dixie.



Inoltre, New Orleans ha anche dato i natali a due cocktails molto famosi: il Sezerac e il Grasshopper.

Il Sazerac è cocktail che prende il nome nome dalla marca di un cognac brandy, Sazerac de Forge et Fils di Cognac in quanto ne costituisce l’ingrediente principale. Alcuni sostengono che questo sia il più antico cocktail americano, poichè risale addirittura a prima della guerra civile.



Il Grasshopper, invece, è un cocktail a base di crème de menthe e da ciò il suo caratteristico colore verde, inventato dal proprietario di un famoso locale proprio qui a New Orleans, il Tujague, negli anni ’60.



I turisti, tuttavia, amano Hurricane, una bevanda a base di rum e succo di frutta servito con molta granatina e Handgranade, un altro cocktail originato in questa città, servito nel caratteristico bicchiere a forma di bomba a mano.



In città si racconta che l'Hurricanes, uragani, sia stato creato nel locale di Mr. O'Brien, il Club Tipperary, al tempo clandestino, divendone subito il cocktail più richiesto, e la cui parola d’ordine per potervi entrare era proprio Storm's A-brewing, sta covando una tempesta.


C’è volta vita pubblica nella tua città, sia diurna che notturna?
Tantissima. New Orleans è una città molto viva, sia di giorno che di notte. Musica ovunque e bar aperti  fino a tardissimo se non addirittura per 24 ore consecutive. Questa atmosfera regna in ogni angolo della città ma in modo particolare nella zona dell’antico French Quarter. Rue Bourbon, così chiamata in onore dei sovrani francesi ma subito dopo ribattezzata dagli spagnoli Calle de Bourbon, è, infatti, una lunga striscia di ben tredici isolati brulicante di ristoranti, pub, locali, strip club e tantissimi negozietti di souvenirs. 



Ed è proprio qui che potreste vedere, a tutte le ore del giorno e della notte, orde di turisti che vanno su è giù per i locali con i loro bicchieri di Hurricanes o Handgranades in mano.
 

Dacci un consiglio per farci amici la gente del luogo.
Sorridere sempre, a tutti, anche agli sconosciuti, e invitare a bere qualcosa insieme. Due consigli semplici ma di successo assicurato :)



Hai avuto modo di far fruttare i tuoi studi italiani?
Si, sono stata molto fortunata in questo. A parte brevi periodi in cui ho fatto lavori diversi dalla mia formazione professionale, ad esempio, mi torna in mente il periodo come cassiera di supermercato oppure quello come commessa in un negozio voodoo, - sì, avete letto bene, era proprio un negozio voodoo, ma a parte questi intermezzi sono sempre riuscita a rimanere nell'ambito del restauro.



Se non facesse male o ingrassare in modo esagerato qual è il cibo o la bevanda del luogo che potresti mangiare tutti i giorni senza che ti venga mai a noia?
Non mi stancherei mai dei Boiled Crawfish.
Il crawfish o gambero rosso, tipico di queste parti, non è molto conosciuto in Italia invece, in Louisiana vive in abbondanza nelle acque dolci delle paludi che circondano la città e sembra essere una via di mezzo tra un’aragosta e un grosso scampo.

Vengono cucinati e serviti in vari modi ma il mio preferito rimane, sicuramente, quello della tradizionale, il Louisiana Style, cioè bolliti con spezie varie, patate e granturco.



Come spesso accade i Boils più buoni sono quelli casalinghi, preparati dalla gente del luogo ma se non si ha la fortuna di poterli assaggiare così consiglio di andare da Cajun Seafood,

7020 Read Blvd, New Orleans, LA 70127, Stati Uniti

una catena locale di ristoranti che ha, a mio parere, i crawfish più saporiti e la selezione di fixings, i diversi condimenti, migliore.


L’abitudine del luogo più civile che ti piacerebbe esportare...
Il sorriso e il saluto da parte di perfetti sconosciuti.

Ho un ricordo piacevolissimo di me appena arrivata in questa città: tutte gli individui che incrociavo lungo la strada mi salutavano, pur non conoscendole di persona e alla prima occasione mi rivolgevono la parola. Così, ben presto, sono diventata “amica” di un discreto numero di persone che incontravo ogni mattina alla stessa ora solo perchè condividevo con loro lo stesso percorso casa-lavoro :)

...e quella più incivile che proprio non riesci a tollerare.
Il crimine, spesso violento, presente ormai in tutte le aree della città, non solo nei sobborghi di periferia.


Qual è l’abitudine più bizzarra delle persone del luogo?
New Orleans è una città prettamente afro-americana ma nonostante io sia ben cosciente di questo, sono rimasta alquanto colpita, al mio arrivo qui, dall'usanza di moltissime donne di colore di uscire fuori per le strade con in testa le cuffie da doccia o con pettinini incastrati tra i capelli. Sono state necessarie numerose ricerche per scoprire che questa prassi risale alla lotta per i diritti civili dei neri d’America.


Quale è la tua dipendenza culinaria locale?
Amo il Gumbo e la Jambalaya.

Il Gumbo è una zuppa tipica di queste parti, più diffusa in inverno poichè richiede molto tempo per cucinarla e d’estate, si sa, si preferisce trascorrere il proprio tempo fuori di casa.
É composta da due soli due ingredienti: il riso, preparato al momento di servirlo in tavola e il condimento. Quest ultimo può essere a base di frutti di mare: granchi o gamberi rossi del Golfo del Messico, il mio preferito oppure di carne: pollo, anatra o salsicce fresche. Il tutto è stufato, insieme a cipolle, peperoni e sedano ovvero la Trinità Cajun, a fuoco mederato per moltissimo tempo, almeno tre ore se non più. Ma c’è un ulteriore ingrediente in questa zuppa, talmente importante da dare il nome al piatto: l’okra. Infatti, la parola “gumbo” altro non significa che okra, nella lingua degli antichi schiavi del Sud d’America.    
Adoro questo piatto oltre che per il suo squisito sapore perchè rappresenta l'incrocio di tre differenti culture: quella europea, quella dei  nativi americani e quella afro. Queste tre culture, insieme, hanno dato vita alla cucina del Sud America, la Southern Cousine, così come la conosciamo e amiamo oggi.



Altro piatto che adoro è la Jambalaya, che, secondo alcuni, significherebbe “miscuglio”, dal provenzale jambalaia oppure, secondo altri, “buon appetito” nella lingua degli Atakapa, la tribù dei nativi americani, da un loro invito prima di inizare a mangiare:  "Sham, pal ha! Ya!" Sii sazio, non magro! Suvvia, mangia!

Anche questo piatto ha un’origine caraibica e sente molto delle influenze della cultura europea degli spagnoli e di quella dei nativi americani. É a base di carne, frutti di mare, verdure e riso, cotti tutti insieme.
Vi ricorda, forse, un piatto che già conoscete? Verissimo, la paella. Infatti la Jambalaya altro non fu che un tentattivo da parte degli spagnoli giunti in America, agli inizi del secolo, di riprodurre nel Nuovo Mondo  la loro amato paella.
Ma vi era un ostacolo e non di poco conto: non era facile trovare in America lo zafferano, a causa degli alti costi di importazione. Così, pensarono bene, di sostituirlo con il pomodoro. Successivamente, l’aggiunta di spezie caraibiche ha reso questo piatto unico, differenziandolo non poco dalle intenzioni degli spagnoli.

Se doveste ordinare una Jambalaya probabilmente vi trovereste a dover affrontare una scelta: Jambalaya rossa creola o Jambalaya cajun?
La differenza sta nella presenza, solo nella prima, del pomodoro invece, più piccante, speziata e priva di pomodori quella cajun, tipica, questa, di New Orleans.



Dove mangiare la Jambalaya più appetitosa? Purtroppo, anche in questo caso, il mio suggerimento sarebbe quello di provare a corrompere qualche locale per farmi invitare a cena a casa sua.

Se, invece, non foste, poi, così bravi nella corruzione culinaria e non avendo io ristoranti da suggerirvi, ne ho provati davvero tanti, negli ultimi anni, ma nessuno è in grado di riprodurre il livello di bonta di una jambalaya casalinga, non mi resta che prepararla io stessa per voi. Avvertitemi, però, in tempo del vostro arrivo, devo prima scaricare qualche tutorial da Youtube e sperimentare un po’ ma visto il successo avuto con il tacchino del Ringraziamento...! ;)


Da 0 a 10 quanto sono fashion le donne della tua città?
Se dovessi dare un voto darei loro un 4- -. Qui andiamo molto male in fatto di moda, ahimè! Ognuno segue un suo proprio stile ma considerando che la corrente più gettonata è quella degli Hipsters, ecco che in giro per le strade si può vedere un tripudio di vestiti di seconda mano, molto brutti, risalenti agli ’80 e ’90 che mescolati ad un’altra corrente molto in voga qui, quella dei colori dominanti nei toni del verde, grigio o del nero danno vita ad uno stile che mi ricorda quello di Ken il Guerriero, avete presente?  Sì, sì, proprio quello! :)



Però, ne dovete convenire, siamo semplicemente...graaandiooosi... nel realizzare costumi carnevaleschi!



Lo street food per cui i locali impazziscono per la sua bontà?
La Muffuletta. É un panino rotondo, tipicamente siciliano, ricoperto da semi di sesamo e ripieno con prosciutto, formaggio italiano, insalata, olive e aglio fresco tritato. Sappiate che la muffoletta originale deve essere mangiata a temperatura ambiente e non tostata, se non si vuole commettere un orrore culinario J  



Proprio tra gli immigrati siciliani ha avuto la sua origine, agli inizi del secolo scorso. Oggi lo si può trovare in ogni angolo di strada, in ogni bakery o baracchino ambulante per New Orleans ma la prima Muffoletta si ritiene sia stato inventata dal proprietario della Drogheria Centrale su Decatur Street, nel French Quarter

923 Decatur St New Orleans, LA 70116 

Il proprietario della drogheria, un immigrato siciliano, Salvatore Lupo, cominciò a preparare questi panini rotondi per gli uomini che lavoravano alle bancarelle del vicino French Market, quando si accorse che questi mangiavono il pane ed il condimento in modo separato. Perciò suggerì loro questa nuova versione, molto più agevole per gustarsi il pane e il prosciutto italiano.


Lo shock culturale che ti ha investito al tuo arrivo, nel bene e nel male.
All'epoca del mio arrivo, in America, anni or sono, lo shock culturale più forte credo siano state le distanze enormi tra i diversi punti della città. Chilometri e chilometri da percorrere in macchina, bus o tram.

Piccola nota dell’autore:
I tram di New Orleans sono gli stessi presenti nel dramma teatrale di Tennessee WilliamsUn tram che si chiama Desiderio”.

Desire Street è, infatti, una strada di New Orleans, chiamata così in omaggio a Désirée Clary, fidanzata di Napoleone, poi regina di Svezia.

Desire St, New Orleans, LA 70117, Stati Uniti.

Il tram che dà il titolo all’opera di Tennessee Williams, preso dalla protagonista, Blanche DuBois, appena giunta in città per far visita alla sorella, si riferisce alla vettura che, avendo il suo capolinea in Desire Street, portava il suo nome.



Altro shock culturale fu il non sapere dove comprare alcuni articoli  di uso comune poichè venduti in negozi molto diversi da quelli in cui ero, di solito, abituata a pensarli e trovarli, in Italia.
Ad esempio, se vi fosse servito dell’ago e filo vi sarebbe mai venuto in mente di doverlo cercare in farmacia? A me no!


Il quotidiano o la rivista più letta?
Gambit. È una rivista locale, gratuita con uscita settimanale, il Martedì. Vi si trovano notizie riguardanti fatti di cronaca, politica, cibo, arte, musica o anche semplici eventi e feste che si organizzano in città. 
É un punto di riferimento per chiunque abiti in zona o semplicemente visiti la città ed è in cerca di informazioni su come poter  trascorrere il proprio tempo piacevolmente.  



Il consiglio principale per reinventarsi una vita, nel caso se ne avesse voglia?
Buttarsi nella mischia e smettere di fare tanti programmi, comportano sempre e solo paranoie. Se ce la si mette tutta ce la si può fare in qualsiasi campo. Dopo tutto siamo in America, la terra delle possibilita!


Il personaggio di strada più bizzarro
A New Orleans ne abbiamo una collezione. Il mio preferito è, comunque, Mr. Okra, un simpatico vecchietto che gira per le vie dei vari quartieri per vendere i suoi ortaggi, a bordo di uno scalcinato autocarro, interamente decorato da dipinti di verdura e frutta.






L’abitazione più amata o più caratteristica della città?
A New Orleans c'è molta diversità architettonica, che ne riflette la sua storia.
Si spazia dai Creole Cottages – da sempre il mio stile preferito - nel Faubourg  Marigny o in prossimità di Bayou St. John,...






...ai palazzi spagnoli ricostruiti dopo l’incendio del 1788 – lo stile più iconico - con i loro balconi riccamenti decorati, nel French Quarter,...








...sino alle American Townhouse, ville su due piani con uno stile comune a molti Stati USA.


Quando si vuole scappare dalla civiltà, dove si va?
Nelle Bayou. Bayuk, nella lingua dei nativi d’America, significa serpente, sinuosità e indica le zone paludose che circondano New Orleans, create dai meandri del fiume Mississippi.




Io le adoro perchè già da piccina sognavo di visitarle mentre, in TV, guardavo Le Avventure di Bianca e Bernie. 
Ma parte questi miei ricordi d’infanzia, penso siano davvero meravigliose da visitare per chiunque ami la natura, essendo le Bayou un ecosistema unico e molto complesso popolato, da tra i tanti animali, da aironi, tartarughe, coccodrilli e alligatori.



Qual è stata per te l’esperienza vissuta più difficile e quella più leggera?
L’esperienza più difficile resta, senza dubbio, quella di avere avuto dei problemi di salute e non aver potuto avere nessuno della mia famiglia accanto a me.
Invece, l’esperienza più gratificante è stata quella di potermi pemettere di vivere da sola. Questo ha significato perciò mantenermi autonomamente, poter comprare una casa con le mie sole forze



nonchè, uscire per locali a bere o andare a cena fuori, con amici, tutte le volte che l’ho desiderato.



In che cosa consiste la colazione più amata dagli abitanti della tua città? 
I NewOrleanses amano fare colazione, secondo la tradizione, con Chicory Coffee e French Beignets.

L’abitudine di bere, qui a New Orleans, caffè alla cicoria fu introdotta, dapprima, dai francesi ma poi si diffuse in tutti gli Stati Uniti con l’avvento della Guerra Civile, poichè il normale caffè era costoso e di difficile reperibilità. Senonchè, alla fine della Guerra Civile ovunque negli USA si ritornò al vecchio caffè tranne qui a New Orleans e in Louisiana, dove si continuò a berlo per piacere e non più per necessità. 

C’è un motto in uso da queste parti che dice più o meno così: Anche a New Orleans puoi trovare il cappuccino e l’espresso poichè ormai presenti ovunque nel mondo ma puoi stare certo che un buon cafè au lait con la cicoria lo potrai trovare solo a New Orleans, proprio come duecento anni fa.

Il caffè alla cicoria è accompagnato, generalmente, dai French Beignets. Questi ultimi sono dei rettangoli di pasta di pane fritta, molto simili ai nostri bomboloni, solo più densi che vengono ricoperti da chili di zucchero a velo e vengono serviti  sempre in numero di tre.



Se mi state chiedendo dove è possibile avere la più buona colazione a base di Chicory Coffee e French Beignets? Qui lo sanno anche i gatti...da Cafe Du Monde ;)

800 Decatur Street, 70116 New Orleans, Louisiana – USA


Hai avuto difficoltà a fare amicizie con le persone del luogo?
Nella mia prima fase di vita americana, in California, ho trovato moltissime difficoltà, credo che le amicizie vere al tempo le potessi contare sulle dita di una mano.  Ma qui a New Orleans è stato tutto molto diverso e facile, per fortuna. Ho moltissimi amici e conoscenti e sono felicissima della mia nuova vita sociale.



Il piatto straniero più apprezzato dalla gente del luogo?
La gente del luogo adora qualsiasi cosa sia italiana, specialmente spaghetti e polpette, ma coperta da una montagna di Red Gravy, una salsa creola molto speziata a base di pomodoro. 
A me personalmente non piace molto; trovo che sia solo una salsa di pomodoro un po’ troppo...annacquata...per i miei gusti!



Amo, invece, come moltissimi NewOrleanses, Pho, una zuppa vietnamita a base di carne che gusto con molto piacere da  Dong Phuong.

14207 Chef Menteur Hwy, New Orleans, LA 70129

La comunità vietnamita, a New Orleans, è molto folta, si è stabilita qui molti decenni fa,  rendendo la loro cucina parte integrante di quella locale.


Il motto o il modo di dire locale più simpatico?
Laissez les bon temps rouler, che dalle gente locale viene pronunciata così: le-say lay bohn tomps roo-lay.
È un’espressione tratta dal francese creolo, lascia che arrivino i tempi migliori. In italiano sarebbe: fate largo al divertimento.
Penso che sia un modo di dire che esprima appieno la gioiosità della gente della Louisiana. Allegria e gioia che si manifesta principalmente durante la festività del Mardi Gras.


5 verbi che descrivono la tua nuova città?
Bere, mangiare,  gioire, mascherarsi e ascoltare.


La parola della lingua locale che maggiormente ti piace, e perchè?
Lagniappe. Mi piace molto poichè è un’espressione unica e poi perchè rappresenta un bel gesto. Lagniappe consiste in un piccolo regalo che ci si aspetta da alcuni venditori al momento dell’acquisto della loro mercanzia.
L’espressione deriva dallo spagnolo del Sud America, la yapa o ñapa, e indica qualcosa di extra e di davvero economico. Fu importata, poi, in Louisiana dai creoli spagnoli.
Sebbene sia una pratica molto vecchia è ancora oggi praticata, soprattutto dai venditori ambulanti, e specialmente da quelli di frutta e verdura. Così all’acquisto delle loro melanzane ti aspetti che ti regalino quattro o cinque peproncini o con le loro patate ti aspetti che arrivi un piccolo mazzetto di cilandro in dono.


Qual è l’insegnamento che vorresti lasciare ma che proprio i tuoi nuovi concittadini non vogliono apprendere?
Di smetterla di mettere le cotolette fritte di pollo sulla pasta o sulla pizza.



Il libro dell’autore locale che ci suggeriresti di leggere e perchè ti è piaciuto così tanto da suggerircelo?
A confederacy of Dunces. Tradotto letteralmente sarebbe Una banda di idioti, dello scrittore locale, J. Kennedy Toole. In Italia il libro credo sia stato pubblicato con il titolo Una congrega di fissati.
É un romanzo ambientato nella New Orleans degli anni '60 ed è ricco di  descrizioni realistiche e divertenti sulla città e sui suoi abitanti.

Piccola cusiosità: Il titolo del romanzo è ispirato a un epigramma di Jonathan Swift:
“When a true genius appears in the world, you may know him by this sign that the dunces are all in confederacy against him. »
 “Thoughts on Various Subjects, Moral and Diverting”

« Quando viene al mondo un genio autentico, lo si può riconoscere dal fatto che gli idioti sono tutti coalizzati contro di lui. »

Non pensate anche voi sia una frase ancora oggi molto attuale?



Qual è il piatto locale che hai imparato a cucinare e di cui vai fiera? È possibile avere la ricetta? )
Ovviamente  Jambalaya e Gumbo ma poi anche Red Beans and Rice.

La Jambalaya è forse il secondo motivo, dopo Le Avventure di Bianca e Bernie, per cui decisi di venire a visitare New Olreans, la prima volta.
Ricordo che nel 1999, una delle mie coinquiline universitarie aveva trovato una ricetta per la Jambalaya su un giornale di cucina. L'aveva preparata ed io me ne ero subito innamorata, anche se, col senno di ora, posso dire che era ben lontana dal sapore di quelle mangiate, poi qui, a New Orleans.
Dopo diversi anni, quando venni per la prima volta in Louisiana, andai subito alla ricerca della Jambalaya. La trovai, buonissima, all'epoca, al Cafè Maspero
601 Decatur St, New Orleans, LA 70130, Stati Uniti

Oggi, non riuscendo più a trovarne una, nei ristoranti, di mio totale gradimento, sono solita preparla da me, a casa.

Il Gumbo mi piace provarlo ogni volta che lo vedo sul menù dei ristoranti, se vado a cena fuori con amici. Ne esistono infinite versioni, come ho già detto, le principali sono il chicken andouille oppure seafood gumbo. Io preferisco quella con il pesce, ma uno dei migliori gumbo che abbia mai mangiato era proprio un duck gumbo.

Red Beans And Rice è, invece, una zuppa di legumi di origine cajun, servita su un letto riso bianco, accompagnato da salsiccia o da braciole di maiale e a volte da pollo fritto. 



Vi darei anche molto volentieri le ricetta di questi piatti ma credo siano talmenti caratterizzati dalle diverse influenze culinarie, di cui tanto vi ho parlato, che per imparare davvero bene la loro preparazione dovreste, innanzitutto, respirare un po’, prima, l’atmosfera etnica che pervade la città. Venite a trovarmi, invece, a New Orleans e li cucineremo insieme. Promesso.


Qual è l’evento di massa più popolare?
Il Carnevale di New Orleans, conosciuto anche solo come  Mardi Gras, Martedì Grasso.




In Louisiana è stato importato dai primi coloni francesi quando arrivarono, alla fine del 1700, e oggi è senza dubbio è l'evento più atteso da tutta la città.





Come il nostro Martedì Grasso, cade sempre in un data diversa ma già dall’inizio dell’anno le Carnival Krewes, le compagnie organizzatrici, (di cui ho già parlato a proposito delle mie collezioni) lavorano in modo infaticabile per preparare la propria Parade, che può essere costituita anche da più carri. I festeggiamenti iniziano a Febbraio e vanno avanti per tutto il mese sino al Mardi Gras, che vede il culminare delle festività carnevalesche.
È tradizione mascherarsi o semplicemente vestirsi con i colori tipici del carnevale che sono l’oro, il porpora e il verde, colori che si ritrovano anche nelle innumerevoli Carnival Beads, le lunghe collanine di perline, ormai, souvenir simbolo di questo evento. 



Si dice che questi tre colori sia stati scelti dal Grand Duca Romanoff di Russia, in occasione di una sua visita a New Orleans. Ma solo durante il carnevale dell’anno successivo, avente come tema il “simbolismo dei colori” a questa triade, riconfermata come scelta iconica, si attribuì un vero e proprio significato: il viola porpora per la giustizia, l’oro per il potere e il verde per la fede.

Mardi Gras è anche l'ultimo giorno in cui mangiare e condividere la King Cake, la versione Louisiana della Galette des Rois francese, prima del Mercoledì delle Ceneri che segna l’inizio della Quaresima.




È un dolce di pasta brioches glassato con i tre colori simbolo del Carnevale che viene preparato in onore dei Re Magi, - ricordate che New Orleans è una città dalle profonde radici cattoliche -, e generalmente venduto in ogni pasticceria della città. É gustato dai locali per colazione o per il coffee break dall’Epifania, la dodicesima notte dopo Natale sino al Mardi Gras.
La sua particolarità di questo dolce consiste nel fatto che nel suo interno vi sia nascosto un piccolo bambinello in plastica e chiunque trovi il bambino nella propria fetta di King Cake è colui che è tenuto a preparare il successivo cake e ad organizzare una festa, in famiglia, tra amici o tra colleghi in ufficio, con cui condividerlo e così sino al Mardi Gras.
Da bambina non ho mai amato molto il Carnevale ma da quando sono a New Orleans aspetto, ogni anno, il suo arrivo con trepidazione; e ora voi potete comprendere, un po’, anche il perchè!




È una città a misura di bambino?
Potrebbe esserlo ma dipende molto dalla zona della città che si valuta.
La zona centrale, l’antico French Quarter, un tempo, quando arrivai in questa città non lo era ma ora, pian piano, alcune zone si stanno adattando a queste esigenze anche per via del fenomeno della gentrificazione.

Una parte di me odia profondamente questo processo ma un’altra piccola parte, però, ne vede i benefici.  Molte famiglie nere, dopo l’uragano Katrina, nel 2005, furono costrette a lasciare le proprie case e a spostarsi più lontano dalla città e a non farvi più ritorno. Allo stesso tempo gli imprenditori in cerca di affari iniziarono a ristrutturarre le vecchie case, ormai semi distrutte dall’uragano, trasformandole in proprietà di pregio e,  in questo modo, attirando in tali aree esponenti della razza bianca, appartenenti, però, a differenza dei primi, al ceto medio alto. In pochissimo tempo i prezzi delle zona ristrutturate salirono alle stelle e spinsero i precedenti residenti poveri, che abitavano in quei luoghi da sempre, lontano, in altre zone della città.

Certo, a seguito di questo fenomeno adesso alcune aree della città sono meno pericolose di un tempo, anche se sicure mai, ma la città sta perdendo moltissimo di quel carattere e di quello spirito che da sempre caratterizza la vecchia New Orleans che l’ha resa unica e differente da tutte le altre città d'America.


Da 1 a 10 quanta possibilità c’è di poter essere accettati come residenti permanenti?
Le probabilità non sono altissime, ma ci sono. Io, ad esempio, sono arrivata qui a seguito della vittoria alla lotteria per la Green Card, che è, a mio parere, un'opportunità fantastica per chiunque non possa fare affidamento su visti lavorativi o matrimoniali.


Il festival annuale più aspettato?
Il New Orleans Jazz & Heritage Festival anche conosciuto come Jazz Fest.



Purtroppo, non mi piace molto, perciò cerco di evitarlo seppur ci sia stata  diverse volte. Non mi piace poichè è divenuto un festival di rilevanza nazionale con delle liste di artisti da far invidia a molti altri eventi musicali di città ben più grandi di New Orleans e perdendo, così, molto del suo significato originario che dovrebbe essere quello di voler celebrare la musica e la cultura di New Orleans.

Il successo di questo evento fu originariamente dovuto ad un evento fortuito, se vogliamo. Mahalia Jackson, celeberrima cantante gospel degli anni ‘60, nativa di New Orleans, partecipò alla prima edizione del festival, nell’Aprile del 1970, che si tenne nella Congo Square della città e alla quale parteciparono ben 350 persone; oggi se ne contano più di 160.000 in un singolo giorno.



Mahalia, quel giorno, venne invitata a salire sul palco della Eureka Brass Band e l’allora produttore del festival le consegnò un microfono affinchè lei potesse iniziare a cantare, unendosi così al divertimento generale. Mahalia improvvisò Just a Closer Walk e...fu così che lo spirito del Jazz Fest nacque per sempre.



Si tiene nell’ultimo week-end del mese di Aprile e nel primo del mese di Maggio e le migliaia di partecipanti accorrono all’ippodromo cittadino, dove è ospitato ogni anno, non solo per assistere ai numerosi concerti di musica gospel, cajun, folk e ovviamente di jazz ma anche per provare i piatti della Southern Cousine tradition offerti dai numerosi stands, rappresentanti, ciascuno, gli sparsi ristoranti cittadini che in questa occasione sono, così, riuniti tutti in un spazio percorribile in poco tempo.

Un ulteriore attrattiva sono, anche, le bancarelle di artigianato artistico dove si possono acquistare pezzi unici di artisti locali emergenti.



Qual è la domanda (dai poi anche la risposta) che avresti voluto ti facessi?
A dir la verità ne ho due. La prima è più una curiosità:

Se c’è una New Orleans – Nuova Orleans - negli USA, esiste, e se sì dove, una old – vecchia - Orleans?
Un po’ come New York anche New Orleans ha una sorella in Europa e precisamente nella Loira. La città  prende il nome, infatti, da Orléans, la stessa che diede i natali a Giovanna d'Arco conosciuta da tutti, appunto, come come la pulzella d'Orléans; e la nuova città in America fu così chiamata New Orleans in onore di Filippo II, l'allora principe di Francia e duca d’Orléans. 

La seconda domanda mancata, invece, è più seria e un po’ romantica se vogliamo:

Come mai non te ne sei ancora andata nonostante il crimine che imperversa in ogni angolo della città e nonostante i numerosi disagi burocratici?
Questa domanda me la pongono in tanti tra i miei amici italiani.
La risposta è che non si può tornare a vivere in un'altra città dopo aver scelto ed amato così tanto, come la amo anche io, New Orleans. È   davvero unica perciò mi capita di dover pesare continuamente i pro e i contro ma i pro, al momento, vincono sempre, anche contro il crimine. ;)





E voi, avete mai visitato New Orleans? Avete indirizzi da svelarci, suggerimenti da dare o aneddoti da raccontare?


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8 commenti:

  1. Fantastico blog ! Ho sempre voluto andare a visitare la Nouvelle Orléans. Mi piacerebbe partecipare al tuo progetto, io sono in Florida del Nord

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    1. Ciao Cristiana, sono felice che ti sia piaciuta l'intervista ad Alessia...e sì, lo spirito è quello...far venire voglia di visitare le città delle nostre italiane all'estero ;)

      Se mi contatti su What's Happening, Cate? oppure mi scrivi una semplicissima mail ti invio il modulo di partecipazione ;)

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  2. Che bei ricordi! New Orleans, nonostante tutto, mi è rimasta nel cuore.

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    1. Ciao Alice...

      hai vissuto a New Orleans o anche solo visitata? Allora usa l'hashtag #EGuardoIlMondodaUnOblòNewOrleans per condividere con noi i tuoi ricordi su questa città...dove preferisci...Facebook, Twitter o Instagram ;)

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  3. Ciao! Vorrei tanto poter avere una intervista così da te! Vivo a Praga! Stupenda città europea. Se vuoi ed hai tempo dimmi pure come procedere.

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    1. Ciao Caterina, con piacere accetto la tua candidatura su Praga, città meravigliosa :)

      Se mi contatti su What's Happening, Cate? oppure mi scrivi una semplicissima mail ti invio il modulo di partecipazione ;)

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  4. Ciao mi chiamo Manuela e vivo a Lanzarote, bellissima isola delle Canarie, da due anni .Mi piacerebbe condividere la mia esperienza con le tue lettrici !!Fammi sapere se ti può interessare,grazie e complimenti.

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    1. Ciao Manuela,

      a noi fa molto piacere scoprire, grazie a te, l'isola di Lanzarote:)

      Se mi contatti sula pagina facebook, What's Happening, Cate? oppure mi scrivi una breve mail ti invierò il modulo di partecipazione ;)

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